COVID-19 e tutela del lavoro: le ultime novità legislative

CIG (nelle sue varie forme), stop ai licenziamenti e rinnovo dei contratti a termine: le novità degli ultimi decreti emergenziali volti a contenere l’impatto di COVID-19 sul mercato del lavoro

Per far fronte all’emergenza COVID-19, il governo italiano è intervenuto nel corso degli ultimi mesi con una serie di provvedimenti emergenziali – si ricordano in particolare  i decreti “Cura Italia” , "Rilancio", “Agosto”  e “Ristori”– cui ultimi si aggiungono in ordine di tempo anche la Legge di Bilancio per il 2021 e il decreto legge Sostegniper introdurre una serie di misure a sostegno dei lavoratori, delle famiglie e delle imprese. 

Tra gli interventi in materia di lavoro si prevedono tutele a sostegno del reddito per la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa, mediante l’utilizzo esteso della cassa integrazione ordinaria, dell’assegno ordinario e della cassa integrazione in deroga, nonché il divieto di licenziamenti per motivi economici. 

Di seguito le principali novità aggiornate al disposto del decreto-legge 41 del 22 marzo 2021

Attenzione! Restano comunque esclusi da questi strumenti di sostegno al reddito i tirocinanti, cui viene concesso di sospendere il tirocinio e prolungarlo successivamente per recuperare il periodo non goduto.

 

Cassa integrazione ordinaria con causale “COVID-19 nazionale” 

Di seguito, punti salienti e novità che riguardano le CIGO richiesta per ragioni strettamente connesse all’epidemia da COVID-19:

  • con il decreto Sostegni vengono concesse altre 13 settimane da fruire tra l’1 aprile e il 31 giugno 2021;
     
  • la CIGO COVID-19 è gratuita. Nessun contributo addizionale è dovuto all’azienda; 
     
  • l'estensione dell’integrazione riguarda tutti i dipendenti in forza all'azienda che ne faccia richiesta con causale "COVID-19" al 4 gennaio 2021 a prescindere dall’anzianità e tipologia contrattuale (con l’eccezione dei lavoratori in somministrazione cui spetta un trattamento ad hoc); 
     
  • risultano sospesi i limiti normalmente previsti di 52 settimane nel biennio mobile, di 24 mesi nel quinquennio mobile di 1/3 delle ore lavorabili; 
     
  • viene confermata l’estensione della possibilità di fare domanda anche alle aziende che hanno già ottenuto la cassa integrazione ordinaria con altra causale (precedenti autorizzazioni o domande non definite vengono annullate d’ufficio per i periodi corrispondenti; i periodi autorizzati sono neutralizzati in caso di successive richieste);
     
  • invariate le modalità per la richiesta e per l’erogazione dell’indennità (può essere erogata tramite conguaglio su UNIEMENS oppure mediante pagamento diretto del lavoratore da parte dell’INPS). 

 

Assegno ordinario 

Si tratta di una prestazione di integrazione salariale erogata, nei casi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, in favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro rientranti nel campo di applicazione dei Fondi di solidarietà e del Fondo di integrazione salariale (FIS). 

Semplificando, spetta dunque alle imprese con più di 5 lavoratori che non abbiano normalmente diritto alla CIGO, a carico dei Fondi di Solidarietà istituiti presso l'INPS dalle diverse Categorie o del Fondo di Integrazione Salariale per le Categorie che non l'abbiano istituito. Caratteristiche e modalità gestionali sono sostanzialmente le stesse previste per la cassa integrazione ordinaria con causale “COVID-19 nazionale” (compreso l'obbligo di esame congiunto con le organizzazioni sindacali, inizialmente escluso dal decreto "Cura Italia". Anche l’assegno ordinario viene erogato con pagamento a conguaglio da parte del datore di lavoro: il pagamento diretto dei lavoratori, da parte dell'INPS, può essere autorizzato su richiesta della azienda nel caso di serie e documentate difficoltà finanziarie debitamente documentate dalla stessa.

Il decreto Sostegni concede altre 28 settimane da fruire nel periodo compreso tra l’1 aprile e il 31 dicembre 2021. Viene abolito il pagamento del contributo addizionale, mentre non si tiene conto del tetto contributivo aziendale. 

 

Cassa integrazione in deroga COVID-19 

Spetta a tutte le imprese che non abbiano accesso a nessuno degli ammortizzatori sopra elencati, come ad esempio quelle operanti nel Terzo Settore, nonché gli Enti Religiosi riconosciuti civilmente. Entità, modalità e durata sono analoghe a quelle previste per la CIGO con causale COVID-2019. Alcune precisazioni, anche a seguito delle ultime novità legislative si rendono tuttavia necessarie: 

  • la richiesta va ancora rivolta alla Regione, anche se si sta pensando a una procedura centralizzata all’INPS; 
     
  • il pagamento dell’indennità avviene esclusivamente con versamento diretto da parte dell’INPS. 

Anche in questo caso il decreto Sostegni concede una proroga di ulteriori 28 settimane, fruibili nel periodo compreso tra l’1 aprile e il 31 dicembre 2021. 

 

NASpI e DIS-COLL 

Il decreto Sostegni non prevede in realtà proroghe particolari in materia di indennità di disoccupazione. Viene tuttavia concessa la possibilità di usufruire del Reddito di Emergenza anche a coloro la cui NASpI sia scaduta tra l’1 luglio 2020 e il 28 febbraio 2021, indipendentemente dai requisiti e per il solo importo relativo a un componente del nucleo familiare. 

Attenzione! Secondo quando stabilito dal decreto, per le nuove richieste di NASpI - inoltrate dalla data di entrata in vigore del provvedimento fino al 31 dicembre 2021 – viene però meno il requisito delle 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione. Diviene quindi sufficiente il solo requisito delle 13 settimane di contribuzione dei 4 anni precedenti. 

 

Blocco dei licenziamenti per motivi economici

Il decreto Sostegni interviene poi nuovamente anche in materia di blocco di licenziamenti – individuali e collettivi - per motivi economici, prorogando ulteriormente lo stop dal 31 marzo (sancito dalla Legge di Bilancio per il 2021) al 30 giugno 2021.  

Restano tuttavia salve le misure di maggiore “flessibilità” inizialmente introdotte dal cosiddetto “decreto Agosto”. Tre in particolare le eccezioni riconosciute all’interno del novero dei licenziamenti intimati per giustificato motivo oggettivo: 
 

  1. Cessazione definitività dell’attività dell’impresa. Possono cioè comunque avviare procedure di licenziamento le aziende in cessazione definitiva dell’attività con messa in liquidazione della società, purché non sia per l’appunto prevista alcuna continuazione dell’attività dell’impresa, neppure in forma parziale; 

 

  1. Incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, in seguito a un accordo collettivo aziendale e con il singolo lavoratore. L’azienda può tornare a licenziare anche nel caso in cui venga espressamente sancito un accordo collettivo aziendale di incentivo all’esodo, cui ogni singolo dipendente è libero di aderire o meno; 

 

  1. Fallimento della società con cessazione dell’attività. In caso di fallimento, se per l’azienda è disposta la cessazione e non viene previsto l’esercizio provvisorio è appunto concessa facoltà di procedere con i licenziamenti, da cui restano eventualmente esclusi i dipendenti che operano all’interno di rami dell’impresa non direttamente coinvolti dalla cessazione. 
     

Restano invece inibite le procedure di licenziamento collettivo in genere: sospesi dunque anche i licenziamenti collettivi pendenti avviati dopo il 23 febbraio 2020, così come le procedure di conciliazione obbligatoria (previste per i dipendenti cui si applicano le tutele antecedenti al Jobs Act) in corso. 

Attenzione! Lo stop ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo sarà ulteriormente prorogato al 31 ottobre 2021 per quelle sole aziende che, con causale COVID-19, faranno ricorso a CIGD (Cassa Integrazione Guadagni in Deroga), ASO (Assegno Ordinario) e CISOA (Cassa Integrazione Salariale Operati Agricoli), così come previsto dallo stesso decreto Sostegni. Restano però anche in questo caso valide le eccezioni previste in caso di cessazione definitiva dell’attività di impresa, incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro e fallimento della società con cessazione dell’attività. 

 

Rinnovo e proroga dei contratti a termine

I contratti a termine in essere possono essere prorogati fino a un massimo di 12 mesi e per una sola volta, sempre all'interno di una durata massima di 24 mesi, senza necessità di specificare causale. Condizione necessaria è che la proroga avvenga entro il 31 dicembre 2021. 

Attenzione! Come precisato dal testo di legge, “le disposizioni di cui al comma 1 hanno efficacia a far data dall’entrata in vigore del presente decreto e nella loro applicazione non si tiene conto dei rinnovi e delle proroghe già intervenuti”. All’interno dei limiti complessivi fissati per legge, la norma riguardante rinnovi e proroghe acausali può cioè trovare applicazione anche nel caso di contratti già rinnovati o prorogati in applicazione di precedenti provvedimenti emergenziali e ancora in corso al momento dell’entrata in vigore del decreto Sostegni. 

 

Smart working per i lavoratori fragili o con disabilità grave 

Per i lavoratori fragili o con disabilità grave – del settore pubblico o privato - viene ribadito fino al 30 giugno 2021 lo svolgimento della prestazione lavorativa in smart working. Laddove non fosse possibile, il decreto Sostegni prevede che il corrispondente periodo di assenza dal servizio siano equiparabili al ricovero ospedaliero e i periodi di assenza non computabili ai fini del comporto. 

Attenzione! Allo scopo di agevolare il ricorso al lavoro agile, la legislativa vigente prevede che dal 16 ottobre 2020 al 30 giugno 2021 i lavoratori fragili o con disabilità grave possono svolgere la propria attività in smart working anche tramite l’adibizione a una diversa mansione (purché compresa nella medesima categoria o area di inquadramento, così come definite dal CCNL di riferimento) o mediante lo svolgimento da remoto di specifiche attività di formazione professionale.