Come e perché aderire alla previdenza complementare?

Con il metodo di calcolo contributivo, la pensione sarà ancora sufficiente? Vi spieghiamo come e perché potrebbe essere utile pensare a una "pensione di scorta"

A partire dagli anni settanta dello scorso secolo, il sistema pensionistico pubblico si è basato su un “patto intergenerazionale”: le pensioni attuali vengono cioè pagate con i contributi dei lavorativi attivi, le cui pensioni saranno poi pagate con i contributi dei giovani che entreranno nel mondo del lavoro. In questo sistema si adotta il metodo di calcolo retributivo dove la prestazione pensionistica viene calcolata in base alla media delle ultime annualità moltiplicata per un coefficiente di “proporzionamento” variabile tra il 2% e lo 0,9% annuo.

A partire dalla fine del secolo scorso, però, l’invecchiamento della popolazione, il calo delle nascite unito alle ricorrenti crisi economiche hanno costretto il Legislatore a rivedere l’insieme del sistema di welfare pubblico e, in particolare, il sistema pensionistico sopradescritto con il primario obiettivo del contenimento della spesa. Revisione che si è tradotta in una serie di riforme che prevedono il robusto aumento dell’età pensionabile e una pensione meno generosa, ottenuta adottando il metodo di calcolo contributivo con il quale la prestazione pensionistica viene calcolata moltiplicando il montante individuale dell’iscritto (ovvero i contributi versati dal lavoratore nella sua vita lavorativa rivalutati annualmente in regime d’interesse composto) per il coefficiente di trasformazione. Quest'ultimo tiene conto dell’età dello stesso al momento del pensionamento e dell'aspettativa di vita.

L’introduzione del metodo di calcolo contributivo, quindi, fa sì  che più si versa e per più anni lo si fa, maggiore sarà la pensione che si andrà a percepire. Ad esempio, per un giovane  lavoratore dipendente  che ha iniziato a lavorare nel 1996 con un reddito attuale di 15.000 euro, una prospettiva media di crescita salariale (2%) e che andrà in pensione a circa 67 anni con circa 39 anni di contributi effettivi versati (nei 44 di vita lavorativa) a causa di eventuali periodi di inoccupazione e di “buchi” contributivi tra un lavoro e l’altro, la pensione sarà pari a circa il 70% circa dell'ultimo stipendio percepito. Se questo giovane è invece un  lavoratore autonomo, la sua pensione sarà pari a circa il 62% dell'ultimo reddito, mentre se è un lavoratore parasubordinato sarà circa del 67%. Ciò significa che se l’ultimo mese da lavoratore attivo si aveva una retribuzione di 1.000 €, il reddito del primo mese da pensionato sarà di poco più di 700 € se dipendente, 620 se autonomo e 670 se parasubordinato (ciò perché i dipendenti versano tra il loro contributo e quello del datore di lavoro il 33% del reddito mentre gli autonomi solo il 22% ed i parasubordinati il 31,72%).

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Considerata questa riduzione della prestazione pensionistica pubblica, il Legislatore ha accompagnato i provvedimenti restrittivi con una serie di disposizioni a sostegno di forme di pensione private. Disposizioni che consentono la nascita di nuovi Fondi pensione privati e la regolamentazione di quelli già in essere con strumenti di tutela e supporto da parte dello Stato, promotore di una disciplina di sostegno fiscale. L'idea è incentivare tutti i lavoratori a optare per l'adesione alla previdenza complementare così da mantenere un tenore di vita da pensionati simile a quello che avevano durante la vita lavorativa, mediante (almeno) un 20/25% di pensione aggiuntiva.

La pensione "complementare" si costruisce, quindi, attraverso la sottoscrizione di fondi pensione a cui tutti possono aderire (lavoratori e non). I fondi pensione sono una specie di cassa comune-salvadanaio in cui confluiscono i contributi versati dai diversi iscritti, contributi che vengono gestiti in modo professionale e nel rispetto di precise regole d'investimento, per consentire poi di erogare le prestazioni in rendita periodica o capitale.

Sul mercato troviamo tre categorie di fondi pensione :

  • i fondi negoziali o contrattuali, istituiti dai contratti di lavoro, ai quali possono aderire i lavoratori dipendenti privati e pubblici di quella specifica categoria o comparto o base territoriale ed, eventualmente, i loro familiari; ad esempio i dipendenti pubblici del comparto scuola al fondo Espero o i lavoratori privati del settore metalmeccanico al fondo nazionale Cometa (per i chimici, Fonchim) o i lavoratori veneti a Solidarietà Veneto, e così via.
  • i fondi aperti  ai quali possono aderire tutti i lavoratori sia dipendenti, sia autonomi o liberi professionisti e anche coloro che non hanno un lavoro (percettori di redditi diversi o persone a carico); si può aderire sia individualmente sia in modo collettivo (accordi aziendali, di studi professionali o servizi o tra lavoratori  appartenenti ad una determinata categoria, come avviene per i fondi negoziali).
  • i PIP (piani individuali pensionistici), vale a dire piani pensionistici gestiti mediante contratti di assicurazione sulla vita; solo ad adesione individuale, sono acquistabili da chiunque.


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