Welfare aziendale: quali i vantaggi fiscali per l'impresa?

Il welfare aziendale garantisce un’ottimizzazione del vantaggio fiscale, secondo quanto stabilito a normativa vigente dall'art. 51 e 100 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Ma in cosa consiste esattamente questo beneficio?

Il principale riferimento normativo in materia di welfare aziendale e benefici fiscali, è stato – e continua a essere in assenza di ulteriori specifiche legislative – il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), il quale, all’interno degli articoli 51 (erogazioni a favore dei dipendenti) e 100 (oneri di utilità sociale), individua somme e valori che, se erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti, non concorrono alla formazione di reddito per il dipendente e sono deducibili dal datore di lavoro ai fini Ires, godendo quindi di un particolare trattamento fiscale.

Per un dipendente, quindi, ricevere un premio in welfare piuttosto che in denaro è senz’altro conveniente in termini di risparmio di contributi previdenziali e imposte a suo carico, grazie al sostanziale azzeramento del prelievo fiscale e contributivo sui beni e servizi. Se l’azienda mette a disposizione 10 euro per ogni dipendente, il valore che arriva in tasca al singolo è pari a questa somma. Come evidenziato dalla tabella a seguire, viene quindi sostanzialmente azzerato il cuneo fiscale. 

                                                         Convenienza welfare aziendale per imprese e dipendenti

Da considerare inoltre i cambiamenti introdotti dall'ultima Legge di Bilancio in questo campo, che hanno permesso di incrementare le possibilità ed i vantaggi di questo strumento remunerativo. In primis, il Premio di Risultato che, così come il Premio di partecipazione agli utili di impresa, può essere convertito in beni e servizi Welfare al verificarsi di determinate condizioni e con interessanti risparmi in termini fiscali e contributivi.

Le principali novità in tema di welfare aziendale riguardano infatti principalmente la tassazione agevolata per i premi di produttività e i premi di produttività veicolati ai fondi pensione. Il regime fiscale dei premi di produttività introdotto dalla Stabilità 2016 viene dunque modificato prevedendo l’innalzamento del plafond da € 2.000 a € 3.000 lordi e innalzandolo da €2.500 a €4.000 per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro con le modalità previste dall’art. 1, comma 189 della L. 208/2015. Non solo, nell'ottica di consolidare il percorso di ampliamento delle agevolazioni, oltre all'importo dei premi, è stato esteso il raggio dei beneficiari: il tetto massimo di reddito di lavoro dipendente che consente l’accesso alla tassazione agevolata viene innalzato da 50.000 a 80.000 euro. 

Anche per quanto concerne le novità in tema di premi di produttività si riscontra un ampliamento delle agevolazioni introdotte dalla Legge di Stabilità 2016: tra le novità più significative quelle riguardanti i premi di produttività versati ai fondi pensione, di cui è stata per l'appunto disposta la non concorrenza alla formazione del reddito di lavoro dipendente. In virtù di tali disposizioni, quindi, qualora il lavoratore del settore privato intenda destinare, tutto o in parte, i premi di produttività alla previdenza complementare, i relativi contributi non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, né sono soggetti all’imposta sostitutiva del 10% prevista nel caso in cui tali premi vengano percepiti direttamente, anche se eccedono il limite di massima deducibilità (5.164,57 euro).  Lo stesso trattamento si ha nel caso in cui i premi di produttività siano destinati alla copertura di premi accessori Long Term Care.

 

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