Il lavoro accessorio: i voucher o buoni lavoro

Cosa sono e come funzionano i voucher o buoni lavoro: vantaggi e obblighi per committenti e prestatori

Rientrano nel lavoro accessorio o lavoro con voucher quelle attività lavorative, dal carattere occasionale, che prevedono per il lavoratore compensi - liquidati a mezzo dei cosiddetti buoni lavoro - complessivamente non superiori ai 7.000 euro netti (9.333 euro lordi) nell’arco di un anno civile. Come suggerisce la definizione stessa di “lavoro occasionale”, si tratta pertanto di una soluzione pensata per tutelare il lavoratore in caso di prestazioni saltuarie o di tipo episodico, difficilmente riconducibili all’interno delle tipologie contrattuali tipiche del lavoro subordinato o di quello autonomo e, per questa ragione, spesso collocate al di fuori delle legalità. Obiettivo della nuova disciplina del lavoro accessorio è proprio quello di arginare tale fenomeno.

Come funziona dunque il lavoro accessorio? Semplificando, si potrebbe dire che i voucher sono un sistema diretto per il pagamento di servizi di breve durata da parte di tutti i datori di lavoro, privati (ad esempio, aziende, imprenditori agricoli, liberi professionisti, singoli individui) e pubblici (ad esempio, enti locali, scuole, consorzi e Camere di Commercio). 

In questo caso, l’attività del lavoratore, anche quando subordinata, non si traduce in una “busta paga", ma è invece ricompensata a mezzo di buoni orari del valore di 10 euro che prendono per l’appunto il nome di voucher o buoni lavoro. A caratterizzare fortemente il lavoro accessorio sono dunque la modalità di pagamento e il limite economico di cui sopra: non solo non è possibile superare i 7.000 euro annui ma, qualora il committente sia un imprenditore o un professionista, le prestazioni di lavoro accessorio rese a loro favore non possono eccedere il limite di 2.000 euro nell’anno civile (dal 1 gennaio al 31 dicembre), per ciascun lavoratore. Fanno eccezione in tal senso agricoltura e settore pubblico.

Un’ulteriore importante precisazione riguarda poi la contribuzione previdenziale: il valore nominale di 10 euro del voucher comprende sia la retribuzione sia la copertura previdenziale presso l’Inps (13%) che quella assicurativa presso Inail (7%). Il che implica, con l’eccezione del settore agricolo dove per l’importo si fa valere il parametro del contratto di riferimento, che il valore netto per il lavoratore ammonta quindi a 7,50 euro. Va tuttavia precisato che lo svolgimento di prestazioni di lavoro accessorio è sì riconosciuto ai fini della pensione, ma non dà invece alcun diritto alle prestazioni a sostegno del reddito dell'INPS (disoccupazione, maternità, malattia, assegni familiari ecc.).

Chi può usufruire del lavoro accessorio? Il lavoro accessorio si può utilizzare negli ambiti più disparati, compresa la Pubblica Amministrazione, purché rispetti i vincoli di legge stabiliti, nonché eventuali disposizioni specifiche previste da normative di settore e patti di stabilità interni. È tuttavia vietato ricorrere al lavoro accessorio per l'esecuzione di appalti di opere e servizi in assenza di deroghe specifiche diramate dal Ministero del Lavoro.

Limitazioni peculiari riguardano poi il settore agricolo. In quest’ambito, i datori di lavoro possono ricorrere al lavoro accessorio per:

  • attività lavorative occasionali di carattere stagionale realizzate da pensionati e da giovani al di sotto dei 25 anni. Non solo, per questi ultimi, è necessario che l’attività sia compatibile con eventuali impegni scolastici in caso d’iscrizione a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado;
  • attività agricole, anche non stagionali, svolte a favore di piccoli produttori agricoli, vale a dire aziende agricole cha hanno un volume d’affari non superiore a € 7.000 euro). Tali prestazioni non possono però essere svolte da soggetti che risultino iscritti, per l'anno precedente, negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

Possono poi usufruire del lavoro con voucher anche i percettori di cassa integrazione salariale o misure di sostegno del reddito: in questo caso, però, a prescindere dal settore in cui viene svolta l’attività, il compenso massimo raggiungibile è di 3.000 euro netti nel corso dell’anno civile.

Come avviene il pagamento? Spetta al datore di lavoro, di fatto colui che beneficerà della prestazione, provvedere preventivamente all’acquisto dei voucher, rigorosamente numerati e datati così da essere costantemente tracciabili. Sul sito Inps, è possibile accedere in maniera dettagliata alle modalità di acquisto, anche con riferimento al recente obbligo  di aquisto esclusivo in via telematica per i committenti imprenditori o liberi professionisti.

Non è questo tuttavia l’unico adempimento richiesto. I committenti imprenditori o professionisti sono infatti anche tenuti a comunicare in via telematica alla Direzione Territoriale del Lavoro, i dati del lavoratore e il luogo in cui sarà svolta la prestazione lavorativa prima dell’inizio della stessa, con riferimento a un arco temporale non superiore ai 30 giorni.

 

In pillole, i vantaggi per il datore di lavoro (il committente):

  • Prestazioni nella più completa legalità senza dover stipulare alcun tipo di contratto
  • Semplificazione degli adempimenti a proprio carico
  • Esonero delle registrazioni su Libro Unico e Co
  • Copertura previdenziale INPS - Copertura assicurativa INAIL per eventuali infortuni sul lavoro

In pillole, i vantaggi per il lavoratore (il prestatore): 

  • Aumento delle proprie entrate economiche regolari
  • Nessuna imposizione fiscale e nessun impatto sullo stato di disoccupato o inoccupato
  • Accantonamento previdenziale INPS - Copertura assicurativa INAIL
  • Possibilità di cumulo con i trattamenti pensionistici e con le prestazioni integrative del salario
  • Computo ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno
 

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