Aderire all'assistenza sanitaria integrativa: i vantaggi fiscali

L'adesione alla sanità integrativa può essere associata ad alcune agevolazioni fiscali, ma meglio informarsi preventivamente e prestare attenzione, perché i possibili benefici variano a seconda della forma di assistenza scelta

Allo scopo di favorire l’adesione alla sanità complementare è prevista per legge anche la possibilità di beneficiare di una tassazione favorevole. Anche in questo caso, tuttavia, generalizzare è impossibile in assenza di un quadro normativo uniforme: gli incentivi fiscali legati alla sanità integrativa variano infatti a seconda della forma di assistenza prescelta.

Il Testo Unico delle imposte dirette (Tuir) consente ad esempio in molti casi di dedurre annualmente dal reddito i contributi versati a una forma di assistenza integrativa fino all'importo massimo di 3615,20 euro (sfruttando l’intera soglia, per coloro che abbiano una tassazione IRPEF pari mediamente al 30%, si può quantificare l’incentivo come pari a 723 euro), ma tale beneficio si applica in questa forma e con queste modalità esclusivamente in caso di adesione negozialementre non si applica a chi è iscritto individualmente a una forma di assistenza o ha sottoscritto una polizza sanitaria. Vediamo allora nel dettaglio il trattamento relativo alle varie forme. Ancora una volta, è innanzitutto fondamentale la distinzione tra fondi cosiddetti doc e fondi non doc

  1. Fondi cosiddetti "doc", istituiti e regolati in base all'art. 9 del dlgs.502/1992 successivamente consolidato nella "riforma Bindi" (dlgs.299/1999). A tali forme di assistenza sanità integrativa si applica l'art .10 del Tuir che permette la deducibilità fiscale dei contributi versati annualmente con un massimo di 3.615,20 euro. Inoltre, l'aderente potrà detrarre la quota parte delle spese sanitarie rimasta a proprio carico.
  2. Fondi cosiddetti "non doc",definiti dall'art. 51, comma 2, lettera a) del Tuir come "enti casse e società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fini assistenziali". Ai fini della classificazione, nonché per poter beneficiare delle medesime facilitazioni fiscali dei fondi "doc”, devono dimostrare di aver destinato annualmente il 20% dell'ammontare complessivo delle erogazioni a favore degli iscritti nelle prestazioni previste per i sopracitati fondi doc (Decreto Turco 2008); il successivo decreto del ministro Sacconi (2009) ha poi precisato l'elenco delle prestazioni ammissibili ai fini del rispetto della soglia del 20% raggruppandole in quattro aree:
    • assistenza odontoiatrica, incluse le protesi;
    • prestazioni sociali a rilevanza sanitaria per i non autosufficienti per favorire l'autonomia e la permanenza a casa, ma anche presso strutture residenziali e semiresidenziali non assistibili a domicilio;
    • prestazioni sanitarie a rilevanza sociale da garantire ai non autosufficienti, sia a casa sia presso strutture esterne;
    • prestazioni destinate a recupero di soggetti temporaneamente inabili per infortunio o malattia, dagli ausili ai dispositivi medici fino alle cure termali e alla riabilitazione.

Pertanto, una volta rispettato il tetto del 20%, è possibile accedere lo sgravio del contributo annuo fino a 3.615,20 euro ma a patto che la contribuzione sia avvenuta "in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale". Impostazione confermata dall'Agenzia delle Entrate che, in risposta a un interpello del dicembre 2014, ha ribadito che lo sgravio contributivo è limitato ai lavoratori dipendenti per effetto di un contratto o regolamento aziendale. Il che implica che i lavoratori autonomi o soggetti che si scrivono individualmente per propria scelta a tale tipologia di fondi sono esclusi dai suddetti benefici.

Cosa succede allora in caso di adesione individuale? Nel caso di iscrizione individuale a una mutua sanitaria, l’art 15, co 1, lett i- bis) del Tuir prevede che i contributi – dunque, nella pratica la quota associativa -  sono detraibili dalle imposte per il 19% fino a un massimo di 1.291,14 euro. Per quel che riguarda invece le prestazioni sanitarie offerte per il tramite delle assicurazioni, non sono invece previste deducibilità fiscali dei contributi con l'unica eccezione dei contratti di copertura della LTC ai quali si applica una detrazione d'imposta del 19% dei relativi premi fino a un importo annuo di 1.291,14 euro. Diversamente, per le polizze sanitarie non sono detraibili i premi - assoggettati peraltro all'imposta del 2,5% - ma sono detraibili, nei limiti stabiliti dalla legge, tutte le spese mediche sostenute dai cittadini anche se parzialmente o interamente risarcite dalla compagnia di assicurazione. Attenzione! Quando un assicuratore svolge il ruolo di gestore di fondi “doc” e “non doc”, i contributi versati ai fondi seguono di fatto le regole fiscali di quelle forme di sanità integrativa. 

Ulteriori precisazioni e benefici associati all’adesione all’assistenza sanitaria integrativa arrivano poi dalle ultime leggi di bilancio. In particolare, la Legge di Bilancio per il 2017, ha previsto che, a partire dall’1 gennaio 2017, sono deducibili:

  • le somme rivenienti da premi di produttività e versati volontariamente dai lavoratori alla propria forma di assistenza sanitaria collettiva anche se eccedenti il limite di 3.615,20 euro;
  • i contributi e i premi versati dal datore di lavoro a favore della generalità o di categorie di dipendenti per prestazioni, anche in forma assicurativa, aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, o il rischio di gravi patologie.
 

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