Le diverse forme di previdenza complementare a confronto: i fondi pensione preesistenti

Fondi pensione preesistenti: chi può aderire e quali le principali differenze con i fondi negoziali? Ecco tutte le info utili 

I fondi pensione preesistenti sono fondi nati prima del Decreto legislativo del 21 aprile 1993 n.124, vale a dire prima di quel decreto che ha sancito la nascita della previdenza complementare disciplinandone le forme pensionistiche. Istituiti o da grandi imprese (in genere banche, Compagnie di Assicurazione e multinazionali) o per specifiche categorie di lavoratori (dirigenti di azienda), talvolta come sostitutivi della previdenza pubblica, avevano come principale caratteristica quella di erogare unicamente e direttamente una rendita al raggiungimento del pensionamento.

Benché di fatto avessero già dinamiche di funzionamento simili a quelle dei fondi negoziali, dopo il 1993 si è quindi reso necessario gestirne la transizione verso le nuove disposizioni: una serie di provvedimenti legislativi, e in particolare il DM 62/2007, ha pertanto stabilito le modalità di adeguamento alla normativa vigente salvaguardando i diritti acquisiti dagli iscritti, soprattutto con riferimento alle prestazioni pensionistiche già in essere. 

Attualmente, i fondi preesistenti sono circa 235, di cui molti attivi solo per l’erogazione delle pensioni. I restanti proseguono la loro attività dopo aver creato apposite sezioni separate per l’erogazione delle vecchie rendite e per gli iscritti ancora attivi, per i quali si sono dunque sostanzialmente allineati con la normativa attuale. Come anticipato, il riferimento è ai fondi pensione chiusi: anche in questo caso, possono infatti aderire al fondo (preesistente) i soli lavoratori assunti da quelle aziende e dai quei gruppi societari che li avevano istituiti o, in alternativa, coloro che acquisiscono le caratteristiche delle categorie istitutrici, come ad esempio la qualifica di dirigente aziendale.

Attenzione! A differenza dei negoziali, i fondi pensione preesistenti possono gestire le proprie risorse finanziarie anche direttamente, e non necessariamente rivolgendosi a degli operatori professionali. A ogni modo, le risorse eventualmente affidate in gestione sono custodite da un depositario autorizzato, che esercita una sorta di funzione di controllo: la depositaria, solitamente una banca, deve infatti verificare che il gestore agisca a norma di legge e in conformità di quanto previsto dal regolamento del fondo stesso.