Ecco come funziona il contratto di espansione

Confermato anche per il biennio 2022-2023, quando interesserà anche le aziende con più di 50 dipendenti, il contratto di espansione consente – in particolari condizioni – l'accesso alla pensione con 5 anni di anticipo rispetto ai requisiti normalmente previsti

Strumento pensato per incentivare il ricambio generazionale e la riqualificazione del personale nelle aziende, è stato originariamente introdotto dal dl 34/2019 per il biennio 2019-2020, salvo poi essere rinnovato e prorogato dapprima per il solo 2021 e quindi, tramite la Legge di Bilancio per il 2022, per il biennio 2022-2023. 

 

Come funziona il contratto di espansione 

Da siglare in sede governativa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e i rappresentanti sindacali dell’azienda (o, eventualmente, le associazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale), il contratto di espansione prevede in realtà due diverse opzioni percorribili per incentivare il turnover aziendale: 

  1. la programmazione di riduzioni orarie o sospensione del personale dipendenti, cui viene comunque riconosciuto un periodo massimo di 18 mesi (anche non continuativi) di cassa integrazione straordinaria; 
     
  2. la risoluzione anticipata del rapporto di lavoro per quei dipendenti che si trovino a 5 anni dal raggiungimento della pensione (da 67 a 62 anni per la pensione di vecchiaia e da 42 e 10 mesi a 37 e 10 mesi per la pensione anticipata nel caso degli uomini, 36 e 10 per le donne). 

In quest’ultimo caso, ai lavoratori in prepensionamento viene riconosciuta dal datore di lavoro un’indennità mensile (per 13 mensilità) di accompagnamento alla pensione: la prestazione viene concretamente erogata dall’INPS ma il suo finanziamento resta comunque a carico dell’impresa. L’entità dell’indennità varia tuttavia in base al tipo di prestazione previdenziale cui il futuro pensionato avrà accesso al decorrere dei 5 anni: nel caso della pensione di vecchiaia, viene infatti corrisposta la sola indennità mensile, di importo pari alla pensione maturata al momento della risoluzione del rapporto di lavoro; nel caso di pensione anticipata, invece, l’impresa è chiamata a versare anche la cosiddetta contribuzione correlata, nella misura fissata per il calcolo della NASpI, vale a dire la media degli stipendi dell’ultimo quadriennio, con uno sconto sulla contribuzione figurativa che sarebbe stata riconosciuta al lavoratore. 

Attenzione! La prestazione è cumulabile con redditi da lavoro dipendente o autonomo. Non è però oggetto di perequazione né è reversibile ai superstiti; non spettano inoltre né trattamenti di famiglia né tantomeno prestazioni collegate al reddito, come maggiorazioni sociali e quattordicesima mensilità. 

 

Quali aziende possono accedere al contratto di espansione? 

Con la premessa che, laddove il ricordo al contratto di espansione sia finalizzato al prepensionamento occorre la sottoscrizione di un apposito accordo tra datore di lavoro e rappresentanze sindacali, oltre all’adesione volontaria da parte del lavoratore, possono accedere allo strumento le sole aziende che abbiano un organico superiore ai 50 dipendenti. 

Novità, quest’ultima, introdotta proprio dalla Legge di Bilancio per il 2022 che ha appunto ampliato la platea delle aziende potenzialmente beneficiarie: in precedenza accessibile solo alla aziende che impiegassero almeno 500 lavoratori (250 nell’eventualità dell’accompagnamento alla pensione), dal 26 maggio 2021 il contratto di espansione era già stato esteso alle imprese con almeno 100 unità lavorative impiegate.