Lavoratori dello spettacolo

La previdenza a favore dei lavoratori dello spettacolo è gestita dall’ex ENPALS, confluito nell’INPS dall'1 gennaio 2012. Si tratta di un fondo sostitutivo dell’assicurazione generale obbligatoria INPS

Ai  fini del calcolo della contribuzione e delle prestazioni, i lavoratori dello spettacolo sono inseriti in tre gruppi, indipendentemente dalla natura autonoma o subordinata del rapporto di lavoro, a seconda che:

A)  prestino a tempo determinato, attività artistica o tecnica, direttamente  connessa  con la produzione e la realizzazione di spettacoli;

B)  prestino a tempo  determinato  attività al  di  fuori delle ipotesi di cui alla lettera A);

C)  prestino attività a tempo indeterminato (si tratta per lo più degli impiegati delle emittenti televisive, Rai, Mediaset, ecc.).

 

Elenco delle categorie iscritte all’ENPALS

Gruppo A): lavoratori a tempo  determinato che prestano attività artistica o tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli:

  •  
  • artisti lirici;
  •  
  • attori di prosa, operetta, rivista, varietà e attrazioni, cantanti di musica leggera, presentatori, disc-jockey;
  •  
  • animatori in strutture ricettive connesse all’attività turistica;
  •  
  • attori e generici cinematografici, attori di doppiaggio cinematografico;
  •  
  • registi e sceneggiatori teatrali e cinematografici, aiuto registi, dialoghisti ed adattatori cinetelevisivi;
  •  
  • direttori di scena e di doppiaggio;
  •  
  • direttori d’orchestra e sostituti;
  •  
  • concertisti e professori d’orchestra, orchestrali;
  •  
  • tersicorei, coristi, ballerini, figuranti, indossatori;
  •  
  • tecnici del montaggio, del suono;
  •  
  • operatori di ripresa cinematografica e televisiva, aiuto operatori;
  •  
  • scenografi;
  •  
  • attrezzisti.
  •  
  • lavoratori autonomi esercenti attività musicali.
  •  

Gruppo B): lavoratori a tempo determinato che prestano attività al di fuori delle ipotesi di cui al gruppo A):

  •  
  • bandisti; organizzatori   generali,   direttori, ispettori, segretari   di produzione cinematografica, cassieri, segretari di edizione;
  •  
  • amministratori di formazioni artistiche; tecnici addetti alle manifestazioni di moda, tecnici dello sviluppo e stampa;
  •  
  • maestranze cinematografiche, teatrali e radio televisive; macchinisti, pontaroli;
  •  
  • elettricisti;
  •  
  • falegnami e tappezzieri;
  •  
  • sarti;
  •  
  • truccatori e parrucchieri;
  •  
  • arredatori, architetti;
  •  
  • figurinisti teatrali e cinematografici;
  •  
  • pittori, stuccatori e formatori;
  •  
  • artieri ippici;
  •  
  • operatori di cabine, di sale cinematografiche; impiegati amministrativi e tecnici dipendenti dagli enti od    imprese esercenti   pubblici  spettacoli,   dalle imprese   radiofoniche   e televisive,  dalle imprese  della  produzione  cinematografica,  del doppiaggio e dello sviluppo e stampa, maschere, custodi e personale di pulizia dipendenti dagli enti ed imprese soprannominati;
  •  
  • impiegati ed operai dipendenti dalle case da gioco, dagli ippodromi, dalle scuderie  dei cavalli da corsa  e dai cinodromi, prestatori d’opera  addetti ai totalizzatori, o alla ricezione delle scommesse, presso gli ippodromi e cinodromi, nonché  presso le sale da corsa e le agenzie ippiche;
  •  
  • addetti agli impianti sportivi;
  •  
  • dipendenti dalle imprese di spettacoli viaggianti;
  •  
  • lavoratori  dipendenti dalle  imprese  esercenti il noleggio e la distribuzione dei films.
  •  

Gruppo C): tutti i lavoratori dello spettacolo, iscrivibili all’ENPALS secondo le norme vigenti, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato (si tratta degli impiegati amministrativi delle TV, ecc.).

 

 

I CONTRIBUTI OBBLIGATORI (quanto costa la pensione)

Il fondo pensioni ENPALS è finanziato attraverso un prelievo contributivo rapportato alla retribuzione corrisposta al lavoratore.

La retribuzione imponibile ai fini del versamento della contribuzione previdenziale è costituita da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro.Contrariamente a quanto avviene per l’Inps, la retribuzione utilizzata per il versamento dei contributi ENPALS, non corrisponde alla retribuzione presa a base per il calcolo della pensione.  Quest’ultima infatti viene presa in considerazione entro un limite massimo, rivalutato annualmente sulla base dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, così come calcolato dall’ISTAT.

La contribuzione pensionistica per i lavoratori dello spettacolo

 

I TRATTAMENTI PENSIONISTICI

Il diritto alle prestazioni pensionistiche è subordinato alle condizioni che in via generale sono il verificarsi dell'evento protetto (ad esempio il compimento di una determinata età) e il possesso da parte dell'assicurato di determinati requisiti contributivi e assicurativi.

Valutazione della contribuzione
L’anzianità contributiva ENPALS è espressa in giorni, considerando l’anno lavorativo convenzionale di 312 giorni, cui corrispondono 12 mesi di 26 giorni ciascuno.

Fino al 31 dicembre 1992,  l’annualità di contribuzione veniva soddisfatta con un numero di contributi giornalieri pari a:

  •  
  • 60, per i lavoratori appartenenti ai gruppi A;
  •  
  • 180, per gli appartenenti  gruppo B.
  •  

Dall'1 gennaio 1993, ai fini del diritto alla pensione, con la sola eccezione della pensione dovuta ai superstiti, il requisito dell’annualità di contribuzione è stato elevato:

  •  
  • a 120 contributi giornalieri, per le categorie appartenenti ai gruppo A;
  •  
  • a 260 contributi giornalieri, per le categorie appartenenti al gruppo B.
  •  
  • a 312 contributi giornalieri, per le categorie appartenenti al  gruppo C.
  •  

Il nuovo criterio di parametrazione dell’annualità contributiva si applica ai soli periodi di attività lavorativa successivi al 31 dicembre 1992.

In altre parole, ai fini della individuazione delle annualità contributive - per tutti i soggetti che vantano contribuzione versata entro il 31 dicembre 1992 - occorre utilizzare i due diversi criteri di parametrazione, a seconda che si tratti di contributi riferiti a periodi ante o post 1 gennaio 1993.

Riepilogando, il requisito dell’annualità di contribuzione utile per la pensione si considera ora soddisfatto in presenza di:

  •  
  • 120 contributi giornalieri per i lavoratori appartenenti al gruppo A. Per questi lavoratori, ai fini del diritto a pensione, qualora possono far valere annualmente almeno 60 contributi giornalieri, viene accreditato d’ufficio, negli anni in cui la retribuzione globale percepita non superi quattro volte l’importo del trattamento minimo INPS, un numero massimo di 60 contributi giornalieri, fino a concorrenza di 120 contributi giornalieri annui complessivi. In  ogni caso tale accreditamento è consentito per un numero di anni non superiore a 10;
  •  
  • 260 contributi giornalieri per i lavoratori dal gruppo B;
  •  
  • 312 contributi giornalieri per gli  appartenenti al gruppo C.
  •  

Nel caso di passaggio fra i diversi gruppi, per la determinazione del numero complessivo di giornate accreditate, utili per l’acquisizione del  diritto alla pensione, quelle relative al gruppo di provenienza sono riproporzionate in base al rapporto esistente tra i rispettivi requisiti di annualità

Totalizzazione contributi INPS-ENPALS

I contributi versati nell’assicurazione generale INPS  (obbligatori, figurativi, volontari e da riscatto) si totalizzano sia ai fini del diritto che della determinazione della misura della pensione ENPALS, e viceversa.

I contributi settimanali INPS trasferiti e utilizzati all’ENPALS si trasformano in giornalieri moltiplicandoli per 6. I contributi giornalieri ENPALS trasferiti e utilizzati presso l’INPS si trasformano in settimane dividendoli per 6.

 

La pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia viene riconosciuta qualora ricorrano contemporaneamente le seguenti condizioni: compimento dell'età pensionabile; raggiungimento di determinati requisiti contributivi; cessazione del rapporto di lavoro dipendente.

Età
Spetta all'età di 67 anni sia per gli uomini sia per le donne (il limite di età femminile è stato infatti parificato a quello maschile a partire dal 2018).

I suddetti requisiti anagrafici, a far tempo dall'1 gennaio 2013, sono adeguati alla cosiddetta speranze di vita (sulla base dei dati forniti dall’ISTAT), con una periodicità triennale (biennale dal 2019).

Le norme vigenti prevedono in alcuni casi la riduzione dei requisiti di età per l'accesso al pensionamento in presenza di situazioni soggettive particolari:

  • per gli invalidi con grado di infermità pari o superiore all'80%, per i quali continuano ad applicare i “vecchi” limiti di 55 anni per le donne e 60 per gli uomini;    
  • per i non vedenti, in condizioni di cecità assoluta o con residuo visivo non superiore a un decimo in entrambi gli occhi, per i quali l’età è fissata a 50 anni se donne e 55 se uomini, in presenza di almeno 10 anni di contribuzione.

I suddetti limiti di età sono tuttavia ridotti per alcune specifiche categorie (si veda la seguente tabella).

Minimo di contributi
Il diritto alla pensione di vecchiaia è riconosciuto quando il lavoratore possa far valere almeno 20 anni di contribuzione.

I ballerini e tersicorei conseguono il diritto alla pensione quando siano trascorsi almeno 20 anni dalla data iniziale dell’assicurazione al fondo e risultino versati un numero di contributi giornalieri effettivi in costanza di lavoro, esclusivamente con la qualifica di tersicoreo o ballerino, pari a 2.400 giornate.

 

La pensione di vecchaia contributiva

Per i lavoratori che hanno iniziato l'attività dall'1 gennaio 1996 (privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995), la pensione di vecchiaia, dall'1 gennaio 2012, richiede gli stessi requisiti di quelli previsti per i soggetti che risultano già assicurati alla data del 31 dicembre 1995 (vedi sopra).

È inoltre possibile ottenere la pensione di vecchiaia all’età di 71 anni (2019-2020) sia per le donne che per gli uomini, con almeno 5 anni di contribuzione effettiva (non valgono i contributi figurativi). Viene richiesta la cessazione del lavoro dipendente.

Condizione 
Affinché venga riconosciuta la pensione, l’importo del trattamento non deve risultare inferiore  a 1,5 volte l’ammontare annuo dell’assegno sociale INPS (limite pari a 686,98 euro mensili nel 2018). Si prescinde da quest’ultima condizione (1,5 volte l’assegno sociale), nel senso che la pensione viene comunque messa in pagamento, all’età di 71 anni (e oltre), in presenza di un minimo di 5 anni di contribuzione effettiva.

 

Pensione anticipata e di anzianità

La pensione di anzianità è il trattamento previdenziale che si può ottenere in anticipo rispetto all’età prevista per la vecchiaia, da cui il nome di pensiona anticipata. 

Dall'1 gennaio 2012 per la pensione anticipata è richiesta un’anzianità contributiva pari a 42 anni ed un mese per gli uomini e 41 anni ed 1 mese per le donne. Tali requisiti sono aumentati di un ulteriore mese per l’anno 2013 e di un ulteriore mese a decorrere dall’anno 2014, e sono parametrati periodicamente agli andamenti demografici. 

Nella tabella che segue sono riepilogati gli adeguamenti alla cosiddetta speranze di vita dal 2012, anno della loro introduzione con la legge Monti-Fornero, al 2020. Proprio nel 2019 sarebbero dovuti ulteriormente aumentare i requisiti contributivi minimi sia per gli uomini sia per le donne: per i primi da 42 anni e 10 mesi a 43 anni e 3 mesi e per le seconde da 41 anni e 10 mesi a 42 anni e 3 mesi. 

Requisiti per pensione anticipata 2019

Qualora la pensione viene richiesta prima del compimento dei 62 ani di età, l’importo della stessa subisce, sulla quota liquidata con il criterio retributivo, una riduzione del 1% per ogni anno di anticipo, riduzione che sale al 2%, per ogni anno successivo ai primi due. A far tempo dal 1° gennaio 2015, la riduzione non si applica nei confronti di coloro che raggiungono i requisiti entro il 2017.

Il decreto legge del 28 gennaio 2019, n.4 è tuttavia intervenuto sul tema dell'indicizzazione dell'anzianità contributiva rispetto all’aspettativa di vita, bloccandola a 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva (un anno in meno per le donne):  come recita il testo del decreto legge, il "blocco" è sperimentale e dunque in vigore dall’1 gennaio 2019 al 31 dicembre 2026. Viene comunque introdotto un differimento della decorrenza di 3 mesi dalla data di maturazione dei requisiti pensionistici (la cosiddetta “finestra mobile”). 

Attenzione! Per i lavoratori al sistema pensionistico pubblico a partire dal 1/1/1996 (cioè i lavoratori interamente assoggettati al regime contributivo), è previsto un ulteriore canale di accesso al pensionamento anticipato. Essi possono accedere con un’età inferiore a quella prevista per il pensionamento di vecchiaia (67 anni per il 2019), fino ad un massimo di 3 anni, se in possesso di almeno 20 anni di contribuzione effettiva (non sono considerati utili i contributi figurativi) e un importo minimo di pensione non inferiore a 1.282,37 euro mensili nel 2019 (che corrisponde a 2,8 volte l’assegno sociale). Tale importo è indicizzato in funzione del PIL nominale.

Opzione donna
Le lavoratrici possono ottenere il trattamento di anzianità con 35 anni di  contribuzione  e 58  anni  di età,  ma  con  una  penalizzazione consistente nella liquidazione  della  pensione con il sistema completamente contributivo (la cosiddetta “Opzione donna”). Tale possibilità è limitata alle pensioni con requisiti maturati entro e non oltre il 31 dicembre 2018. Con la circolare 11/2019, l’INPS ricorda che per raggiungere il requisito dei 35 anni di contribuzione non concorrono i contributi accreditati per malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti.

 


TRATTAMENTI DI INVALIDITÀ

Sono previsti due distinte prestazioni: l'assegno di invalidità e la pensione di inabilità.

 

Assegno di invalidità

Si considera invalido l'assicurato la cui capacità di lavoro in occupazioni confacenti alle sue attitudini sia ridotta a meno di 1/3, in modo permanente, a causa di infermità o difetto fisico o mentale.

L'assegno ha carattere temporaneo: viene infatti accordato solo per un triennio, suscettibile di riconferma sempre che il soggetto risulti ancora invalido. Alla scadenza del triennio, per ottenerne la conferma il titolare di assegno è tenuto a presentare apposita domanda. Dopo tre riconoscimenti consecutivi l'assegno è confermato automaticamente e cioè indipendentemente dalla domanda dell'interessato. Al compimento dell'età pensionabile per la vecchiaia, sempre che ricorrano i relativi requisiti di contribuzione, l'assegno di invalidità si trasforma d'ufficio in pensione di vecchiaia.

L'assegno d'invalidità è ridotto proporzionalmente all'entità dei redditi, conseguiti per attività lavorativa. In altri termini, all'invalido che continua a svolgere attività lavorativa e realizza una somma superiore a 4 volte il trattamento minimo Inps, l'assegno viene ridotto del 25%. Se il reddito supera invece 5 volte l'ammontare annuo del minimo, la riduzione sale al 50%.

Trattamento invalidi e cumulo pensione

Il minimo INPS per il 2019 è pari a 6.669,13 euro annui, pari a 513,01 euro mensili.

 

Pensione di invalidità specifica

La particolare prestazione è riservata ad alcune categorie di lavoratori dello spettacolo, di età non inferiore ai 30 anni, i quali abbiano perduto la capacità di lavoro specifica nell’esercizio dell’attività professionale.

La differenza tra l’assegno d’invalidità generica e pensione d’invalidità specifica sta appunto nella diversa valutazione delle condizioni del lavoratore. Nel primo caso (invalidità generica) è richiesto uno stato invalidante che riduca per oltre i 2/3 la capacità lavorativa generica.  Nel secondo caso (invalidità specifica) lo stato invalidante può essere riconosciuto anche quando la capacità lavorativa generica risulti ridotta in misura inferiore al 67%, ma comunque in misura tale che non consenta la prosecuzione dell’attività specifica.

Un esempio. La lacerazione dei legamenti muscolari di una gamba non costituisce di per sé stato invalidante tale da ridurre oltre i 2/3 la capacità di un “normale” lavoratore (anche del settore dello spettacolo), ma è più che sufficiente per il riconoscimento dell’invalidità “specifica” nei confronti di una ballerina.

La particolare prestazione è riferita alle seguenti categorie:

  • attori di prosa, operetta, rivista, varietà ed attrazioni, presentatori e disc-jockey;
  • attori generici cinematografici, attori di doppiaggio cinematografico;
  • direttori d’orchestra e sostituti;
  • figuranti e indossatori;
  • artisti lirici, professori  d’orchestra, orchestrali, coristi, concertisti, cantanti di musica leggera;
  • tersicorei e ballerini.
  •  

La pensione di invalidità specifica è riconosciuta a condizione che il richiedente:

a) abbia raggiunto il trentesimo anno di età;

b) abbia perduto la capacità di lavoro specifica nell’esercizio dell’attività professionale abituale o prevalente per infermità, difetto fisico o mentale, in modo totale e permanente;

c) possa far valere almeno 5 anni di anzianità di iscrizione all’ENPALS;

d) possa far valere almeno 600 contributi giornalieri, dei quali almeno 120 nel triennio precedente la data di presentazione della domanda di pensione;

e) e che i contributi minimi (di cui alla precedente lettera d)) risultino versati per lavoro svolto nella sola attività professionale abituale e prevalente per la quale è richiesto il riconoscimento dell’invalidità specifica.

 

Pensione d'inabilità

Si considera inabile, ai fini del conseguimento del diritto a pensione, l'assicurato che a causa di infermità o difetto fisico o mentale, si trovi nell'assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

La pensione di inabilità è costituita dal trattamento effettivamente maturato sulla base della contribuzione versata, maggiorato di una quota pari a quella che l'inabile avrebbe maturato se avesse continuato a lavorare sino all’età di 60 anni (uomini e donne). L'anzianità contributiva da considerare non può comunque superare i 40 anni.

Requisito contributivo
Ai fini del perfezionamento del diritto all'assegno di invalidità e alla pensione di inabilità è richiesto il possesso dei seguenti requisiti di contribuzione: almeno 5 anni di contribuzione (260 contributi settimanali), di cui almeno 3 anni versati nel quinquennio precedente la presentazione della domanda.

 

La pensione ai superstiti

Il diritto alla pensione in favore dei superstiti sorge in caso di decesso del pensionato oppure del lavoratore in attività, a condizione che quest'ultimo, al momento del decesso, possa far valere almeno 15 anni di contribuzione, ovvero 5 anni, di cui almeno 3 versati nel quinquennio precedente la data della morte.

Aventi diritto
I superstiti beneficiari possono classificarsi in tre gruppi: il coniuge ed i figli (minorenni, maggiorenni studenti sino a 21 anni ed universitari sino a 26 anni, ovvero inabili e a carico del genitore defunto), i genitori, i fratelli e le sorelle (in mancanza di coniuge e figli).

Quote spettanti
La misura della pensione è stabilita in una quota dell'intero importo del trattamento già liquidato al lavoratore o che a lui sarebbe spettato. Le quote sono le seguenti: coniuge solo: 60%; coniuge e un figlio: 80%; coniuge e due o più figli: 100%. Qualora abbiano diritto a pensione soltanto i figli, ovvero i genitori o i fratelli o sorelle, le aliquote sono le seguenti: un figlio: 70%; due figli: 80%; tre o più figli:100%; un genitore: 15 %; due genitori: 30%; un fratello o sorella: 15%. La pensione ai superstiti non può, in alcun caso, risultare superiore all'intero ammontare della rendita della quale risultava titolare, o che sarebbe spettata al lavoratore deceduto.

Se il superstite possiede redditi
La pensione attribuita ai superstiti, qualora il beneficiario faccia parte di un nucleo familiare dove non vi siano figli minori, studenti o inabili, è corrisposta nella misura ridotta: al 75%, in presenza di redditi imponibili Irpef d'importo annuo superiore a 3 volte il trattamento minimo INPS (escluso quello della casa di abitazione); al 60%, in presenza di redditi d'importo annuo superiore a 4 volte il trattamento minimo; al 50%, in presenza di redditi imponibili Irpef d'importo annuo superiore a 5 volte il trattamento minimo INPS.

Il minimo INPS per il 2019 è pari a 6.669,13 euro annui, pari a 513,01 euro mensili.

 

DECORRENZA DELLE PENSIONI

La pensione di vecchiaia decorredal mese successivo a quello in cui si maturano i requisiti richiesti per il diritto.La pensioneanticipata (e di anzianità) decorre, dal 2019, tre mesi dopo il compimento dei requisiti, per effetto della cosiddetta “finestra mobile”.

L’assegno di invalidità e la pensione di inabilità decorrono dal mese successivo a quello della relativa domanda. La pensione ai superstiti è fissata al mese successivo alla data del decesso del dante causa.

 

 

MISURA DELLA PENSIONE

Il sistema di calcolo della pensione si differenzia a seconda dell'anzianità contributiva maturata alla data del 31 dicembre 1995:

  •  
  • per chi può contare su almeno 18 anni di contributi (compresi i contributi, figurativi, da riscatto e ricongiunzione), si applica il cosiddetto criterio e cioè “retributivo”, per l’anzianità maturata sino al 31 dicembre 2011, e “contributivo” per i periodi di attività dall'1 gennaio 2012;
  •  
  • per chi ha meno di 18 anni di contributi, il criterio utilizzato è misto, e cioè “retributivo”, per l’anzianità maturata sino al 31 dicembre 1995, e “contributivo” per i periodi di attività successivi all'1 gennaio 1996;
  •  
  • per i nuovi assunti, dopo l'1 gennaio 1996, (privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995) si applica invece il solo criterio contributivo, strettamente collegato al valore della contribuzione versata nell’arco dell’intera vita lavorativa.
  •  

 

Calcolo retributivo

La misura della pensione nel sistema retributivo è data dalla somma di due distinte quote (A + B). La prima (A) corrispondente all’importo  relativo all’anzianità contributiva maturata sino a tutto il 31 dicembre 1992; la seconda (B) corrispondente all’anzianità contributiva acquisita dall'1 gennaio 1993 in poi. Una terza quota C, calcolata con il metodo contributivo, corrisponderà invece all’importo dell’anzianità maturata dall’1 gennaio 2012. 

Per il calcolo della quota A la retribuzione giornaliera pensionabile viene ricavata dalla media delle migliori 540 retribuzioni giornaliere, fra tutte quelle versate ed accreditate nell’arco dell’intera vita lavorativa. Le retribuzioni, per il periodo intercorrente tra l'1 gennaio 1957 e l'1 gennaio del quinto anno anteriore a quello di decorrenza della pensione,sono rivalutate sulla base della variazione media annua dell’indice ISTAT del costo della vita.

Per il calcolo della quota B, la retribuzione giornaliera   ricavata dalla media di un determinato numero di migliori retribuzioni ovvero di ultime retribuzioni a seconda che il lavoratore appartenga al raggruppamento A, B o C. Le retribuzioni sono rivalutate secondo lo stesso criterio utilizzato per la quota A.
   
                                       

L’ammontare del trattamento è  pari al 2% della retribuzione pensionabile per ogni anno di contribuzione: con 25 anni si ha diritto, quindi, al 50%, con 35 anni al 70% e così via, fino all’80% con 40 anni, massima anzianità presa in considerazione.

Sulla quota di retribuzione annua eccedente il cosiddetto “tetto pensionabile” (47.143 euro per l'anno 2019), rivalutato annualmente sulla base degli indici Istat (costo vita),  l’aliquota si riduce come segue:

  • all’1,5% per la fascia eccedente il 33%;
  • all’1,25% per la fascia compresa tra il 33% e il 66%;
  • all’1% per l’ulteriore fascia di retribuzione annua pensionabile eccedente il 66%.
  •  

L’aliquota di rendimento da applicare alla retribuzione pensionabile utilizzata per la quota “B”, è invece determinata come segue:

  • 1,6%, per ogni anno di contribuzione, della fascia eccedente il 33% del “tetto”;
  • 1,35%, per ogni anno di contribuzione, della fascia compresa tra il 33 e il 66% eccedente il “tetto”;
  • 1,10%, per ogni anno di contribuzione, della fascia compresa tra il 66 e il 90% eccedente il “tetto”;
  • 0,90%, per ogni anno di contribuzione, della fascia eccedente il 90% del “tetto”.
  •  

Aliquote rendimento lavoratori dello spettacolo


L'integrazione al minimo

Quando l'importo della pensione, calcolato con il criterio retributivo sulla base della contribuzione effettivamente versata risulta inferiore a una certa cifra (il minimo stabilito dalla legge) si procede alla cosiddetta integrazione, che rappresenta quindi la differenza, a carico dello Stato, tra la quota effettivamente maturata e la soglia stabilita.

Le condizioni da rispettare affinché scatti l'integrazione sono due: chi richiede la pensione non deve avere altri redditi assoggettati a Irpef di importo superiore a 2 volte il trattamento minimo; il reddito complessivo della coppia (pensionato e relativo coniuge) non deve superare l'importo annuo di 4 volte il minimo.

Nel 2018 l’importo mensile a cui adeguare le pensioni calcolate con il sistema retributivo di valore basso era pari a 507,42 euro/mese. Tale importo rivalutato secondo l’adeguamento perequativo diventa pari a 513,01 euro/mese nel 2019. 

 

Calcolo contributivo

Il sistema contributivo funziona ad accumulo. Il lavoratore provvede, con il concorso dell'azienda, ad accantonare annualmente il 33% del proprio stipendio. Il capitale versato produce una sorta di interesse composto, a un tasso legato alla dinamica quinquennale del Pil (il prodotto interno lordo) e all'inflazione.

Alla data del pensionamento al montante contributivo, ossia la somma rivalutata dei versamenti effettuati, si applica un coefficiente di conversione che cresce con l’aumentare dell’età. Con riferimento al 2019, ad esempio, il coefficiente è pari al 4,532%, per chi chiede la rendita a 60 anni, sale al 5,245% per chi resiste fino a 65 anni e al 6,257% se si decide di arrivare fino a 70 anni.  A partire dal 2019, i coefficienti di trasformazione sono rivisti ogni due anni - in precedenza lo erano ogni 3 -  sulla base della evoluzione degli andamenti demografici (speranza di vita). 

Per le pensioni liquidate a soggetti di età inferiore a 57 anni (pensione di inabilità e pensione ai superstiti) si applica il coefficiente di trasformazione previsto per coloro che hanno compiuto i 57 anni.

      Sviluppo dei coefficienti di trasformazione (al 2019)

Per le pensioni liquidate sulla base del criterio contributivo, le disposizioni sull'integrazione al minimo non trovano applicazione.

 

Regime del cumulo

Il cumulo pensione-reddito da lavoro è ormai un problema che riguarda esclusivamente i beneficiari della pensione di invalidità. I titolari della vecchiaia, infatti, da tempo possono svolgere sia attività di lavoro dipendente che da autonomo, senza subire alcuna riduzione della pensione. Lo stesso vale per i titolari dei trattamenti anticipati/anzianità a partire dal 2009.

La mappa del cumulo per i lavoratori dello spettacolo

Attenzione! Chi andrà in pensione con Quota 100 non potrà percepire redditi da lavoro dipendente o autonomo fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia (attualmente, 67 anni): all’assoluto divieto di cumulo durante il periodo di anticipo – pena la sospensione della pensione stessa – è comunque prevista una deroga per il lavoro autonomo occasionale entro il limite annuale di 5.000 euro lordi

 

 

LE NOVITÀ 2019

Una serie di importanti novità in ambito previdenziale sono state introdotte dapprima dalla Legge di Bilancio per il 2019 e successivamente dal decreto-legge del 28 gennaio 2019 “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni”: tra le misure più significative, l’introduzione di Quota 100 – vale a dire la possibilità di uscita dal lavoro quando somma di età anagrafica e contributi è almeno pari a 100 (con requisiti contributivo e di età minima comunque definiti) -, il riscatto agevolato della laurea o di altri periodi non coperti da contribuzione, la proroga di APE sociale e la variazione nel meccanismo di rivalutazione delle pensioni. 

Si descrivono sinteticamente di seguito alcune delle principali novità. Per ulteriori approfondimenti si rimanda alle schede Wikiprevidenza dedicate. 

 

Quota 100

Si tratta di un’opzione introdotta dal decreto legge 4/2019 che consente di accedere alla pensione con 62 anni di età e 38 di contributi; la misura ha carattere sperimentale e la sua validità si estende per il momento al prossimo triennio, vale a dire a tutti i lavoratori (dipendenti, autonomi e iscritti alla Gestione separata INPS) che matureranno i requisiti entro il 31 dicembre 2021. 

Attenzione! Affinché sia possibile esercitare questa possibilità, è necessario possedere contemporaneamente entrambi i requisiti minimi. Non è cioè possibile arrivare a 100 con qualche anno in più di contribuzione e qualche anno di età in meno o viceversa: quanti hanno ad esempio 63 anni di età e 37 di contributi dovranno comunque attendere per la propria pensione, non vedendo soddisfatto il requisito contributivo. A proposito di quest’ultimo, bene poi ricordare che si ritiene valida la contribuzione a qualsiasi titolo accreditata in favore dell’assicurativo, fermo restando – così come precisato anche dalla circolare INPS 11/2019 -  il possesso di almeno 35 anni di contribuzione effettiva, al netto di periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti. 

 

La domanda può essere presentata una volta maturati i requisiti (anche nel 2022, se raggiunti entro il 31 dicembre dell’anno precedente), mentre la prestazione decorre 3 mesi dopo la maturazione del diritto per effetto della finestra trimestrale prevista. Per quanto riguarda la misura della pensione, va precisato che l’importo non subisce nel calcolo alcuna penalizzazione, pur verosimilmente meno generoso di quello di un’ipotetica pensione anticipata per effetto sia del minor numero di anni di contribuzione sia di un coefficiente di trasformazione più basso

 

Proroga dell’APE sociale e volontaria 

Confermata anche per il 2019 la possibilità di ricorrere all’anticipo pensionistico in tutte le sue versioni, sociale e volontaria (e aziendale), delle quali vengono sostanzialmente conservate anche le principali caratteristiche.

In particolare, l’APE sociale permette a specifiche categorie di lavoratori individuate dalla legge di ottenere, una volta raggiunti i 63 anni di età e i 30 anni di contributi (36 per gli addetti alle mansioni gravose; previsto invece uno sconto fino a 2 anni per le lavoratrici madre), una sorta di assegno ponte fino alla maturazione dei requisiti necessari alla pensione di vecchiaia. Nel concreto, si traduce quindi in una sorta di sussidio di accompagnamento alla pensione – conditio sine qua non è ovviamente la non titolarità di alcuna pensione diretta – erogato dallo Stato a soggetti che si trovano in condizioni di particolare bisogno (disoccupati, caregivers, invalidi civili e addetti a mansioni gravose) così come individuati dalla legge. 

L’APE volontaria consiste invece nella possibilità a disposizione dei lavoratori che abbiano almeno 63 anni e 5 mesi di età, 20 anni di contributi e che si trovino a non più di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione di vecchiaia di ottenere un anticipo finanziario a garanzia pensionistica. Non si tratta dunque di una prestazione previdenziale, bensì di un prestito vero e proprio che il futuro pensionato può ottenere con modalità agevolate per ricevere un assegno mensile alternativo o complementare allo stipendio (non è cioè richiesta la cessazione dell’attività lavorativa), fino alla maturazione dei requisiti necessari alla pensione. 

La prestazione è quindi per funzione assimilabile all’APE sociale, con la sostanziale differenza che gli oneri del “prestito ponte” sono in questo caso totalmente a carico del lavoratore, che può farvi ricorso per un minimo di 6 mesi e un massimo di 43 mesi. L’importo mensile può invece variare da un minimo di 150 euro a un massimo che oscilla, in base all’anticipo richiesto, tra il 75% e il 90% della pensione netta maturata al momento della richiesta di anticipo. 

Attenzione! Ulteriore requisito per poter far domanda per l’APE volontaria è aver maturato, al momento della richiesta, un assegno pensionistico di importo pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo INPS (almeno 1,5 per i cosiddetti “contributivi puri”). 

 

Proroga di opzione donna

Prorogata dall’articolo 16 del decreto legge 4/2019, si tratta di un’opzione indirizzata, come suggerisce il nome stesso, alle sole donne, cui è concesso di accedere alla pensione con almeno 35 anni di contribuzione e 58 anni di età se dipendentiin alternativa alle altre forme di pensionamento, laddove i requisiti siano stati maturati entro il 31 dicembre 2018.  Prevista tuttavia una finestra tra la maturazione dei requisiti e l’effettiva ricezione del proprio assegno pensionistico. Il tempo di attesa è pari a 12 mesi per le lavoratrici dipendenti. 

Attenzione! L’importo della pensione ottenuta con opzione donna viene interamente calcolato con il metodocontributivo, a prescindere da quando sono stati effettivamente versati i contributi (sistema misto o ex retributivo): nella maggior parte dei casi, ciò si traduce di fatto in una penalizzazione nell’importo dell’assegno pensionistico. 

 

Meccanismo di rivalutazione delle pensioni

Per il triennio 2019-2021, la Legge di Bilancio prevede dunque una revisione del meccanismo di rivalutazione così strutturata: 

  • Il 100% dell’inflazione per le pensioni di importo fino a 3 volte il trattamento minimo INPS*;
  • Il 97% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 3 e 4 volte il minimo;
  • Il 77% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 4 e 5 volte il minimo;
  • Il 52% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 5 e 6 volte il minimo;
  • Il 47% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 6 e 8 volte il minimo;
  • Il 45% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 8 e 9 volte il minimo;
  • Il 40% dell’inflazione per le pensioni di importo oltre 9 volte il minimo.

*Per il 2019, la misura del trattamento minimo è pari a 513,01 euro mensili; per il 2018 era pari a 507,41 euro.

Attenzione! Come già accaduto in passato, per il triennio 2019-2021 la rivalutazione sarà applicata sull'importo complessivo della pensione e non sui diversi scaglioni, come previsto dalla legge 388/2000. Cosa vuol dire? Che, in passato, un'ipotetica pensione di 4.000 euro lordi al mese sarebbe stata rivalutata fino al 100% dell'inflazione fino a 3 volte il minimo (circa 1.522 euro), il 90% da 3 a 5 volte il minimo (da 1.522 a 2.537 euro) e il 75% sulla quota di pensione oltre 5 volte il minimo (da 2.537 fino a 4.000 euro). L'attuale Legge di Bilancio, almeno in questo senso, prosegue invece l'impostazione già prevista per il 2018 e applica la rivalutazione all'intero importo: tornando all'esempio, ciò significa che l'intero importo sarà rivalutato al 47% dell'inflazione, percentuale applicata nel caso di pensioni di importo compreso tra le 6 e le 8 volte il trattamento minimo.

Tenendo conto del fatto che l'Istat ha comunicato in via previsionale un incremento pari all'1,1%, nel 2019 gli aumenti saranno contenuti tra l'1,1% effettivamente applicato ai assegni di importo fino a 3 volte il trattamento minimo e lo 0,44% per le pensioni di importo oltre 9 volte il minimo. 

 

Taglio delle pensioni sopra i 100.000 euro annui

Il comma 261 dell’art. 1 della Legge di Bilancio per il 2019 ha previsto una riduzione degli assegni pensionistici superiori a 100 mila euro lordi annui per un periodo di 5 anni, con l’applicazione di un contributo di solidarietà, sulla base delle seguenti percentuali progressive: 

  • pensione tra 100 e 130mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro;
  • pensione tra 130 e 200mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro e al 25% per la parte eccedente i 130mila euro;
  • pensione tra 200 e 350mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, al 25% per la parte eccedente i 130mila euro e al 30% per la parte eccedente i 200mila euro;
  • pensione tra 350 e 500mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, al 25% per la parte eccedente i 130mila euro, al 30% per la parte eccedente i 200mila euro e al 35% per la parte eccedente i 350mila euro;
  • pensione oltre i 500mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, al 25% per la parte eccedente i 130mila euro, al 30% per la parte eccedente i 200mila euro, al 35% per la parte eccedente i 350mila euro e al 40% dell’assegno per la parte eccedente i 500mila euro.

La riduzione si applica alle sole pensioni dirette liquidate con il metodo di calcolo retributivo o misto e in proporzione agli importi dei trattamenti pensionistici, ferma restando la cosiddetta “clausola disalvaguardia” (il che significa che, per effetto dell’applicazione della riduzione l’importo complessivo dei trattamenti pensionistici diretti non può comunque essere inferiore a 100 euro lordi su base annua).

Sono poi esclusi, i trattamenti pensionistici riconosciuti ai superstiti, le prestazioni di invalidità e le pensioni corrisposte a favore delle vittime del dovere o di azioni terroristiche (legge 466/1980 e legge 206/2004).