Dipendenti del settore agricolo

lavoratori agricoli

Tutte le informazioni previdenziali utili ai dipendenti del settore agricolo: trattamenti pensionistici, misura e decorrenza delle pensioni, le novità in arrivo

 

l CONTRIBUTI OBBLIGATORI (quanto costa la pensione)

Il sistema pensionistico pubblico dei lavoratori dipendenti è finanziato attraverso un prelievo contributivo rapportato alla retribuzione erogata.

La retribuzione imponibile ai fini del versamento della contribuzione previdenziale é costituita da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. La retribuzione utilizzata per il versamento dei contributi costituisce anche la retribuzione presa a base per il calcolo della pensione.

Il lavoro agricolo dipendente, data la particolarità del rapporto, definito a giornate, gode di alcuni benefici. L’attuale aliquota contributiva, riferita al personale non impiegatizio, destinata al fondo pensionè pari al 29,10% (salirà fino a raggiungere definitivamente il 32,30%), di cui 8,84% (già a regime) a carico del lavoratore. Sulla quota di retribuzione annua eccedente il cosiddetto "tetto pensionabile" (47.143 euro, per l’anno 2019) è prevista un’aliquota maggiorata di un punto a completo carico del dipendente, che versa quindi il 9,84%. L’1% aggiuntivo non dà luogo alla pensione, ma è di natura solidaristica.

L’aliquota contributiva dovuta dalle aziende singole di trasformazione o manipolazione di prodotti agricoli zootecnici e di lavorazione di prodotti alimentari con processi produttivi di tipo industriale ha invece già raggiunto nel 2011 il limite complessivo del 32,30%.

                                       Contribuzione obbligatoria dipendenti agricoli 2019

Per i lavoratori privi di anzianità contributiva alla data del 31 dicembre 1995 che si iscrivono a far data dall'1 gennaio 1996  a forme pensionistiche obbligatorie è stabilito un massimale annuo della base contributiva e pensionabile.  Tale massimale, fissato in lire 132 milioni per l’anno 1996, viene rivalutato annualmente sulla base dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (il limite relativo al 2019 è pari a 102.543 euro). Oltre tale limite di reddito non si versano contributi e, di conseguenza, la prestazione pensionistica è plafonata sul massimale contributivo.

 

I TRATTAMENTI PENSIONISTICI

Il diritto alle prestazioni pensionistiche è subordinato alle condizioni che in via generale sono il verificarsi dell'evento protetto (ad esempio il compimento di una determinata età) e il possesso da parte dell'assicurato di determinati requisiti contributivi e assicurativi.

Per quanto riguarda i lavoratori agricoli, aspetti particolari riguardano la valutazione dei contributi giornalieri, che acquistano un diverso valore in base al tipo di prestazione richiesta: pensione anticipata  o altri tipi di pensione.

Il requisito dell’annualità di contribuzione, ai fini del diritto e della misura della pensione, è infatti soddisfatto con 270 giornate annue di contribuzione effettiva, volontaria o figurativa. Fa eccezione la pensione anticipata, per la quale l’annualità, ai soli fini del diritto, è realizzata con un numero inferiore di giornate (156).

Il requisito minimo di contribuzione, relativamente a ciascuna prestazione, è dato dal prodotto ottenuto dalla contribuzione minima annua (270 contributi giornalieri) per il numero degli anni richiesti per il diritto alla prestazione medesima.

Ai fini del diritto non si computano le giornate di disoccupazione e di malattia.

 

Pensione di vecchaia

La pensione di vecchiaia viene riconosciuta qualora ricorrano contemporaneamente le seguenti condizioni: compimento dell'età pensionabile; raggiungimento di determinati requisiti contributivi; cessazione del rapporto di lavoro dipendente.

Età

Spetta all'età  di 67 anni sia per  gli uomini che per le donne (il limite è stato parificato nel 2018). I suddetti requisiti anagrafici, a far tempo dall'1 gennaio 2013, sono di fatto adeguati alla cosiddetta speranza di vita sulla base dei dati forniti dall’ISTAT, con una periodicità biennale dal 2019 (in precedenza, la frequenza era invece triennale).

La pensione di vecchiaia dei dipendenti agricoli

Le norme vigenti prevedono in alcuni casi la riduzione dei requisiti di età per l'accesso al pensionamento in presenza di situazioni soggettive particolari:

  •  
  • per gli invalidi con grado di infermità pari o superiore all'80%, per i quali continuano ad applicare i “vecchi” limiti di 55 anni per le donne e 60 per gli uomini;
  •  
  • per i non vedenti, in condizioni di cecità assoluta o con residuo visivo non superiore a un decimo in entrambi gli occhi, per i quali l’età è fissata a 50 anni se donne e 55 se uomini, in presenza di almeno 10 anni di contribuzione.
  •  

Minimo di contributi
Il diritto alla pensione di vecchiaia è riconosciuto quando il lavoratore possa far valere almeno 20 anni di contribuzione.

Al fine di tutelare posizioni precedenti al 1993 (riforma Amato) è stabilito che si continuino ad applicare i precedenti requisiti (minimo di 15 anni) per i seguenti soggetti:

  •  
  • lavoratori che abbiano maturato 15 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1992.
  •  
  • lavoratori che al 31 dicembre 1992 risultino ammessi alla prosecuzione volontaria. Non è richiesto che l'assicurato ammesso alla prosecuzione volontaria abbia anche effettuato versamenti anteriormente alla predetta data.
  •  


Attenzione! Affinché venga riconosciuta la pensione, l’importo del trattamento non deve risultare inferiore a 1,5 volte l’ammontare annuo dell’assegno sociale INPS (limite pari a 687 euro mensili del 2019). Si prescinde da quest’ultima condizione (1,5 volte l’assegno sociale), nel senso che la pensione viene comunque messa in pagamento, all’età di 71 anni (e oltre), in presenza di un minimo di 5 anni di contribuzione effettiva.

 

Pensione di vecchiaia contributiva

Per i lavoratori che hanno iniziato l'attività dall'1 gennaio 1996 (privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995), la pensione di vecchiaia, dall'1 gennaio 2012, richiede gli stessi requisiti di quelli previsti per i soggetti che risultano già assicurati alla data del 31 dicembre 1995 (vedi sopra).

Si può inoltre ottenere la pensione di vecchiaia all’età di 71 anni (2019-2020), sia per le donne cheper  gli uomini, con almeno 5 anni di contribuzione effettiva (non valgono i contributi figurativi). Viene richiesta la cessazione del lavoro dipendente.

 

Pensione anticipata e di anzianità

La pensione di anzianità è il trattamento previdenziale che si può ottenere in anticipo rispetto all’età prevista per la vecchiaia, da cui il nome di pensiona anticipata.

Dall'1 gennaio 2012 per la pensione anticipata è richiesta un’anzianità contributiva pari a 42 anni ed un mese per gli uomini e 41 anni ed 1 mese per le donne. Tali requisiti sono aumentati di un ulteriore mese per l’anno 2013 e di un ulteriore mese a decorrere dall’anno 2014, e sono parametrati periodicamente agli andamenti demografici. 

Nella tabella che segue sono riepilogati gli adeguamenti alla cosiddetta speranze di vita dal 2012, anno della loro introduzione con la legge Monti-Fornero, fino al 2020. Proprio nel 2019 sarebbero dovuti ulteriormente aumentare i requisiti contributivi minimi: il decreto legge del 28 gennaio 2019, n.4 è tuttavia intervenuto sul tema dell'indicizzazione dell'anzianità contributiva rispetto all’aspettativa di vita, bloccandola in via sperimentale fino al 31 dicembre 2026.

Requisiti richiesti per la pensione di anzianità: dipendenti agricoli 2019

Attenzione! Per i lavoratori al sistema pensionistico pubblico a partire dal 1/1/1996 (cioè i lavoratori interamente assoggettati al regime contributivo), è previsto un ulteriore canale di accesso al pensionamento anticipato. Essi possono accedere con un’età inferiore a quella prevista per il pensionamento di vecchiaia (67 anni per il 2019), fino a un massimo di 3 anni, se in possesso di almeno 20 anni di contribuzione effettiva (non sono considerati utili i contributi figurativi) e un importo minimo di pensione non inferiore a 1.282,37 euro mensili nel 2019 (che corrisponde a 2,8 volte l’assegno sociale). Tale importo è indicizzato in funzione del PIL nominale.

Opzione donna
Le lavoratrici possono ottenere il trattamento di anzianità con 35 anni di contribuzione e 58  anni  di età,  ma  con  una  penalizzazione consistente nella liquidazione  della  pensione con il sistema completamente contributivo (la cosiddetta “Opzione donna”). Tale possibilità è limitata alle pensioni con requisiti maturati entro e non oltre il 31 dicembre 2018. 


Lavori usuranti

Il lavoratore che svolge attività cosiddetti usuranti beneficia di una particolare normativa. Dall'1 gennaio 2012, i lavoratori interessati - in possesso di un’anzianità contributiva minima di 35 anni e di una determinata età anagrafica minima -  possono accedere al trattamento pensionistico attraverso il “sistema delle quote”, date dalla somma dell'età anagrafica e anzianità. I requisiti richiesti sono riepilogati nella tabella che segue, nella quale sono indicati anche i requisiti richiesti ai lavoratori notturni che prestano la loro attività a turni per un numero minimo di giorni lavorativi all'anno inferiore a 78.

I requisiti richiesti a partire dal 2016 restano “congelati” sino a tutto il 2026 in quanto nei loro confronti non trova applicazione né l’adeguamento demografico né il posticipo della decorrenza, fissata al 13° mese (18° per gli autonomi) successivo a quello di maturazione dei requisiti (la cosiddetta finestra mobile).

 

Lavoratori precoci

La Legge di Bilancio 2017 ha riconosciuto la necessità di un intervento in favore delle categorie di lavoratori cosiddetti precoci che si trovano in condizione di particolare disagio lavorativo e/o economico.

Sono definiti precoci i lavoratori che possono vantare almeno un anno (12 mesi, anche non continuativi) di contribuzione, riferiti a periodi di lavoro effettivo, precedenti il compimento del diciannovesimo anno di età.

I  suddetti lavoratori, dal 1° maggio 2017, possono ottenere la pensione anticipata con 41 anni di contribuzione (in luogo dei richiesti 42 anni e 10 mesi, o 41 anni e 10 mesi, le donne) , a condizione che si trovino  in almeno uno dei 4 seguenti profili di tutela:

a) sono in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, e che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno 3 mesi;

b) assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità (Legge n. 104/1992) o parente o affine di 2° grado convivente se i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità hanno compiuto 70 anni o sono anch'essi affetti da patologie invalidanti o sono deceduti o mancanti;

c) presentano una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%;

d) sono lavoratori con qualifica di operaio (agricoltura e zootecnia) che abbiano svolto una o attività usurante per un periodo di tempo pari ad almeno 7 anni negli ultimi 10 di attività lavorativa, oppure 6 anni negli ultimi 7 di attività lavorativa.    

   A. Operai dell'industria estrattiva, dell'edilizia e della manutenzione degli edifici

   B. Conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni

   C. Conciatori di pelli e di pellicce

   D. Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante

   E. Conduttori di mezzi pesanti e camion

   F. Personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni

   G. Addetti all'assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza

   H. Insegnanti della scuola dell'infanzia e educatori degli asili nido

   I. Facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati

   L. Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia

   M. Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti

   Dal 2018 anche:

   N. Operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca

   O. Pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative

   P. Lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature

   Q. Marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque interne.

 

L’anticipo, in effetti, è di 22 mesi per gli uomini e di soli 10 mesi per le donne. Inoltre, dall’1  gennaio 2019, In base al DL 4/2019 il requisito di 41 anni non è più soggetto all’adeguamento demografico del requisito contributivo alla variazione della speranza di vita, ma è assoggettato alla cosiddetta “finestra mobile” di 3 mesi: tra la maturazione del diritto e la decorrenza della pensione deve passare un periodo di 3 mesi.

 

TRATTAMENTI DI INVALIDITÀ

Sono previsti due distinte prestazioni: l'assegno di invalidità e la pensione di inabilità.

Assegno di invalidità
Si considera invalido l'assicurato la cui capacità di lavoro in occupazioni confacenti alle sue attitudini sia ridotta a meno di 1/3, in modo permanente, a causa di infermità o difetto fisico o mentale.

L'assegno ha carattere temporaneo: viene infatti accordato solo per un triennio, suscettibile di riconferma sempre che il soggetto risulti ancora invalido. Alla scadenza del triennio, per ottenerne la conferma il titolare di assegno è tenuto a presentare apposita domanda. Dopo tre riconoscimenti consecutivi l'assegno è confermato automaticamente e cioè indipendentemente dalla domanda dell'interessato. Al compimento dell'età pensionabile per la vecchiaia, sempre che ricorrano i relativi requisiti di contribuzione, l'assegno di invalidità si trasforma d'ufficio in pensione di vecchiaia.

L'assegno d'invalidità è ridotto proporzionalmente all'entità dei redditi, conseguiti per attività lavorativa. In altri termini, all'invalido che continua a svolgere attività lavorativa e realizza una somma superiore a 4 volte il trattamento minimo Inps, l'assegno viene ridotto del 25%. Se il reddito supera invece 5 volte l'ammontare annuo del minimo, la riduzione sale al 50%.

Il minimo annuo INPS del 2019 è pari a 6.696,13 euro annui, pari a 513,01 euro mensili.

Pensione d'inabilità
Si considera inabile, ai fini del conseguimento del diritto a pensione, l'assicurato che a causa di infermità o difetto fisico o mentale, si trovi nell'assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.          

La pensione di inabilità è costituita dal trattamento effettivamente maturato sulla base della contribuzione versata, maggiorato di una quota pari a quella che l’inabile avrebbe maturato se avesse continuato a lavorare sino all’età di 60 anni (uomini e donne). L’anzianità contributiva da considerare non può comunque superare i 40 anni (10.800 contributi giornalieri).

Requisito contributivo
Ai fini del perfezionamento del diritto all'assegno di invalidità e alla pensione di inabilità è richiesto il possesso dei seguenti requisiti di contribuzione: almeno 5 anni di contribuzione (1.350 contributi giornalieri), di cui almeno 3 anni (810 contributi giornalieri) versati nel quinquennio precedente la presentazione della domanda.
 

La pensione ai superstiti

Il diritto alla pensione in favore dei superstiti sorge in caso di decesso del pensionato oppure del lavoratore in attività, a condizione che quest'ultimo, al momento del decesso, possa far valere almeno 15 anni di contribuzione (4.050 contributi giornalieri), ovvero 5 anni, di cui almeno 3 (810 contributi giornalieri) versati nel quinquennio precedente la data della morte.

Aventi diritto
I superstiti beneficiari possono classificarsi in tre gruppi: il coniuge ed i figli (minorenni, maggiorenni studenti sino a 21 anni ed universitari sino a 26 anni, ovvero inabili e a carico del genitore defunto), i genitori, i fratelli e le sorelle (in mancanza di coniuge e figli).

Quote spettanti
La misura della pensione è stabilita in una quota dell’intero importo del trattamento già liquidato al lavoratore o che a lui sarebbe spettato. Le quote sono le seguenti:  coniuge solo: 60%;  coniuge e un figlio: 80%; coniuge e due o più figli: 100%. Qualora  abbiano  diritto a pensione soltanto i figli, ovvero i genitori o i fratelli o sorelle, le aliquote  sono le seguenti:  un figlio: 70%;  due figli: 80%;  tre o più figli:100%;  un genitore: 15 %; due genitori: 30%;  un fratello o sorella: 15%. La pensione ai superstiti non può, in alcun caso, risultare superiore all’intero ammontare della rendita della quale risultava titolare, o che sarebbe spettata al lavoratore deceduto.

Se il superstite possiede redditi
La pensione attribuita ai superstiti, qualora il beneficiario faccia parte di un nucleo familiare dove non vi siano figli minori, studenti o inabili, è corrisposta nella misura ridotta: al 75%, in presenza di redditi imponibili Irpef d’importo annuo superiore a 3 volte il trattamento minimo INPS; al 60%, in presenza di redditi imponibili Irpef (escluso quello della casa di abitazione) d’importo annuo superiore a 4  volte il trattamento minimo; al 50%, in presenza di redditi imponibili Irpef d’importo annuo superiore a 5 volte il trattamento minimo INPS.

Il minimo annuo INPS del 2019 è pari a 6.696,13 euro annui, pari a 513,01 euro mensili.

visual

 

 

DECORRENZA DELLE PENSIONI

La pensione di vecchiaia decorre dal mese successivo a quello in cui si maturano i requisiti richiesti per il diritto.La pensione anticipata (e di anzianità) decorrono, dal 2019, tre mesi dopo il compimento dei requisiti, con la cosiddetta “finestra mobile”. L’assegno di invalidità e la pensione di inabilità decorrono dal mese successivo a quello della relativa domanda.  La pensione ai superstiti è fissata al mese successivo alla data del decesso del dante causa.

 

 

MISURA DELLE PENSIONI

Il sistema di calcolo della pensione si differenzia a seconda dell’anzianità contributiva maturata alla data del 31 dicembre 1995:

  • per chi può contare su almeno 18 anni di contributi (compresi i contributi, figurativi, da riscatto e ricongiunzione), si applica il cosiddetto criterio e cioè “retributivo”, per l’anzianità maturata sino al 31 dicembre 2011, e “contributivo” per i periodi di attività successivi al 1° gennaio 2012;
  • per chi ha meno di 18 anni di contributi, il criterio utilizzato è misto, e cioè “retributivo”, per l’anzianità maturata sino al 31 dicembre 1995, e “contributivo” per i periodi di attività successivi al 1° gennaio 1996;
  • per i nuovi assunti, dopo il 1° gennaio 1996 (privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995), si applica invece il solo criterio contributivo, strettamente collegato al valore della contribuzione versata nell’arco dell’intera vita lavorativa.

Criteri di calcolo della pensione

 

Calcolo retributivo

La misura della pensione nel sistema retributivo è data dalla somma di due distinte quote (A + B). La prima (A) corrispondente all'importo relativo all'anzianità contributiva maturata sino a tutto il 31 dicembre 1992; la seconda (B) corrispondente all'anzianità contributiva acquisita dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 2011. La base pensionabile è costituita dalla media annua delle retribuzioni dei 5 anni che precedono la decorrenza, per la quota A. E dalla media annua degli ultimi 10 anni per la quota B. Le retribuzioni utilizzate sono rivalutate tenendo conto dell'inflazione.

L'ammontare del trattamento è pari al 2% della retribuzione pensionabile per ogni anno di contribuzione: con 25 anni si ha diritto, quindi, al 50%, con 35 anni al 70% e così via, fino all'80% con 40 anni, massima anzianità presa in considerazione.

Sulla quota di retribuzione annua eccedente il cosiddetto “tetto pensionabile” (47.143 euro per il 2017), rivalutato annualmente sulla base degli indici Istat (costo vita), l'aliquota di rendimento utilizzata per la quota A si riduce come segue:

  • all'1,5% per la fascia eccedente il 33%;
  • all'1,25% per la fascia compresa tra il, 33 ed il 66%;
  • all'1%, infine, per l'ulteriore fascia di retribuzione annua pensionabile eccedente il 66%.
  •  

L'aliquota di rendimento da applicare alla retribuzione pensionabile utilizzata per la quota “B”, è invece determinata come segue:

  • 1,6%, per ogni anno di contribuzione, della fascia eccedente il 33%del “tetto”;
  • 1,35%, per ogni anno di contribuzione, della fascia compresa tra il 33 e il 66% eccedente il “tetto”;
  • 1,10%, per ogni anno di contribuzione, della fascia compresa tra il 66 e il 90% eccedente il “tetto”;
  • 0,90%, per ogni anno di contribuzione, della fascia eccedente il 90% del “tetto”.
  •  

Aliquote rendimento 2019

* Da utilizzare per il calcolo della quota A, ossia in riferimento alla contribuzione versata a tutto il 31 dicembre 1992.
** Da utilizzare per il calcolo della quota B, ossia in   riferimento alla contribuzione versata nel periodo   compreso tra l'1 gennaio 1993 e il 31 dicembre 2011 (invece la quota di pensione relativa al periodo compreso tra l'1 gennaio 2012 e la data di decorrenza della pensione è calcolata con il metodo contributivo).


L'integrazione al minimo

Quando l’importo della pensione, calcolato con il criterio retributivo sulla base della contribuzione effettivamente versata risulta inferiore a una certa cifra (il minimo stabilito dalla legge) si procede alla cosiddetta integrazione, che rappresenta quindi la differenza, a carico dello Stato, tra la quota effettivamente maturata e la soglia stabilita.

Le condizioni da rispettare affinché scatti l’integrazione sono due: chi richiede la pensione non deve avere altri redditi assoggettati a Irpef di importo superiore a 2 volte il trattamento minimo; il reddito complessivo della coppia (pensionato e relativo coniuge) non deve superare l’importo annuo di 4 volte il minimo.

Nel 2018 l’importo mensile a cui adeguare le pensioni calcolate con il sistema retributivo di valore basso era pari a 507,42 euro/mese. Tale importo rivalutato secondo l’adeguamento perequativo diventa pari a 513,01 euro/mese nel 2019. 

 

Calcolo contributivo

Il sistema contributivo funziona ad accumulo. Il lavoratore provvede, con il concorso dell'azienda, ad accantonare annualmente il 33% del proprio stipendio. Il capitale versato produce una sorta di interesse composto, a un tasso legato alla dinamica quinquennale del Pil (il prodotto interno lordo) e all'inflazione.

Alla data del pensionamento al montante contributivo, ossia la somma rivalutata dei versamenti effettuati, si applica un coefficiente di conversione che cresce con l’aumentare dell’età. Con riferimento al 2019, ad esempio, il coefficiente è pari al 4,532%, per chi chiede la rendita a 60 anni, sale al 5,245% per chi resiste fino a 65 anni e al 6,257% se si decide di arrivare fino a 70 anni.  A partire dal 2019, i coefficienti di trasformazione sono rivisti ogni due anni - in precedenza lo erano ogni 3 -  sulla base della evoluzione degli andamenti demografici (speranza di vita). 

Per le pensioni liquidate a soggetti di età inferiore a 57 anni (pensione di inabilità e pensione ai superstiti) si applica il coefficiente di trasformazione previsto per coloro che hanno compiuto i 57 anni.

Per le pensioni liquidate sulla base del criterio contributivo, le disposizioni sull'integrazione al minimo non trovano applicazione.

 

Regime del cumulo

Il cumulo pensione-reddito da lavoro è ormai un problema che riguarda esclusivamente i beneficiari della pensione di invalidità. I titolari della vecchiaia, infatti, da tempo possono svolgere sia attività di lavoro dipendente che da autonomo, senza subire alcuna riduzione della pensione. Lo stesso vale per i titolari dei trattamenti anticipati/anzianità a partire dal 2009.

La mappa del cumulo

Attenzione! Chi andrà in pensione con Quota 100 non potrà percepire redditi da lavoro dipendente o autonomo fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia (attualmente, 67 anni): all’assoluto divieto di cumulo durante il periodo di anticipo – pena la sospensione della pensione stessa – è comunque prevista una deroga per il lavoro autonomo occasionale entro il limite annuale di 5.000 euro lordi.

 

 

LE NOVITÀ PER IL 2019

Una serie di importanti novità in ambito previdenziale sono state introdotte dapprima dalla Legge di Bilancio per il 2019 e successivamente dal decreto-legge del 28 gennaio 2019 “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni”: tra le misure più significative, l’introduzione di Quota 100 – vale a dire la possibilità di uscita dal lavoro quando somma di età anagrafica e contributi è almeno pari a 100 (con requisiti contributivo e di età minima comunque definiti) - il riscatto agevolato della laurea o di altri periodi non coperti da contribuzione, la proroga di APE sociale e la variazione nel meccanismo di rivalutazione delle pensioni. 

Si descrivono sinteticamente di seguito alcune delle principali novità. Per ulteriori approfondimenti si rimanda alle schede Wikiprevidenza dedicate. 

 

Quota 100

Si tratta di un’opzione introdotta dal decreto legge 4/2019 che consente di accedere alla pensione con 62 anni di età e 38 di contributi; la misura ha carattere sperimentale e la sua validità si estende per il momento al prossimo triennio, vale a dire a tutti i lavoratori (dipendenti, autonomi e iscritti alla Gestione separata INPS) che matureranno i requisiti entro il 31 dicembre 2021. 

Attenzione! Affinché sia possibile esercitare questa possibilità, è necessario possedere contemporaneamente entrambi i requisiti minimi.Non è cioè possibile arrivare a 100 con qualche anno in più di contribuzione e qualche anno di età in meno o viceversa: quanti hanno ad esempio 63 anni di età e 37 di contributi dovranno comunque attendere per la propria pensione, non vedendo soddisfatto il requisito contributivo. A proposito di quest’ultimo, bene poi ricordare che si ritiene valida la contribuzione a qualsiasi titolo accreditata in favore dell’assicurativo, fermo restando – così come precisato anche dalla circolare INPS 11/2019 -  il possesso di almeno 35 anni di contribuzione effettiva, al netto di periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti. 

La domanda può essere presentata una volta maturati i requisiti (anche nel 2022, se raggiunti entro il 31 dicembre dell’anno precedente), mentre la prestazione decorre 3 mesi dopo la maturazione del diritto per effetto della finestra trimestrale prevista. Per quanto riguarda la misura della pensione, va precisato che l’importo non subisce nel calcolo alcuna penalizzazione, pur verosimilmente meno generoso di quello di un’ipotetica pensione anticipata per effetto sia del minor numero di anni di contribuzione sia di un coefficiente di trasformazione più basso

 

Proroga dell’APE sociale e volontaria 

Confermata anche per il 2019 la possibilità di ricorrere all’anticipo pensionistico in tutte le sue versioni, sociale e volontaria (e aziendale), delle quali vengono sostanzialmente conservate anche le principali caratteristiche.

In particolare, l’APE sociale permette a specifiche categorie di lavoratori individuate dalla legge di ottenere, una volta raggiunti i 63 anni di età e i 30 anni di contributi (36 per gli addetti alle mansioni gravose; previsto invece uno sconto fino a 2 anni per le lavoratrici madre), una sorta di assegno ponte fino alla maturazione dei requisiti necessari alla pensione di vecchiaia. Nel concreto, si traduce quindi in una sorta di sussidio di accompagnamento alla pensione – conditio sine qua non è ovviamente la non titolarità di alcuna pensione diretta – erogato dallo Stato a soggetti che si trovano in condizioni di particolare bisogno (disoccupati, caregivers, invalidi civili e addetti a mansioni gravose) così come individuati dalla legge. 

L’APE volontaria consiste invece nella possibilità a disposizione dei lavoratori che abbiano almeno 63 anni e 5 mesi di età, 20 anni di contributi e che si trovino a non più di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione di vecchiaia di ottenere un anticipo finanziario a garanzia pensionisticaNon si tratta dunque di una prestazione previdenziale, bensì di un prestito vero e proprio che il futuro pensionato può ottenere con modalità agevolate per ricevere un assegno mensile alternativo o complementare allo stipendio (non è cioè richiesta la cessazione dell’attività lavorativa), fino alla maturazione dei requisiti necessari alla pensione. 

La prestazione è quindi per funzione assimilabile all’APE sociale, con la sostanziale differenza che gli oneri del “prestito ponte” sono in questo caso totalmente a carico del lavoratore, che può farvi ricorso per un minimo di 6 mesi e un massimo di 43 mesi. L’importo mensile può invece variare da un minimo di 150 euro a un massimo che oscilla, in base all’anticipo richiesto, tra il 75% e il 90% della pensione netta maturata al momento della richiesta di anticipo. 

Attenzione! Ulteriore requisito per poter far domanda per l’APE volontaria è aver maturato, al momento della richiesta, un assegno pensionistico di importo pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo INPS (almeno 1,5 per i cosiddetti “contributivi puri”). 

 

Proroga di opzione donna

Prorogata dall’articolo 16 del decreto legge 4/2019, si tratta di un’opzione indirizzata, come suggerisce il nome stesso, alle sole donne, cui è concesso di accedere alla pensione con almeno 35 anni di contribuzione e 58 anni di età se dipendenti in alternativa alle altre forme di pensionamento, laddove i requisiti siano stati maturati entro il 31 dicembre 2018.  Prevista in ogni caso una finestra tra la maturazione dei requisiti e l’effettiva ricezione del proprio assegno pensionistico. Il tempo di attesa è pari a 12 mesi per le lavoratrici dipendenti. 

Attenzione! L’importo della pensione ottenuta con opzione donna viene interamente calcolato con il metodo contributivo, a prescindere da quando sono stati effettivamente versati i contributi (sistema misto o ex retributivo): nella maggior parte dei casi, ciò si traduce di fatto in una penalizzazione nell’importo dell’assegno pensionistico. 

 

Meccanismo di rivalutazione delle pensioni

Per il triennio 2019-2021, la Legge di Bilancio prevede dunque una revisione del meccanismo di rivalutazione così strutturata: 

  • Il 100% dell’inflazione per le pensioni di importo fino a 3 volte il trattamento minimo INPS*;
  • Il 97% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 3 e 4 volte il minimo;
  • Il 77% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 4 e 5 volte il minimo;
  • Il 52% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 5 e 6 volte il minimo;
  • Il 47% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 6 e 8 volte il minimo;
  • Il 45% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 8 e 9 volte il minimo;
  • Il 40% dell’inflazione per le pensioni di importo oltre 9 volte il minimo.

*Per il 2019, la misura del trattamento minimo è pari a 513,01 euro mensili; per il 2018 era pari a 507,41 euro.

Attenzione! Come già accaduto in passato, per il triennio 2019-2021 la rivalutazione sarà applicata sull'importo complessivo della pensione e non sui diversi scaglioni, come previsto dalla legge 388/2000. Cosa vuol dire? Che, in passato, un'ipotetica pensione di 4.000 euro lordi al mese sarebbe stata rivalutata fino al 100% dell'inflazione fino a 3 volte il minimo (circa 1.522 euro), il 90% da 3 a 5 volte il minimo (da 1.522 a 2.537 euro) e il 75% sulla quota di pensione oltre 5 volte il minimo (da 2.537 fino a 4.000 euro). L'attuale Legge di Bilancio, almeno in questo senso, prosegue invece l'impostazione già prevista per il 2018 e applica la rivalutazione all'intero importo: tornando all'esempio, ciò significa che l'intero importo sarà rivalutato al 47% dell'inflazione, percentuale applicata nel caso di pensioni di importo compreso tra le 6 e le 8 volte il trattamento minimo.

Tenendo conto del fatto che l'Istat ha comunicato in via previsionale un incremento pari all'1,1%, nel 2019 gli aumenti saranno contenuti tra l'1,1% effettivamente applicato ai assegni di importo fino a 3 volte il trattamento minimo e lo 0,44% per le pensioni di importo oltre 9 volte il minimo. 

 

Taglio delle pensioni sopra i 100.000 euro annui

Il comma 261 dell’art. 1 della Legge di Bilancio per il 2019 ha previsto una riduzione degli assegni pensionistici superiori a 100 mila euro lordi annui per un periodo di 5 anni, con l’applicazione di un contributo di solidarietà, sulla base delle seguenti percentuali progressive: 

  • pensione tra 100 e 130mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro;
  • pensione tra 130 e 200mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro e al 25% per la parte eccedente i 130mila euro;
  • pensione tra 200 e 350mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, al 25% per la parte eccedente i 130mila euro e al 30% per la parte eccedente i 200mila euro;
  • pensione tra 350 e 500mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, al 25% per la parte eccedente i 130mila euro, al 30% per la parte eccedente i 200mila euro e al 35% per la parte eccedente i 350mila euro;
  • pensione oltre i 500mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, al 25% per la parte eccedente i 130mila euro, al 30% per la parte eccedente i 200mila euro, al 35% per la parte eccedente i 350mila euro e al 40% dell’assegno per la parte eccedente i 500mila euro.

La riduzione si applica alle sole pensioni dirette liquidate con il metodo di calcolo retributivo o mistoe in proporzione agli importi dei trattamenti pensionistici, ferma restando la cosiddetta “clausola di salvaguardia” (il che significa che, per effetto dell’applicazione della riduzione l’importo complessivo dei trattamenti pensionistici diretti non può comunque essere inferiore a 100 euro lordi su base annua).

Sono poi esclusi, i trattamenti pensionistici riconosciuti ai superstiti, le prestazioni di invalidità e le pensioni corrisposte a favore delle vittime del dovere o di azioni terroristiche (legge 466/1980 e legge 206/2004).