Perequazione automatica, come si rivaluta la pensione (nel 2022)

Come cambia l'importo delle pensioni nel tempo e quale modo vengono stabiliti gli adeguamenti annuali all'inflazione? Facciamo chiarezza su perequazione e indicizzazione dei trattamenti pensionistici

A differenza dei redditi da lavoro, soggetti o alla contrattazione tra le parti nel caso di rapporto di subordinazione o alle leggi di mercato nell’eventualità di rapporto di lavoro autonomi, il reddito della pensione è stabilito in base a una precisa formula di calcolo (contributivo, misto o retributivo a seconda del periodo d’ingresso nel mercato del lavoro) che, in linea teorica, lo definisce una volta per tutte. Ma come garantire ai percettori di rendita importi adeguati alle eventuali variazioni (al rialzo) di inflazione e costo della vita?

Proprio allo scopo di proteggere il potere d’acquisto del trattamento pensionistico e assicurare ai pensionati un tenore di vita adeguato e costante nel tempo, è stato introdotto il meccanismo della cosiddetta “perequazione automatica”, aumento periodico dell’assegno pensionistico collegato all’inflazione. Più precisamente, quindi, l’espressione “perequazione automatica” indica il meccanismo di rivalutazione dell’importo di pensioni, rendite o eventuali trattamenti assistenziali erogati dalla previdenza pubblica sulla base dei parametri di riferimento periodicamente individuati dall’Istat.

 

Come funziona la perequazione? 

È l’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati a stabilire il valore di riferimento per la stima dell’aumento da applicare, calcolato dapprima in forma di indice provvisorio e, a seguire, in via definitiva come indice da conguagliare a inizio anno. Al termine di ogni anno, è dunque emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze un decreto che fissa “in via previsionale” la variazione percentuale che dovrà essere applicata ai trattamenti pensionistici mensili dell’anno successivo. Proprio perché provvisorio, tale valore sarà poi sostituito – al termine dell’anno stesso - da un indice di variazione definitiva, sulla base del quale sarà effettuato un conguaglio che appiani le eventuali divergenze tra la stima iniziale e il valore poi effettivamente riscontrato. Il conguaglio potrà pertanto essere:

  • positivo: nel caso in cui la variazione definitiva si sia rivelata superiore a quella previsionale, la differenza sarà corrisposta al percettore di rendita “in aggiunta alla pensione”; 
     
  • negativo: se la variazione definitiva si dovesse rivelare inferiore a quella previsionale, l’importo è “sottratto alla pensione”; 
     
  • “nullo”: nel caso in cui la variazione definitiva si riveli identica a quella previsionale, nessun conguaglio sarà applicato all’assegno pensionistico. 

Si spiega quindi facilmente l’attenzione dei media e dei pensionati per l’importo della pensione del mese di gennaio in cui, normalmente e salvo eccezioni, convergono sia l’eventuale conguaglio relativo all’anno precedente sia (se dovuti) eventuali aumenti rispetto all’indice previsionale stimato per l’anno in corso.

Attenzione! Con la circolare 197/2021, l’INPS ha reso noto di aver provveduto al rinnovo delle pensioni e delle prestazioni assistenziali per l’anno 2022 sulla base della percentuale di variazione per il calcolo della perequazione: in particolare, mentre la percentuale di variazione per l’anno 2020 è stata definitivamente confermata a 0,0, quella (previsionale) riferita al 2021 è determinata a partire dall’1 gennaio 2022 a +1,7%, salvo conguaglio da effettuarsi in sede di perequazione per l’anno successivo. 

Tradotto in pratica, questo significa che le pensioni dirette e ai superstiti (indipendentemente dal fatto che siano integrate o meno al minimo) erogate dalla previdenza pubblica saranno più generose nel 2022: per effetto sia della percentuale di variazione fissata all’1,7% sia di un meccanismo di rivalutazione più favorevole rispetto al passato. Nessun conguaglio è inoltre previsto rispetto a quanto corrisposto l’anno precedente. 

 


Come si applicano gli indici? 

Premessa fondamentale è che l’indicizzazione non si applica allo stesso modo a tutti i trattamenti pensionistici. In linea generale, si può comunque affermare che da circa 20 anni è in vigore un meccanismo che prevede lindicizzazione piena per le pensioni più basse e la rivalutazione parziale per quelle d’importo superiore.

D’altro canto, occorre anche sottolineare che sulle indicizzazioni si sono susseguiti nel tempo molteplici interventi, spesso anche in contraddizione tra loro, seppur accomunati dall’intenzione di produrre eventuali risparmi di sistema. Se, dunque, in alcuni periodi le pensioni non hanno ricevuto alcuna perequazione, in altri i trattamenti pensionistici hanno subito indicizzazioni di varia misura e applicate secondo criteri differenti, che spesso si sono tramutate nei fatti in una riduzione strutturale, e non più recuperabile, nel valore delle prestazioni. Ragioni per le quali, Suprema Corte e Cassazioni sono state altrettanto spesso chiamate a esprimersi sulla materia. 

A ogni modo, il 31 dicembre 2021 segna la fine della disciplina transitoria introdotta dalla legge 147/2013, e più volte rinnovata, che ha previsto per le pensioni una rivalutazione del 100% se di importo inferiore fino a 4 volte il trattamento minimo INPS (pari a 515,58 euro per tredici mensilità nel 2021 e a 524,34 euro per il 2022), del 77% tra 4 e 5 volte il minimo, del 52% tra 5 e 6 volte il minimo, del 47% tra 6 e 8 volte il minimo, del 45% tra 8 e 9 volte il minimo e del 40% se di importo superiore a 9 volte il minimo. Con il nuovo anno, dunque, alla disciplina introdotta dalla legge 388/200, che prevede un adeguamento a misura piena, cioè al 100% dell’inflazione, per la quota di pensione fino a 4 volte il TM, al 90% per la quota compresa tra 4 e 5 volte il TM e al 75% per la quota superiore a 5 volte il minimo. 

Attenzione! A differenza di quanto accaduto in passato, e in particolare nel triennio 2019-2021, nel 2022 la rivalutazione sarà poi applicata sui diversi scaglioni della pensione e non più sull’importo complessivo. In altre parole, con l’1 gennaio 2022 non cambia solo la percentuale di variazione ma anche il meccanismo di calcolo, nella sostanza più vantaggioso per i pensionati in termini di valore dell’assegno. 

 


Così nel 2022

Nel 2022, viene dunque prevista una revisione del meccanismo così strutturata: 

  • 100% dell’inflazione, ovvero in misura piena, per le pensioni fino a 4 volte il TM;
     
  • 90% dell’inflazione per le pensioni comprese tra 4 e 5 volte il TM;
     
  • 75% dell’inflazione per le pensioni oltre 5 volte il TM.

Il trattamento minimo (TM) di riferimento in pagamento dall’1 gennaio 2022 è pari a 524,34 euro.

Cosa vuol dire? Che, a partire dal 2022, un'ipotetica pensione di 4.000 euro lordi al mese viene rivalutata fino al 100% dell'inflazione fino a 3 volte il minimo, il 90% da 3 a 5 volte il minimo e il 75% sulla quota di pensione oltre 5 volte il minimo. Fino allo scorso anno, invece, era l’intero importo a subire l’indicizzazione rispetto alle percentuali stabilite dalla normativa vigente e una pensione di circa 4.000 euro lordi sarebbe stata rivalutata al 47% dell'inflazione, percentuale applicata nel caso di pensioni di importo compreso tra le 6 e le 8 volte il trattamento minimo.

Tenendo conto del fatto il tasso di inflazione previsionale per il 2022 è stato fissato con apposito decreto all’1,7%(sarebbe stato negativo ma tale valore non può di fatto mai risultare inferiore a zero), la pensione ipotetica di 4.000 euro lordi al mese sarà quindi rivalutata all’1,7% per la quota fino a 3 volte il TM, all’1,530% tra le 4 e 5 volte il TM e all’1,275% oltre 5 volte il TM. 

Attenzione! Per rendere possibile l'aggiornamento delle pensioni già dall’1 gennaio 2022 l'INPS ha utilizzato l’indice di perequazione disponibile al 15 ottobre 2021, pari all’1,6%, e dunque inferiore di 0,1 punti percentuali rispetto a quello successivamente comunicato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (+1,7%). Di conseguenza, nei primi mesi dell’anno i pensionati avranno a che fare con una pensione leggermente inferiore rispetto al dovuto (così come, per la stessa ragione, l’Istituto ha via iniziale fissato a 523,83 euro il TM per il 2022): nel corso del primo trimestre dell’anno, l’INPS provvederà tuttavia a ricalcolare gli importi effettivamente spettanti, procedendo entro il mese di aprire ai conguagli delle relative differenze, dove e quando dovuti. Non sono previsti per l’anno in corso ulteriori aumenti o adeguamenti. 


Modalità di attribuzione dell'indicizzazione 2022

Modalità di attribuzione dell'indicizzazione 2022