Quanto garantisce la polizza? I limiti di copertura: massimale, franchigia e scoperto

Individuare i propri bisogni non basta… Una volta deciso di assicurarsi, ecco un’altra importante domanda da porsi: al verificarsi del rischio, la copertura sarebbe totale o parziale? Alcune importanti precisazioni su massimali, franchigie e scoperti

Quando si sigla un contratto assicurativo ci si tutela in linea di massima anche dall’onere economico di rimediare a un danno subito o provocato. Ma fino a che punto si spinge la copertura? Una domanda che è sempre bene porsi sin dal momento della stipula del contratto perché non è affatto scontato che la polizza garantisca copertura totale nel caso in cui il rischio si verifichi. Da un punto di vista giuridico, la parte assicuratrice si impegna infatti, a fronte del pagamento del premio, a rivalere sì l’assicurato, ma solo entro i termini effettivamente convenuti che, in molti casi, non coincidono con la copertura integrale delle spese connesse al rischio oggetto della polizza.

Ecco dunque che, in occasione della firma del contratto di assicurazione, diventa essenziale prestare attenzione a 4 elementi fondamentali: massimale, franchigia e scoperto.

Con il termine massimale (anche “massimale di rischio” o “massimale di rimborso”) si indica la somma massima che l’assicuratore fa corrispondere per contratto a ogni rischio assicurato. Tale limite è fissato per rischio e per anno (o a cadenza più contenuta nel caso di contratti assicurativi inferiori all’anno, come i trimestrali o semestrali) e rappresenta la massima copertura che la compagnia assicurativa si impegna per contratto a garantire. Il che implica che, se il danno richiede una spesa superiore al massimale, la differenza tra il massimale e la spesa effettiva non sarà a carico della compagnia assicurativa, ma dell’assicurato. In alternativa, il contratto può invece prevedere che la compagnia copra in un primo momento le spese, prevedendo però un reintegro successivo della somma da parte del contraente.

Esistono in ogni caso delle soglie minime di legge cui sono fissati i massimali: ad esempio, il massimale minimo per la RC Auto è di 774.685,35 euro (cifra non “tonda” risultante dalla conversione in euro dei vecchi 1,5 milioni di lire). Allo stesso modo, va comunque precisato che, a fronte di eventuali innalzamenti del premio, è comunque possibile garantirsi un massimale più alto; alcune compagnie assicurative (ma non tutte) contemplano addirittura l’opzione del massimale illimitato.

Con il termine franchigia si indica l’esclusione dal risarcimento dei rischi minori o di una parte della copertura di quelli maggiori, vale a dire la quota di danno che l’assicurato accetta di “sopportare” in proprio. Un esempio:  si prenda il caso di un computer che vale 1.000 euro ed è assicurato per il suo intero valore, ma per il quale è prevista una franchigia di 100 euro. In caso di franchigia assoluta, alla distruzione del computer, l’assicurato avrebbe diritto a ricevere 900 euro; nel caso fosse relativa avrebbe invece diritto a 1000 euro. Questo perché, quando la franchigia è assoluta, il danno indennizzabile deve necessariamente ridursi dell’ammontare economico della franchigia stessa (danno indennizzabile: 1000 euro; franchigia: 100 euro; 1000 – 100 = 900 euro). Quando, al contrario, la franchigia è relativa, se il danno indennizzabile è inferiore alla franchigia stessa (es. 99 euro) nulla sarà dovuto; se viceversa, il danno è superiore all’importo della franchigia, il “rimborso” sarà interamente garantito entro i limiti stabiliti dal massimale. In sostanza, dunque, la franchigia relativa opera solo nel caso in cui il danno patito risulti inferiore all’importo della franchigia stessa pattuito all’interno della polizza.

Dunque, ricapitolando, tramite la franchigia la compagnia di assicurazione si “affranca” dal versamento di quote specifiche del danno. L’indennizzo ricevuto dall’assicurato consisterà nel risultato della sottrazione della franchigia dall’ammontare della spesa a copertura del danno. Nel caso specifico dell’assicurazione RC Auto, la franchigia può poi rappresentare un ammontare della copertura che l’assicurato deve restituire interamente all’assicuratore nel caso in cui abbia causato il danno. Un’ultima precisazione si rende poi doverosa nel caso delle cosiddette garanzie accessorie (ossia le opzioni facoltative come la polizza kasko o furto-incendio, che spesso si aggiungono all’assicurazione RC Auto, che è invece obbligatoria), per le quali è particolarmente opportuno prestare molta attenzione all’ammontare della franchigia, alla sua tipologia e ad altre eventuali condizioni: spesso infatti, in questi casi, la compagnia assicurativa non versa l’indennizzo se la spesa per il danno è inferiore alla franchigia e versa solo la differenza tra spesa e franchigia se il danno le è superiore. In entrambe queste circostanze, è di conseguenza possibile che per l’assicurato sia più conveniente compensare per un danno piuttosto che avvalersi della polizza stipulata: richiedere un risarcimento per evitare di pagare una cifra contenuta potrebbe infatti causare uno scatto nella classe di merito e un conseguente aumento del premio.

Con il termine scoperto si indica infine quella parte del danno che, per contratto, resta in ogni condizione a carico dell’assicurato. Pur potendo prevedere un minimo fisso, è generalmente espresso in forma percentuale. Si differenzia quindi dalla franchigia in quanto la quota di danno che resta in capo all’assicurato, e pertanto non è oggetto di indennizzo da parte della compagnia, è di norma parametrata al valore del danno indennizzabile, solitamente con l’obiettivo di impegnare l’assicurato a evitare comportamenti che possono causare un danno.

Proviamo anche in questo caso a chiarire con un esempio concreto. Se il danno indennizzabile fosse di nuovo pari a 1.000 euro e la polizza prevedesse uno scoperto pari al 20%, l’ammontare liquidabile sarebbe pari a 800 euro (danno: 1.000 euro; scoperto: 20%; valore dello scoperto applicato alla posta di danno indennizzabile = 20% di 1.000 = 200; indennizzo pari a 1.000-200= 800). E, così, se il danno fosse pari a 10.000 euro, l’indennizzo – in applicazione dello scoperto – sarebbe pari a 8000 euro (danno: 10.000 euro; scoperto: 20%; valore dello scoperto sulla posta di danno uguale al 20% di mille = 2.000; indennizzo pari a 10.000-2.000= 8.000). Ciò proprio in ragione del fatto che, a differenza della franchigia, lo scoperto non è un valore fisso e predeterminato, ma va sempre parametrato sulla base del valore teoricamente indennizzabile.

Attenzione! Anche se funzionano in modo apparentemente simile, franchigia e scoperto non sono la stessa cosa e possono anche coesistere all’interno dello stesso contratto di assicurazione. Di qui, l’importanza di leggere sempre attentamente tutta la documentazione presentata al momento della stipula della polizza: conoscere bene l’offerta è il modo migliore di capire fino a che punto si è tutelati e a scegliere dunque la soluzione assicurazione più adeguata alle proprie esigenze. 

 

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