COVID-19 e tutela del lavoro: le novità degli ultimi decreti

Cassa integrazione (nelle sue varie forme), indennità di disoccupazione, blocco dei licenziamenti "economici" e rinnovo dei contratti a termine: le novità previste dai decreti "Cura Italia", "Rilancio" e "Agosto" per affrontare l'emergenza coronavirus

Per far fronte all’emergenza COVID-19, l'esecutivo è intervenuto in particolar modo attraverso i decreti “Cura Italia”"Rilancio" e “Agosto” introducendo diverse misure a sostegno dei lavoratori, delle famiglie e delle imprese. Tra i provvedimenti in materia di lavoro si prevedono anche tutele a sostegno del reddito per la sospensione o la riduzione dell’attività̀ lavorativa, mediante l’utilizzo esteso della cassa integrazione ordinaria, dell’assegno ordinario e della cassa integrazione in deroga. Di seguito, le principali novità previste. 

Attenzione! Restano comunque esclusi da questi strumenti di sostegno al reddito i tirocinanti, cui viene concesso di sospendere il tirocinio e prolungarlo successivamente per recuperare il periodo non goduto.

 

Cassa integrazione ordinaria con causale “COVID-19 nazionale” 

Le novità che riguardano le CIGO richiesta per ragioni strettamente connesse all’epidemia da COVID-19 sono:

  • l'estensione dell’integrazione a tutti i dipendenti in forza all'azienda che ne faccia richiesta al 23 febbraio, a prescindere dall’anzianità e tipologia contrattuale (con l’eccezione dei lavoratori in somministrazione cui spetta un trattamento ad hoc); 
     
  • la CIGO con causale “COVID-19 nazionale” viene inizialmente concessa per un periodo massimo di 9 settimane che, in caso di successive richieste, non saranno computate ai fini del limite massimo di CIGO ottenibile. Ulteriori 9 settimane incrementate di altre 9 possono essere richieste da chi abbia terminato le prime nove inizialmente concesse, purché le 18 settimane aggiuntive siano collocate tra il 13 luglio e il 31 dicembre; 
     
  • l'abbreviazione della procedura di consultazione sindacale, che può essere conclusa anche in via telematica in tre giorni (anziché 25) citando l’apposita causale;
     
  • lo snellimento della procedura di domanda, per la quale l’impresa non dovrà fornire alcuna prova in ordine alla transitorietà dell’evento e alla ripresa dell’attività̀ lavorativa né, tantomeno, dimostrare la sussistenza del requisito di non imputabilità̀ dell’evento all’imprenditore o ai lavoratori; 
     
  • nessun contributo aggiuntivo è dovuto dall'azienda per la domanda delle prime 9 settimane. Le ulteriori 9 settimane sono soggette a un contributo da parte dell'azienda pari al 9% della retribuzione globale se ha subito una riduzione di fatturato fino al 20%, al 18% se non ha avuto riduzione di fatturato, e nullo se il fatturato è diminuito oltre il 20%; 
     
  • le aziende possono farne richiesta anche se hanno già presentato una domanda o hanno in corso un’autorizzazione con un’altra causale. Il periodo concesso con la causale per l’emergenza prevarrà infatti sulla precedente autorizzazione o domanda. Dunque, anche le imprese in regime di CIGS possono richiedere fino a 18 settimane di CIGO con la causale COVID-2019: l’erogazione della CIGO sarà effettuata direttamente dall'INPS ai lavoratori e sospende il decorso della CIGS, che riprende a esaurimento del periodo di CIGO; 
     
  • l'istituzione presso il ministero dell’Economia e delle Finanze di un apposito Fondo di garanzia per l’accesso all’anticipazione bancaria dei trattamenti di integrazione salariale, secondo l'accordo stipulato tra il governo e l'ABI (Associazione Bancaria Italiana). Spetta infatti all'azienda il compito di anticipare l'integrazione ai lavoratori, successivamente rimborsata a conguaglio dall'INPS; in casi di impossibilità le imprese possono comunque richiedere che sia INPS a pagare direttamente.

 

Assegno ordinario 

Si tratta di una prestazione di integrazione salariale erogata, nei casi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, in favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro rientranti nel campo di applicazione dei Fondi di solidarietà e del Fondo di integrazione salariale (FIS). 

Semplificando, spetta dunque alle imprese con più di 5 lavoratori che non abbiano normalmente diritto alla CIGO, a carico dei Fondi di Solidarietà istituiti presso l'INPS dalle diverse Categorie o del Fondo di Integrazione Salariale per le Categorie che non l'abbiano istituito. Caratteristiche e modalità gestionali sono sostanzialmente le stesse previste per la cassa integrazione ordinaria con causale “COVID-19 nazionale”  (compreso l'obbligo di esame congiunto con le organizzazioni sindacali, inizialmente escluso dal decreto "Cura Italia". Anche l’assegno ordinario viene erogato con pagamento a conguaglio da parte del datore di lavoro: il pagamento diretto dei lavoratori, da parte dell'INPS, può essere autorizzato su richiesta della azienda nel caso di serie e documentate difficoltà finanziarie debitamente documentate dalla stessa.

 

 

Cassa integrazione in deroga COVID-19 

Spetta a tutte le imprese che non abbiano accesso a nessuno degli ammortizzatori sopra elencati, comprese quelle dei settori agricolo, pesca e terzo settore, nonché gli Enti Religiosi riconosciuti civilmente. Entità, modalità e durata (per un periodo massimo di 9 settimane) sono analoghe a quelle previste per la CIGO con causale COVID-2019. Alcune precisazioni, anche a seguito delle novità introdotte proprio dal decreto "Rilancio" si rendono tuttavia necessarie: 

  • la richiesta non è più da intendersi indirizzata alla Regione in cui si trova il sito produttivo, ma alla sede territoriale INPS di competenza; 
     
  • l'INPS eroga direttamente l'indennità ai lavoratori ma, per evitare ritardi nei pagamenti, l'azienda può anticipare il trattamento ai dipendenti e chiedere il successivo conguaglio all'INPS; 
     
  • per i datori di lavoro con più di 5 dipendenti è necessario l’accordo sindacale, anche in via telematica, con le organizzazioni sindacali più rappresentative a livello territoriali sulla durata della sospensione del rapporto di lavoro; per i datori che occupano fino a 5 dipendenti non è richiesto alcun accordo. 

 

Lavoratori in somministrazione 

Come anticipato, per i lavoratori in somministrazione, è prevista una disciplina ad hoc e, nello specifico, il diritto al TIS (Trattamento di Integrazione Salariale) sia in deroga che ordinario. 

Anche in questo caso, un riferimento utile per comprendere la natura della prestazione è la CIGO, di cui viene mantenuta anche l’entità, con due significative eccezioni: la durata dell'erogazione non può eccedere quella della missione e l'erogazione è a carico del Fondo di Solidarietà. 

 

Lavoratori domestici 

Ai lavoratori domestici (come colf e badanti) con uno o più contratti di lavoro per oltre 10 ore alla settimana, attivi al 23 febbraio 2020, viene riconosciuta per aprile e maggio 2020 un’indennità mensile pari a 500 euro al mese. Dalla norma, che prevede uno stanziamento di poco inferiore ai 500 milioni di euro, sono esclusi i lavoratori domestici conviventi con il datore di lavoro e coloro che percepiscono il reddito di emergenza, il reddito di cittadinanza o altre misure indennitarie legate a COVID-19. 
 

Decontribuzione

I datori di lavoro che hanno usufruito nei mesi di maggio e giugno delle prime 9 settimane di CIG e non chiedano ulteriori periodi di integrazione hanno diritto a non versare i contributi previdenziali dovuti (fermo restando la contribuzione figurativa) per un periodo di 4 mesi (entro 31 dicembre) pari al doppio delle ore di integrazione salariale fruite.

 

Per contrastare l’emergenza COVID-19, il decreto “Cura Italia” è intervenuto in diversi ambiti con lo scopo di per sostenere famiglie, imprese e lavoratori. Per quanto riguarda le misure in materia di lavoro, oltre a un rafforzamento delle tutele già previste dalla cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga), va in particolar modo segnalata la proroga della presentazione delle domande per la NASpI e la DIS-COLL. 

 

NASpI e DIS-COLL 

Oltre a un rafforzamento delle tutele già previste dalla cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga), va poi segnalata la proroga della presentazione delle domande per la NASpI e la DIS-COLL. Nel dettaglio, come chiarito anche dall’INPS:

  • per la cessazione involontaria dei rapporti di lavoro occorse dall’1 gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, il termine di presentazione delle indennità NASpI e DIS-COLL è prorogato di ulteriori 60 giorni, con il conseguente ampliamento del termine ordinario da 68 giorni a 128 giorni, a decorrere dalla data conclusione del rapporto lavorativo; 
     
  • le domande riferite a eventi di cessazione involontaria intervenuti a partire dall’1 gennaio 2020 respinte perché presentate oltre il termine del sessantottesimo giorno saranno riesaminate d’ufficio; 
     
  • viene prorogato a 90 giorni anche il termine (solitamente fissato a 30 giorni) per l’adempimento connesso all’obbligo di comunicazione del reddito annuo presunto da parte dei percettori di NASpI o DIS-COLL che svolgono contemporaneamente altra attività lavorativa; 
     
  • le indennità NASpI e DIS-COLL considerate decadute per il mancato adempimento dell’obbligo di comunicazione del reddito annuo presento sono riesaminate d’ufficio nel caso di attività lavorative concomitante intraprese a partire dall’1 gennaio 2020. 
     

I successivi decreti stabiliscono inoltre che le prestazioni NASPI e DIS-COLL al termine nel periodo compreso tra l'1 maggio  e il 30 giugno 2020 sono prorogate per ulteriori due mesi, a condizione che il percettore non sia già beneficiario di altre indennità previste dalle misure emergenziali (in particolare, il bonus una tantum da 600 euro). L’importo di ciascuna mensilità aggiuntiva è pari a quello dell'ultima mensilità della prestazione originaria.

 

Licenziamenti per motivi economici

Tra i provvedimenti in materia di lavoro, anche la sospensione delle procedure di licenziamento collettivo già pendenti e, nello stesso periodo, l’impossibilità di intimare nuovi licenziamenti collettivi o licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo (licenziamenti “economici”). Inizialmente stabilito a partire dal 23 febbraio 2020 e per un totale di 5 mesi, lo stop resta interdetto per le aziende che non abbiano esaurito l'intera possibilità dei CIG e non abbiano attivato la relativa decontribuzione.

Nel dettaglio, il cosiddetto “decreto Agosto” interviene sul tema dello stop dei licenziamenti, generalizzato fino allo scorso 17 agosto (vale a dire valevole per tutti i licenziamenti, collettivi e individuali per motivi economici), di fatto confermandolo introducendo al tempo stesso anche maggiore flessibilità. Tre in particolare le “eccezioni” espressamente previste dal decreto-legge 104/2020: 
 

  1. Cessazione definitività dell’attività dell’impresa. Possono cioè comunque avviare procedure di licenziamento le aziende in cessazione definitiva dell’attività con messa in liquidazione della società, purché non sia per l’appunto prevista alcuna continuazione dell’attività dell’impresa, neppure in forma parziale; 

 

  1. Incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, in seguito a un accordo collettivo aziendale e con il singolo lavoratore. L’azienda può tornare a licenziare anche nel caso in cui venga espressamente sancito un accordo collettivo aziendale di incentivo all’esodo, cui ogni singolo dipendente è libero di aderire o meno; 

 

  1. Fallimento della società con cessazione dell’attività. In caso di fallimento, se per l’azienda è disposta la cessazione e non viene previsto l’esercizio provvisorio è appunto concessa facoltà di procedere con i licenziamenti, da cui restano eventualmente esclusi i dipendenti che operano all’interno di rami dell’impresa non direttamente coinvolti dalla cessazione. 

 

Proroga dei contratti a termine

I contratti a termine in essere possono essere prorogati fino a un massimo di 12 mesi e per una sola volta, sempre all'interno di una durata massima di 24 mesi, senza necessità di specificare causale. Condizione necessaria è che la proroga avvenga entro il 31 dicembre 2020. 

 

Esonero dai contributi per assunzioni a tempo indeterminato

I datori che entro il 31/12 assumano lavoratori a tempo indeterminato sono esonerati dal pagamento dei contributi pensionistici (contribuzione figurativa) per 6 mesi. Vale anche per lavoratori a termine che vengano stabilizzati.