Contributi volontari per la pensione: quando e come versarli?

Chi resta senza lavoro a pochi anni dalla pensione può pensare di coprire gli ultimi anni contributivi con versamenti volontari: possibili costi, tempi e modalità 

In assenza di un lavoro, il traguardo della pensione può allontanarsi nel tempo o essere addirittura compromesso. Tra le possibili opzioni, è comunque possibile valutare una ciambella di salvataggio che consente al lavoratore (dipendente o autonomo) di proseguire a proprie spese i versamenti per la pensione, tramite la cosiddetta “prosecuzione volontaria”.

Si tratta di una forma di polizza assicurativa che consente a chi per varie cause interrompe il versamento dei contributi, di non perdere quelli già versati e di raggiungere il diritto alla pensione. L’intento, insomma, è quello di permettere a chi ha smesso di lavorare di conseguire comunque una rendita pensionistica. Possono farne richiesta tutti gli iscritti Inps; in particolare, la volontaria interessa anche gli altri fondi di previdenza, compresi quelli dei dipendenti pubblici, che in passato ne erano esclusi.

La richiesta - Per poter proseguire l’assicurazione volontariamente occorre una specifica autorizzazione che deve essere espressamente richiesta all’Inps. L’autorizzazione viene concessa in presenza di un versamento pari ad almeno 3 anni di contributi obbligatori effettivi nel quinquennio precedente la domanda. Chi non ha almeno 3 anni nei 5 che precedono la richiesta di autorizzazione può comunque essere ammesso alla prosecuzione volontaria, a condizione che abbia maturato un minimo di 5 anni di contributi, versati in qualsiasi epoca.

La decorrenza dell’autorizzazione coincide con il primo sabato successivo a  quello in  cui è stata inoltrata la domanda; dal primo giorno del mese della domanda per gli artigiani e commercianti. La contribuzione volontaria non può riguardare periodi temporali pregressi, con la sola eccezione del semestre precedente la data di autorizzazione.

Il costo - L’importo da versare per i dipendenti viene stabilito in base alla retribuzione percepita nell’ultimo anno di lavoro che precede la domanda di autorizzazione. L’aliquota è la stessa prevista per la contribuzione obbligatoria. Questo significa che chi decide di versare i volontari dovrà pagare in pratica la stessa somma che avrebbe versato la propria impresa laddove avesse continuato a lavorare con uno stipendio pari alla media dell’ultimo anno.

Per avere un’idea della spesa da sostenere per i contributi volontari è infatti sufficiente fare la media delle retribuzioni (complessive, compresa cioè la tredicesima mensilità) dell’ultimo anno di lavoro e  applicare l’aliquota in vigore (che per i dipendenti è pari al 33%), con la premessa che è comunque previsto il versamento di un contributo minimo, pari al risultato che si ottiene applicando l’aliquota obbligatoria (33%) al 40% del trattamento  minimo di pensione Inps (202,97 euro, il 40% di 507,42 euro). Questo vuol dire che per l’anno 2018 il contributo minimo settimanale è di 67 euro. La spesa minima annuale è di conseguenza pari a 3.484 euro.

Allo stesso modo, l’importo dei contributi volontari per artigiani e commercianti è determinato dall’Inps in base alla media del reddito di impresa dichiarato ai fini Irpef negli ultimi 36  mesi di contribuzione (gli ultimi 3 anni). I contributi dovuti sono su base mensile e sono divisi in 8 diverse fasce di reddito. Come per gli ex dipendenti, anche in questo caso è previsto il versamento di un contributo minimo, pari al risultato che si ottiene applicando l’aliquota obbligatoria (24% gli artigiani e 24,09% i commercianti) al 40% del trattamento minimo di pensione Inps (202,97 euro, il 40% di 507,42 euro). Per il 2018 il contributo minimo mensile è ad esempio di 315 euro per gli artigiani e di 316 per i commercianti.

Per coltivatori diretti, mezzadri e coloni i contributi sono settimanali e l’importo da versare è invece determinato dall’Inps in base alla media settimanale dei redditi degli ultimi 3 anni, vale a dire delle ultime 156 settimane di lavoro. Non può essere inferiore a quello previsto per i lavoratori dipendenti.

Il valore -  I contributi volontari sono parificati, a  tutti gli effetti, a quelli obbligatori, versati in conseguenza del rapporto di lavoro. Tuttavia, va precisato che la volontaria s'intende regolarmente eseguita solo se l’importo dei contributi dovuti per ciascun trimestre viene interamente versato durante il trimestre solare successivo. Nell’ipotesi di una  contribuzione volontaria versata in misura inferiore a quella dovuta, il periodo da accreditare  viene contratto, ai fini sia della misura che del diritto alla pensione. In tal caso, si divide cioè la  somma ridotta pagata per l’importo del contributo settimanale che il prosecutore volontario avrebbe  dovuto versare e si considera coperto un numero di settimane pari al quoziente così ricavato.

I contributi volontari vanno dunque pagati per periodi trimestrali solari (entro la fine del trimestre successivo): il numero delle settimane è quello corrispondente ai sabati compresi nel periodo. Per coprire il primo trimestre (gennaio-marzo) occorre effettuare il versamento entro il successivo 30 giugno; il secondo trimestre (aprile-giugno) va versato entro il 30 settembre, e così via. Al pari della contribuzione obbligatoria, la spesa sostenuta per i versamenti volontari è deducibile dall’imponibile Irpef.

 

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