Guida alla RITA, la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata

Previdenza complementare e anticipo pensionistico: cos'è, come funziona e come è possibile accedere alla Rendita Integrativa Temporanea Anticipata alla luce delle ultime novità legislative

Nell’ottica di favorire la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro e agevolare l’accesso alla pensione, la Legge di  Bilancio 2018 ha inserito una nuova forma di prestazione della previdenza complementare: la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, che consiste di fatto nell'erogazione frazionata di un capitale il cui importo è a totale discrezione dell’aderente al fondo pensione. L'iscritto può cioè ad esempio, secondo necessità, anche fare richiesta dell'intero montante accumulato, oltretutto in un'unica soluzione. 

A differenza di APE volontaria  e APE sociale, si tratta di una prestazione slegata dalla previdenza obbligatoria (se non per la maturazione dei requisiti di accesso) con ampia libertà di scelta su sulla quota in capitale richiedibile e sul numero di rate in cui suddividerla. La RITA non rileva inoltre ai fini della richiesta in rendita e in capitale dell’eventuale montante residuo all’atto del pensionamento: all'atto pratico, è pertanto possibile modulare nel tempo le prestazioni (RITA e previdenziale) in modo da ricevere l’intero montante in capitale con una tassazione favorevole. La Rendita Integrativa Temporanea Anticipata vede infatti applicata anche ai montanti accumulati prima del 2007, la tassazione introdotta con il DM 252/05.

Chi può accedere alla RITA? -  Alla RITA possono accedere i lavoratori del settore privato nonché i lavoratori del settore pubblico purché abbiano aderito a piani individuali pensionistici o fondi pensione. I requisiti richiesti per accedere alla Rentidita Integrativa Temporanea Anticipata sono:

  • la cessazione dell’attività lavorativa;
  • la maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia entro un massimo di 5 anni;
  • un'anzianità contributiva di almeno 20 anni nel regime obbligatorio di appartenenza; 
  • almeno 5 anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari

o in alternativa:

  • un periodo di inoccupazione superiore a 24 mesi; 
  • la maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia entro un massimo di 10 anni.  

La documentazione sulla sussistenza dei requisiti non richiede attestazioni da parte dell'INPS e per il possesso del requisito contributivo complessivo di almeno venti anni nei regimi obbligatori, basta l'estratto conto integrato (ECI) rilevabile online accedendo a www.inps.it > Accedi ai servizi >Servizi per il cittadino > Fascicolo previdenziale del cittadino > Posizione assicurativa/Estratto Conto Integrato,  oppure l’estratto conto rilasciato dagli enti previdenziali di appartenenza dei lavoratori. I fondi, tuttavia, possono accettare anche dichiarazioni sostitutive (autocertificazioni) purché accompagnate da un impegno scritto a produrre, in caso di richiesta da parte della forma pensionistica, la documentazione necessaria a comprovare le dichiarazioni rese.

La quota di montante destinata alla RITA viene mantenuta in gestione presso il fondo tramite la linea di investimento scelta dall’iscritto o quella più prudente in assenza di tale indicazione; questo consente anche a tale quota di partecipare ai risultati di una gestione finanziaria attiva con le rate future ricalcolate considerando l'incremento o la diminuzione del montante derivante dalla gestione dello stesso. Ovviamente, durante l’erogazione della prestazione l’iscritto potrà cambiare comparto tramite le modalità normalmente previste per tutti gli iscritti. Eventuali costi “in cifra fissa e strettamente limitati alle spese amministrative effettivamente sostenute” richiesti dal fondo sono riportati nelle documentazioni agli iscritti quali la Nota Informativa. Il fondo informerà poi annualmente l’iscritto tramite la Comunicazione periodica sulle rate erogate, le imposte applicate, il numero delle rate residue e la data dell’ultima erogazione prevista.

In quanto prestazione previdenziale, la RITA segue inoltre le disposizioni legislative valide per quest'ultime: in caso di decesso dell'iscritto nel corso dell’erogazione, il montante residuo verrà riscattato dagli eredi o dai beneficiari designati, mentre le rate in erogazione sono sottoposte agli stessi limiti di cedibilità, sequestrabilità e pignorabilità in vigore per le pensioni a carico degli istituti di previdenza obbligatoria.

E’ consentito revocare l'erogazione della RITA con le modalità previste dal fondo, mentre sulla parte della propria posizione previdenziale non destinata alla RITA  è comunque possibile chiedere anticipazioni e riscatti e usufruire, al momento della maturazione dei requisiti pensionistici ordinari, delle prestazioni in capitale e/o rendita. E’ possibile anche trasferire ad altro fondo la propria posizione individuale considerando, però, che riguarderà la totalità della stessa con inevitabile revoca della RITA in essere.