Prestazione pensionistica integrativa: quando la ottengo e in che forma?

Dall'adesione al fondo alla prestazione: cosa occorre sapere sull'erogazione della pensione complementare

La prestazione pensionistica può essere richiesta quando si maturano i requisiti di pensionamento per la pensione pubblica previsti dalla normativa vigente, purché si abbiano almeno cinque anni partecipazione a una o più forme pensionistiche complementari. Il requisito di cinque anni di partecipazione si riduce a tre anni qualora si cessi l’attività lavorativa (anche in assenza dei requisiti per la pensione obbligatoria) e ci si sposti tra Stati membri della comunità europea.

Può essere erogata in forma di rendita (pensione complementare) o in capitale o mista, secondo i limiti fissati dalla legge. In particolare, l'aderente potrà valutare se:

  • trasformare l'intera posizione individuale maturata in rendita, ricevendo così di fatto una pensione integrativa di quella pubblica per l'intero corso della propria vecchiaia; 
  • ottenere fino a un massimo del 50% del capitale accumulato in un'unica soluzione (la parte restante sarà invece comunque liquidata in forma di rendita); 
  • liquidare tutta propria tua posizione in capitale, eventualità però possibile solo in specifici casi previsti dalla legge, vale a dire in caso di montante accumulato esiguo oppure di iscrizione antecedente al 29 aprile 1993 a un fondo pensione già istituito al 15 novembre 1992).

Non solo, è poi bene sottolineare che possedere i requisiti per il pensionamento non comporta obbligatoriamente andare in quiescenza: l’aderente può decidere se cominciare a percepire la pensione complementare o rimanere nel fondo, proseguendo o meno con contribuzioni, fino alla data da lui desiderata, purché il valore della posizione individuale maturata, sia superiore all'importo di una mensilità dell'assegno sociale (a oggi circa 453 euro). In caso contrario il fondo deve inviare una comunicazione ad hoc (sulla base delle istruzioni COVIP) facendo presente l’opzione del riscatto immediato o del trasferimento ad altro fondo pensione.

Perché compiere una scelta di questo tipo? L’ammontare della pensione viene calcolato trasformando il capitale in una rendita applicando dei "coefficienti di conversione", che non tengono solo conto dell’andamento demografico della popolazione italiana, ma anche del sesso e dell'età: ne consegue che maggiori saranno il capitale accumulato e/o l’età al pensionamento, tanto maggiore sarà l’importo della rendita.

 

Come viene erogata la prestazione?

La pensione complementare è normalmente pagata dall’impresa di assicurazione con cui il fondo ha stipulato una convenzione, oppure direttamente dal fondo pensione se ha i requisiti fissati dalla legge. In ogni caso, è possibile trasferire la propria posizione presso un altro fondo in caso di convenzioni con una compagnia di assicurazione che applica condizioni economiche più favorevoli. Può essere poi reversibile sia al coniuge sia a un altro soggetto designato, oltre a fornire prestazioni accessorie quali quelle per non autosufficienza.

Al momento della pensione, è inoltre possibile scegliere la liquidazione della propria posizione individuale in un’unica soluzione fino a un massimo del 50%. Tale opzione consente indubbiamente di soddisfare eventuali urgenze, ma ovviamente - nel compiere questa scelta - è da tenere ben presente che più alta è la quota in capitale tanto più bassa sarà la pensione integrativa. In effetti, se da un lato, la scelta di ricevere subito parte del capitale consente di beneficiare in modo immediato di un capitale da utilizzare per eventuali “emergenze”, dall’altro espone al rischio di non aver poi denaro sufficiente a soddisfare i bisogni della propria vecchiaia. Viceversa, distribuire nel tempo tutto il capitale accantonato permettere di affiancare costantemente alla propria pensione pubblica una rendita complementare, con l’incognita però di non avere grosse somme a disposizione tutte insieme per fronteggiare eventuali imprevisti. Diventa anzi in questo caso indispensabile gestire al meglio le proprie finanze tenendo conto del modo in cui i propri bisogni potrebbero cambiare nel tempo. 

Gli iscritti titolari di reddito da lavoro che cessino l’attività lavorativa e maturino l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni successivi, abbiano un requisito contributivo complessivo di almeno venti anni nei regimi obbligatori di appartenenza e maturato cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari possono richiedere le prestazioni della forma pensionistica complementare, con esclusione di quelle in regime di prestazione definita, in tutto o in parte, in una forma di rendita temporanea denominata "Rendita integrativa temporanea anticipata" (RITA), che consiste di nell'erogazione frazionata di un capitale pari al montante accumulato richiesto. La rendita anticipata è riconosciuta anche ai lavoratori che risultano essere inoccupati per un per un periodo di tempo superiore a 24 mesi e che maturino l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i dieci anni successivi e maturato cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari. Anche in questo caso, il requisito dei cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare si riduce a tre qualora si cessi l’attività lavorativa e ci si sposti tra Stati membri della comunità europea.

Da sottolineare infine che le prestazioni pensionistiche complementari sono sottoposte agli stessi limiti di cedibilità, sequestrabilità e pignorabilità in vigore per le pensioni a carico degli istituti di previdenza obbligatoria.

 

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