Lavori e pensione: il lavoratore parasubordinato

Alla ricerca di un lavoro

Professioni e calcolo della pensione, in che modo funziona la gestione separata INPS? Tutte le informazioni utili ai lavoratori parasubordinati

 

CONTRIBUTI OBBLIGATORI (quanto costa la pensione)

L’Ente previdenziale di riferimento per tutti i lavoratori parasubordinati è l’INPS.

Il sistema pensionistico dei cosiddetti lavoratori parasubordinati, i collaboratori iscritti alla Gestione Separata INPS, è finanziato attraverso un prelievo contributivo rapportato ai compensi ricevuti, dichiarati ai fini Irpef.

Aliquota contributiva

L’aliquota contributiva è fissata in misura pari al:

  • 34,23%, per i soggetti non iscritti ad altro fondo previdenziale obbligatorio, né titolari di pensione;
  • 24% per i soggetti già iscritti ad altro fondo obbligatorio, ovvero titolari di pensione.

Per i soggetti non iscritti ad altro fondo previdenziale obbligatorio né titolari di pensione, l’addizionale dello 0,72% serve a finanziare le tutele assistenziali come malattia, maternità e assegni al nucleo familiare. Addizionale che dall'1 lluglio 2017 è stata maggiorata di un ulteriore 0,51%, destinato  a finanziare la stabilizzazione della Dis-Coll, l'indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi.  

La contribuzione - dovuta entro  il medesimo massimale imponibile stabilito per i lavoratori privi di anzianità contributiva alla data del 31 dicembre 1995 (pari per l’anno 2019 a 102.543 euro) - è ripartita nella misura di 2/3 a carico del committente e 1/3 a carico del lavoratore.

Accredito annuo

I contributi pensionistici dei parasubordinati vengono accreditati per tutti i mesi relativi a ciascun anno solare, a condizione che sia stata versata una contribuzione annua non inferiore a quella calcolata sul minimale di reddito stabilito per gli esercenti attività commerciale. In caso di contribuzione annua inferiore a detto importo, i mesi sono ridotti in proporzione alla somma versata e sono accreditati, continuativamente, a partire dal mese di gennaio.

Per l'anno 2019, considerato che il minimale di reddito previsto per i commercianti risulta pari a 15.878 euro, con contribuzione annua del 34,23% pari a 5.435 euro, l'accredito contributivo (almeno un mese) si realizza se è stato versato un contributo pari ad almeno 453 euro (5.435 diviso 12 mesi). Per gli iscritti per i quali il calcolo della contribuzione avviene con l’aliquota del 24% l’accredito dell’intero anno si realizza con un contributo di 3.811 euro.

Lavoratori parasubordinati: la contribuzione 2017

I titolari di partita Iva (detti anche “freelance”) per il triennio 2014- 2016 hanno goduto di uno sconto particolare (27,72%). A partire dal 2017 l’aliquota viene ridotta definitivamente al 25,72% (25% fondo pensioni, più 0,72). Il contributo è interamente a loro carico. Gli stessi possono recuperare in fattura il 4%.

 

TRATTAMENTI PENSIONISTICI

Il diritto alle prestazioni pensionistiche è subordinato alle condizioni che in via generale sono il verificarsi dell'evento protetto (ad esempio il compimento di una determinata età) e il possesso da parte dell'assicurato di determinati requisiti contributivi e assicurativi.


La pensione ordinaria

Per i lavoratori parasubordinati è prevista la pensione ordinaria vecchiaia determinata con il nuovo sistema di calcolo.

I requisiti per ottenerla sono, in alternativa, i seguenti:

  • 67 anni di età per uomini e donne e almeno 20 anni di anzianità contributiva, oppure
  • almeno 71 anni di età per entrambi i sessi e minimo 5 anni di anzianità contributiva (non vale la contribuzione figurativa)

Condizione
Affinché venga riconosciuta la pensione a 67 anni di età, l’importo del trattamento non deve risultare inferiore a 1,5 volte l’ammontare annuo dell’assegno sociale INPS (limite pari a circa 687 euro mensili del 2019). Si prescinde da quest’ultima condizione (1,5 volte l’assegno sociale), nel senso che la pensione viene comunque messa in pagamento, all’età di 71 anni, in presenza di un minimo di 5 anni di contribuzione effettiva (non valgono i contributi volontari).


Trattamento anticipato

Per i lavoratori parasubordinati è possibile anticipare il pensionamento, in presenza dei seguenti requisiti:

  • 64 anni di età (sia per le donne che per gli uomini) e almeno 20 anni di anzianità contributiva (contribuzione effettiva);
  • cessazione di eventuale rapporto di lavoro subordinato in atto.

Condizione
Affinché venga riconosciuta la pensione, l’importo del trattamento non deve risultare inferiore a 2,8 volte l’ammontare annuo dell’assegno sociale INPS (limite pari a 1.282,37 euro mensili nel 2019). Tale importo è indicizzato in funzione del PIL nominale.


Trattamenti di invalidità

Sono previsti due distinte prestazioni: l’assegno di invalidità e la pensione di inabilità.

Assegno d'invalidità

Si considera invalido l'assicurato la cui capacità di lavoro in occupazioni confacenti alle sue attitudini sia ridotta a meno di 1/3, in modo permanente, a causa di infermità o difetto fisico o mentale.

L’assegno ha carattere temporaneo: viene infatti accordato solo per un triennio, suscettibile di riconferma sempre che il soggetto risulti ancora invalido. Alla scadenza del triennio, per ottenerne la conferma il titolare di assegno è tenuto a presentare apposita domanda. Dopo tre riconoscimenti consecutivi l’assegno è confermato automaticamente e cioè indipendentemente dalla domanda dell’interessato. Al compimento dell'età pensionabile per la vecchiaia, sempre che ricorrano i relativi requisiti di contribuzione, l'assegno di invalidità si trasforma d'ufficio in pensione di vecchiaia.

L’assegno d’invalidità è ridotto proporzionalmente all’entità dei redditi, conseguiti per attività lavorativa. In altri termini, all’invalido che continua a svolgere attività lavorativa e realizza una somma superiore a 4 volte il trattamento minimo Inps, l’assegno viene ridotto del 25%. Se il reddito supera invece 5 volte l’ammontare annuo del minimo, la riduzione sale al 50%.

Lavoratori parasubordinati: invalidi e cumulo redditi

Il minimo annuo INPS del 2019 è pari a 6.669,13 euro annui, pari a 513,01 euro mensili. 

Pensione d’inabilità

Si considera inabile, ai fini del conseguimento del diritto a pensione, l'assicurato che a causa di infermità o difetto fisico o mentale, si trovi nell'assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

La pensione di inabilità è costituita dal trattamento effettivamente maturato sulla base della contribuzione versata, maggiorato di una quota pari a quella che l’inabile avrebbe maturato se avesse continuato a lavorare sino all’età di 60 anni (uomini e donne). L’anzianità contributiva da considerare non può comunque superare i 40 anni.

Requisito contributivo
Ai fini del perfezionamento del diritto all'assegno di invalidità e alla pensione di inabilità è richiesto il possesso dei seguenti requisiti di contribuzione: almeno 5 anni di contribuzione (260 contributi settimanali), di cui almeno 3 anni versati nel quinquennio precedente la presentazione della domanda. 

La pensione ai superstiti

Il diritto alla pensione in favore dei superstiti sorge in caso di decesso del pensionato oppure del lavoratore in attività, a condizione che quest'ultimo, al momento del decesso, possa far valere almeno 15 anni di contribuzione, ovvero 5 anni, di cui almeno 3 versati nel quinquennio precedente la data della morte.

Aventi diritto
I superstiti beneficiari possono classificarsi in tre gruppi: il coniuge ed i figli (minorenni, maggiorenni studenti sino a 21 anni ed universitari sino a 26 anni, ovvero inabili e a carico del genitore defunto), i genitori, i fratelli e le sorelle (in mancanza di coniuge e figli).

Quote spettanti
La misura della pensione è stabilita in una quota dell’intero importo del trattamento già liquidato al lavoratore o che a lui sarebbe spettato. Le quote sono le seguenti: coniuge solo: 60%; coniuge e un figlio: 80%; coniuge e due o più figli: 100%. Qualora abbiano diritto a pensione soltanto i figli, ovvero i genitori o i fratelli o sorelle, le aliquote sono le seguenti: un figlio: 70%; due figli: 80%; tre o più figli:100%; un genitore: 15 %; due genitori: 30%; un fratello o sorella: 15%. La pensione ai superstiti non può, in alcun caso, risultare superiore all’intero ammontare della rendita della quale risultava titolare, o che sarebbe spettata al lavoratore deceduto.

Se il superstite possiede redditi

La pensione attribuita ai superstiti, qualora il beneficiario faccia parte di un nucleo familiare dove non vi siano figli minori, studenti o inabili, è corrisposta nella misura ridotta: al 75 %, in presenza di redditi imponibili Irpef (escluso quello della casa di abitazione) d’importo annuo superiore a 3 volte il trattamento minimo INPS; al 60%, in presenza di redditi  d’importo annuo superiore a 4  volte il trattamento minimo; al 50 %, in presenza di redditi imponibili Irpef d’importo annuo superiore a 5  volte il trattamento minimo INPS (legge 335/95).

Lavoratori parasubordinati: cumulo tra redditi e pensioni superstiti 2017

Il minimo annuo INPS del 2019 è pari a 6.669,13 euro annui, pari a 513,01 euro mensili. 

 

DECORRENZA DELLE PENSIONI

La pensione di vecchiaia e quella di anzianità decorrono dal mese successivo a quello in cui si maturano i requisiti richiesti per il diritto. L’assegno di invalidità e la pensione di inabilità decorrono dal mese successivo a quello della relativa domanda. La pensione ai superstiti è fissata al mese successivo alla data del decesso del dante causa.

Lavoratori parasubordinati: la decorrenza delle pensioni al 2017

 

MISURA DELLA PENSIONE

Il sistema di calcolo della pensione è esclusivamente contributivo, il medesimo criterio stabilito per i lavoratori dipendenti assunti dopo l’1 gennaio 1996.

Il sistema contributivo funziona ad accumulo. Il lavoratore provvede, con il concorso dell'azienda, ad accantonare annualmente il 33% del proprio stipendio. Il capitale versato produce una sorta di interesse composto, a un tasso legato alla dinamica quinquennale del Pil (il prodotto interno lordo) e all'inflazione.

Alla data del pensionamento al montante contributivo, ossia la somma rivalutata dei versamenti effettuati, si applica un coefficiente di conversione che cresce con l’aumentare dell’età. Con riferimento al 2019, ad esempio, il coefficiente è pari al 4,532%, per chi chiede la rendita a 60 anni, sale al 5,245% per chi resiste fino a 65 anni e al 6,257% se si decide di arrivare fino a 70 anni.  A partire dal 2019, i coefficienti di trasformazione sono rivisti ogni due anni - in precedenza lo erano ogni 3 -  sulla base della evoluzione degli andamenti demografici (speranza di vita). 

Per le pensioni liquidate a soggetti di età inferiore a 57 anni (pensione di inabilità e pensione ai superstiti) si applica il coefficiente di trasformazione previsto per coloro che hanno compiuto i 57 anni.

        Lavoratori parasubordinati: i coefficienti di trasformazione 2019

Per le pensioni liquidate sulla base del criterio contributivo, le disposizioni sull'integrazione al minimo non trovano applicazione.

 

LE NOVITÀ 2019

Una serie di importanti novità in ambito previdenziale sono state introdotte dapprima dalla Legge di Bilancio per il 2019 e successivamente dal decreto-legge del 28 gennaio 2019 “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni”: tra le misure più significative, l’introduzione di Quota 100 – vale a dire la possibilità di uscita dal lavoro quando somma di età anagrafica e contributi è almeno pari a 100 (con requisiti contributivo e di età minima comunque definiti) -, il riscatto agevolato della laurea o di altri periodi non coperti da contribuzione, la proroga di APE sociale e la variazione nel meccanismo di rivalutazione delle pensioni. 

Si descrivono sinteticamente di seguito alcune delle principali novità. Per ulteriori approfondimenti si rimanda alle schede Wikiprevidenza dedicate. 

 

Quota 100

Si tratta di un’opzione introdotta dal decreto legge 4/2019 che consente di accedere alla pensione con 62 anni di età e 38 di contributi; la misura ha carattere sperimentale e la sua validità si estende per il momento al prossimo triennio, vale a dire a tutti i lavoratori (dipendenti, autonomi e iscritti alla Gestione separata INPS) che matureranno i requisiti entro il 31 dicembre 2021. 

Attenzione! Affinché sia possibile esercitare questa possibilità, è necessario possedere contemporaneamente entrambi i requisiti minimi. Non è cioè possibile arrivare a 100 con qualche anno in più di contribuzione e qualche anno di età in meno o viceversa: quanti hanno ad esempio 63 anni di età e 37 di contributi dovranno comunque attendere per la propria pensione, non vedendo soddisfatto il requisito contributivo. A proposito di quest’ultimo, bene poi ricordare che si ritiene valida la contribuzione a qualsiasi titolo accreditata in favore dell’assicurativo, fermo restando – così come precisato anche dalla circolare INPS 11/2019 -  il possesso di almeno 35 anni di contribuzione effettiva, al netto di periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti. 

La domanda può essere presentata una volta maturati i requisiti (anche nel 2022, se raggiunti entro il 31 dicembre dell’anno precedente), mentre la prestazione decorre 3 mesi dopo la maturazione del diritto per effetto della finestra trimestrale prevista. Per quanto riguarda la misura della pensione, va precisato che l’importo non subisce nel calcolo alcuna penalizzazione, pur verosimilmente meno generoso di quello di un’ipotetica pensione anticipata per effetto sia del minor numero di anni di contribuzione sia di un coefficiente di trasformazione più basso

 

Proroga dell’APE sociale e volontaria 

Confermata anche per il 2019 la possibilità di ricorrere all’anticipo pensionistico in tutte le sue versioni, sociale e volontaria (e aziendale), delle quali vengono sostanzialmente conservate anche le principali caratteristiche.

In particolare, l’APE sociale permette a specifiche categorie di lavoratori individuate dalla legge di ottenere, una volta raggiunti i 63 anni di età e i 30 anni di contributi (36 per gli addetti alle mansioni gravose; previsto invece uno sconto fino a 2 anni per le lavoratrici madre), una sorta di assegno ponte fino alla maturazione dei requisiti necessari alla pensione di vecchiaia. Nel concreto, si traduce quindi in una sorta di sussidio di accompagnamento alla pensione – conditio sine qua non è ovviamente la non titolarità di alcuna pensione diretta – erogato dallo Stato a soggetti che si trovano in condizioni di particolare bisogno (disoccupati, caregivers, invalidi civili e addetti a mansioni gravose) così come individuati dalla legge. 

L’APE volontaria consiste invece nella possibilità a disposizione dei lavoratori che abbiano almeno 63 anni e 5 mesi di età, 20 anni di contributi e che si trovino a non più di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione di vecchiaia di ottenere un anticipo finanziario a garanzia pensionisticaNon si tratta dunque di una prestazione previdenziale, bensì di un prestito vero e proprio che il futuro pensionato può ottenere con modalità agevolate per ricevere un assegno mensile alternativo o complementare allo stipendio (non è cioè richiesta la cessazione dell’attività lavorativa), fino alla maturazione dei requisiti necessari alla pensione. 

La prestazione è quindi per funzione assimilabile all’APE sociale, con la sostanziale differenza che gli oneri del “prestito ponte” sono in questo caso totalmente a carico del lavoratore, che può farvi ricorso per un minimo di 6 mesi e un massimo di 43 mesi. L’importo mensile può invece variare da un minimo di 150 euro a un massimo che oscilla, in base all’anticipo richiesto, tra il 75% e il 90% della pensione netta maturata al momento della richiesta di anticipo. 

Attenzione! Ulteriore requisito per poter far domanda per l’APE volontaria è aver maturato, al momento della richiesta, un assegno pensionistico di importo pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo INPS (almeno 1,5 per i cosiddetti “contributivi puri”). 

 

Meccanismo di rivalutazione delle pensioni

Per il triennio 2019-2021, la Legge di Bilancio prevede dunque una revisione del meccanismo di rivalutazione così strutturata: 

  • Il 100% dell’inflazione per le pensioni di importo fino a 3 volte il trattamento minimo INPS*;
  • Il 97% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 3 e 4 volte il minimo;
  • Il 77% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 4 e 5 volte il minimo;
  • Il 52% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 5 e 6 volte il minimo;
  • Il 47% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 6 e 8 volte il minimo;
  • Il 45% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 8 e 9 volte il minimo;
  • Il 40% dell’inflazione per le pensioni di importo oltre 9 volte il minimo.

*Per il 2019, la misura del trattamento minimo è pari a 513,01 euro mensili; per il 2018 era pari a 507,41 euro.

Attenzione! Come già accaduto in passato, per il triennio 2019-2021 la rivalutazione sarà applicata sull'importo complessivo della pensione e non sui diversi scaglioni, come previsto dalla legge 388/2000. Cosa vuol dire? Che, in passato, un'ipotetica pensione di 4.000 euro lordi al mese sarebbe stata rivalutata fino al 100% dell'inflazione fino a 3 volte il minimo (circa 1.522 euro), il 90% da 3 a 5 volte il minimo (da 1.522 a 2.537 euro) e il 75% sulla quota di pensione oltre 5 volte il minimo (da 2.537 fino a 4.000 euro). L'attuale Legge di Bilancio, almeno in questo senso, prosegue invece l'impostazione già prevista per il 2018 e applica la rivalutazione all'intero importo: tornando all'esempio, ciò significa che l'intero importo sarà rivalutato al 47% dell'inflazione, percentuale applicata nel caso di pensioni di importo compreso tra le 6 e le 8 volte il trattamento minimo.

Tenendo conto del fatto che l'Istat ha comunicato in via previsionale un incremento pari all'1,1%, nel 2019 gli aumenti saranno contenuti tra l'1,1% effettivamente applicato ai assegni di importo fino a 3 volte il trattamento minimo e lo 0,44% per le pensioni di importo oltre 9 volte il minimo. 

 

Taglio delle pensioni sopra i 100.000 euro annui

Il comma 261 dell’art. 1 della Legge di Bilancio per il 2019 ha previsto una riduzione degli assegni pensionistici superiori a 100 mila euro lordi annui per un periodo di 5 anni, con l’applicazione di un contributo di solidarietà, sulla base delle seguenti percentuali progressive: 

  • pensione tra 100 e 130mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro;
  • pensione tra 130 e 200mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro e al 25% per la parte eccedente i 130mila euro;
  • pensione tra 200 e 350mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, al 25% per la parte eccedente i 130mila euro e al 30% per la parte eccedente i 200mila euro;
  • pensione tra 350 e 500mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, al 25% per la parte eccedente i 130mila euro, al 30% per la parte eccedente i 200mila euro e al 35% per la parte eccedente i 350mila euro;
  • pensione oltre i 500mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, al 25% per la parte eccedente i 130mila euro, al 30% per la parte eccedente i 200mila euro, al 35% per la parte eccedente i 350mila euro e al 40% dell’assegno per la parte eccedente i 500mila euro.

La riduzione si applica alle sole pensioni dirette liquidate con il metodo di calcolo retributivo o mistoe in proporzione agli importi dei trattamenti pensionistici, ferma restando la cosiddetta “clausola di salvaguardia” (il che significa che, per effetto dell’applicazione della riduzione l’importo complessivo dei trattamenti pensionistici diretti non può comunque essere inferiore a 100mila euro lordi su base annua).

Sono poi esclusi, i trattamenti pensionistici riconosciuti ai superstiti, le prestazioni di invalidità e le pensioni corrisposte a favore delle vittime del dovere o di azioni terroristiche (legge 466/1980 e legge 206/2004). 

 

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