Come si finanzia il welfare aziendale?

Finanziamento diretto e conversione del Premio di Produzione (o di Risultato) o del Premio di Partecipazione agli Utili di Impresa in servizi welfare: come le imprese possono finanziare i loro piani di welfare

Un’azienda che vuole introdurre un piano di welfare per i suoi lavoratori si trova di fronte alla scelta sulle fonti di finanziamento. In particolare, potrà decidere di finanziare un piano scegliendo tra una delle seguenti modalità:

 

1. FINANZIAMENTO DIRETTO:

Un investimento dell’azienda, che concede somme aggiuntive (cd. “on-top”) rispetto alla retribuzione ordinaria e a eventuali altri premi. Consiste nell’istituzione ex novo di un premio sociale la cui erogazione sia prevista unicamente in servizi welfare, prevedendo eventualmente criteri di erogazione o di quantificazione del premio legati a performance aziendali e/o individuali. Anche in questo caso, il premio può essere erogato alla totalità della popolazione aziendale o ad una o più categorie omogenee di dipendenti

Un Piano Welfare così finanziato può essere:

  1. Non regolamentato (liberalità pura);
  2. Previsto da regolamento pluriennale validato formalmente dal board dall’azienda (unilaterale)
  3. Previsto da contratto aziendale o territoriale (bilaterale)

Solo l’impegno espresso dell’azienda attraverso un regolamento siglato (2.) o un contratto (3.) permette la fruizione sia dei servizi ex. Art. 51 sia dei servizi indicati nell’articolo 100 del T.U.I.R. senza limite di deducibilità del 5 per 1000 delle spese per il personale. In caso contrario (1.), vige il suddetto limite di deducibilità per servizi ex. Art. 100.

 

2. CONVERSIONE PDR:

Conversione del Premio di Produzione (o di Risultato) o del Premio di Partecipazione agli Utili di Impresa in servizi welfare, nei limiti e secondo i vincoli previsti dalla Legge di Stabilità 2016, successivamente aggiornati dalla Legge di Stabilità 2017. Il Premio è espresso da una relazione bilaterale (accordo sindacale) ovvero formalizzato tramite una contrattazione di secondo livello con le rappresentanze sindacali. Le modalità di erogazione e conversione del premio sono definite tra le parti (la scelta relativa alla quota di premio da percepire in welfare, nei limiti previsti dalla Legge, è lasciata tipicamente al dipendente). La contrattualizzazione del premio permette di attivare, oltre ai servizi Art. 51, anche la fruizione dei servizi indicati nell’articolo 100 del T.U.I.R., non assoggettata al limite di deducibilità del 5 per 1000 delle spese per il personale; con un Piano così finanziato, inoltre, le somme versate per forme pensionistiche complementari e assistenza sanitaria integrativa non concorrono al raggiungimenti dei limiti di deducibilità previsti dalla legge per questi servizi.

Con la Legge di Stabilità 2016 viene dunque istituito il principio della sostituibilità tra erogazione monetaria ed erogazione in beni/servizi welfare del Premio di Risultato (e del Premio di Partecipazione agli Utili d’Impresa) al ricorrere di specifiche condizioni:

  • Il PDR deve essere regolamentato da un contratto aziendale o territoriale;
  • Il PDR deve essere legato a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
  • Il reddito di lavoro dipendente del beneficiario deve essere inferiore a euro 80.000 (soglia innalzata dalla Legge di Stabilità 2017);
  • Il PDR così costituito è convertibile (in tutto o in parte) in servizi welfare defiscalizzati fino all’importo massimo di 3.000 euro lordi, 4.000€ per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro (soglie innalzate dalla Legge di Stabilità 2017);
  • Dal 2017, inoltre, queste opportunità sono garantite non solo alle aziende del settore privato, ma anche al settore pubblico.

Al verificarsi delle condizioni sopra elencate, in caso di erogazione delle somme monetarie, la Legge di Stabilità prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF di aliquota pari al 10%. Gli oneri contributivi restano in carico all’azienda e al dipendente per le loro quote di competenza (rispettivamente circa 28% e 9%), rendendo relativamente più conveniente la scelta welfare rispetto all’erogazione monetaria.

Le PMI iscritte a Confindustria hanno la possibilità di strutturare PDR detassabili (e quindi convertibili in welfare nei limiti previsti dalla Legge 208/2015) in assenza di RSU in virtù dell’Accordo sottoscritto a livello nazionale il 14 luglio 2016 CGIL CISL UIL e Confindustria.

Per fruire di questa possibilità, le PMI devono:

  • Verificare che l’Accordo sia stato ratificato dall’Associazione a livello locale e che si stato costituito un Comitato di Valutazione;
  • Strutturare una comunicazione ai dipendenti attestante l’istituzione del PDR e i suoi criteri di strutturazione e trasmetterla al Comitato di valutazione di conformità;
  • A seguito dell’approvazione da parte del Comitato, inviare ai propri dipendenti la comunicazione;
  • La comunicazione non dovrà essere assoggettata al deposito presso DTL né a comunicazione al Ministero, ma sarà collegata all’Accordo Territoriale già depositato dall’Associazione di categoria.

La medesima possibilità è prevista anche per le Cooperative in virtù dell’Accordo siglato il 26/7/2016, tra l’AGCI, la Confcooperative, la Legacoop e la CGIL, la CISL, la UIL. Anche in questo caso sarà possibile operare attraverso accordi territoriali applicabili anche in quelle realtà aziendali senza rappresentanze sindacali e contrattazioni specifiche.

 

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