Una volta era il libretto di risparmio, adesso è il fondo pensione?

Convenienza fiscale e flessibilità d'utilizzo: perché iscrivere un minore a un fondo pensione? Una scelta non solo possibile (contrariamente a quanto spesso si pensi), ma anche utile

Indubbiamente, una volta il più bel regalo che un genitore o un nonno previdente potesse fare al proprio figlio o nipote era certamente un libretto di risparmio. Oggi, tuttavia, gli scenari - anche di investimento - sono cambiati e un'alternativa estremamente valida è offerta dai fondi pensione. Del resto, il concetto alla base di ogni forma pensionistica integrativa è l'accantonamento di risparmi che andranno a determinare un capitale di cui beneficiare sotto forma di rendita che va ad aggiungersi al trattamento pensionistico pubblico. Vien di conseguenza da sé che, prima si aderisce a una delle forme della previdenza complementare, tanto maggiore sarà l'eventuale convenienza futura della propria scelta.

Ma è davvero possibile far confluire risparmi nei fondi pensione sin dalla giovane età? La risposta è sì: contrariamente a quanto si sia facilmente portati a pensare, non bisogna quindi attendere la maggiore età per aderire a un fondo pensione. Più nel dettaglio, la disciplina della materia consente l’estensione dell’adesione alla previdenza complementare - nel caso sia avvenuta in forma sia individuale sia collettiva – ai cosiddetti soggetti fiscalmente a carico, tra cui appunto i minori. 

Attenzione! L’eventualità è sempre possibile nel caso di fondi pensione aperti e PIP, mentre è rimessa allo statuto dello specifico fondo per i fondi pensione negoziali e preesistenti. 

Perché si parli di soggetto fiscalmente a carico occorrono in particolare due condizioni: 

  • un legame di parentela o affinità, così come definito dall’articolo 12 del TUIR; 
     
  • un limite reddituale non superiore ai 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili (da conteggiare invece l’eventuale rendita derivante dalla prima abitazione); a partire dall’1 gennaio 2019 il limite di reddito è elevato a 4.000 euro esclusivamente per figli di età non superiore ai 24 anni. 
     

Sono quindi membri della famiglia cui estendere la possibilità di adesione, all’interno dei limiti di reddito prefissati: 

  • i figli (naturali riconosciuti, affidati, affiliati); 
     
  • il coniuge, purché non legalmente ed effettivamente separato; 
     
  • altri familiari (genitori, generi, nuore, fratelli, sorelle, etc), purché vivano con il contribuente. 
     

Nel caso di figli e coniuge, la convivenza non è invece considerata un parametro fondamentale, il che vuole dire che – purché all’interno degli altri parametri stabiliti (come quello reddituale) – possono essere considerati a carico anche se ad esempio residenti all’estero. 

Attenzione! La contribuzione può essere attivata dallo stesso soggetto fiscalmente a carico o dall’iscritto cui tale soggetto è a carico.

 

Minori e fondi pensione: quali vantaggi? 

Perché dunque iscrivere un ragazzo o un bimbo? Sicuramente, si tratta di una scelta utile, oltre che per il futuro del giovane, anche per la sua educazione sociale al risparmio. Da non trascurare sono però anche i vantaggi fiscali correlati all'adesione: l'operazione è conveniente anche perché deducibile dal reddito di chi versa. Proprio perché l’adesione di un minore o di un altro soggetto fiscalmente a carico implica l’apertura di una posizione previdenziale da parte di un iscritto che non potrebbe usufruire delle agevolazioni fiscali previste per gli aderenti (deducibilità nei limiti di 5.164,57 euro), questi vantaggi ricadono proprio nei confronti della persona di cui è a carico. 

Facciamo un esempio concreto, quello di una mamma abbia un'aliquota fiscale del 37%: se versa 1.000 euro l’anno sul fondo del figlio, avrà uno sconto fiscale, al momento del pagamento delle tasse, di 370 euro; l'investimento nel fondo gli sarà cioè costato 630 euro.

Non solo, nel frattempo va considerato che il minore comincia comunque a maturare anni di partecipazione al sistema di previdenza complementare, che gli torneranno utili nel caso di prestazioni che richiedano particolare requisiti contributivi o, ancora, per l’abbattimento dell’aliquota finale per la tassazione delle prestazioni pensionistiche del fondo pensione, RITA e riscatti compresi. 

In altre parole, quando il ragazzo dell’esempio precedente andrà alle superiori o all’università e magari avrà bisogno di qualche anticipo, potrà prelevare dal suo fondo pensione fino al 30% della giacenza, che potrà poi restituire recuperando le tasse pagate; potrà poi allo stesso modo prelevare fino al 75% per ristrutturare la casa paterna o di famiglia o per comprarsene una nuova. 

Una soluzione, dunque, che trova anche nella flessibilità di utilizzo dei risparmi accantonati, oltre che nella convenienza fiscale, uno dei suoi punti di forza. 

 

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