Tutto quello che c'è da sapere sul reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza al via: cosa devono sapere quanti presenteranno domanda per beneficiare della misura? A chi spetta, in cosa consiste, come farne richiesta e a quali condizioni

Istituito mediante la Legge di Bilancio per il 2019 e, successivamente, definito attraverso il Decreto legge n. 4/2019, il reddito di cittadinanza è una misura di sostegno per famiglie che si trovano in condizione disagiate finalizzata al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale.

I principali obiettivi del reddito di cittadinanza sono dunque due: la lotta alla povertà, combattuta attraverso un beneficio economico accreditato mensilmente su un’apposita carta prepagata (la cosiddetta “Carta RdC”), diversa da quella utilizza per altre misure di sostegno al reddito, e il reinserimento di persone disoccupate nel mondo del lavoro, inseguito attraverso il potenziamento dei Centri per l’impiego.

Attenzione! Nel caso di nuclei familiari composti esclusivamente (il riferimento non è quindi al solo capofamiglia) da una o più persone di età superiore ai 67 anni, il reddito di cittadinanza assume la denominazione di pensione di cittadinanza. I requisiti e le regole che ne disciplinano il funzionamento sono gli stessi del reddito di cittadinanza.

 

A chi si rivolge il reddito di cittadinanza?

Secondo quanto disposto dal decreto legge che lo disciplina, il reddito di cittadinanza potrà essere riconosciuto ai nuclei familiari:

  • in possesso della cittadinanza italiana o di altri Paesi dell’Unione Europea;
  • in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo; 
  • in cui il richiedente sia titolare del diritto di soggiorno e familiare di un cittadino italiano o dell’Unione Europea.

Il richiedente deve essere residente in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due continuativi.

Attenzione! Condizione imprescindibile per l’accesso al beneficio è la mancata sottoposizione del richiedente a misure cautelari; non solo, sul richiedente non devono inoltre pendere condanne definitive, intervenute nei 10 anni antecedenti la presentazione della domanda. Al corrispondente nucleo familiare viene invece lasciata facoltà di fare comunque domanda per il reddito di cittadinanza: l’eventuale componente sottoposto a misura cautelare o condannato per qualche reato nel decennio precedente non inciderà in alcun modo nella scala di equivalenza.

Ulteriori vincoli riguardano poi la situazione reddituale del richiedente. In particolare:

  • un ISEE (ordinario oppure corrente, quando presente) inferiore a 9.360 euro;
  • un patrimonio immobiliare - in Italia e all'estero - non superiore a 30.000 euro (senza considerare la casa di abitazione);
  • un patrimonio mobiliare non superiore a 6.000 euro (incrementabili per ogni componente aggiuntivo del nucleo familiare e in presenza di casi di disabilità e/o di non autosufficienza grave);
  • un valore del reddito familiare inferiore a 6.000 euro annui (moltiplicati per il parametro della scala di equivalenza: pari a 1 per il primo componente del nucleo familiare e incrementato per 0,4 per ogni componente maggiorenne e di 0,2 per ogni minorenne, fino a un massimo di 2,1; il valore massimo può invece salire fino a 2,2 nel caso il nucleo familiare comprenda anche disabilità grave o soggetti in stato di non autosufficienza); la soglia è incrementata a 9.360 euro (per la scala di equivalenza) nel caso in cui il nucleo familiare risieda in una casa in locazione, mentre può salire fino a 7.560 euro in caso di pensione di cittadinanza; 
  • assenza di determinati veicoli di grossa cilindrata e/o imbarcazioni (sono ad esempio causa di esclusione: tutti i veicoli immatricolati nei sei mesi antecedenti la richiesta e quelli di cilindrata superiore ai 1.600 cc se immatricolati nei due anni precedenti; i motoveicoli superiori ai 250 cc immatricolati nei due anni antecedenti la richiesta; navi e imbarcazioni da diporto). Sono naturalmente esclusi i veicoli per i quali sia prevista un’agevolazione fiscale in favore di persone affette da disabilità.

Inizialmente, sono stati inoltre esclusi dal beneficio i nuclei familiari in cui uno o più componenti fossero risultati disoccupati a seguito di dimissioni volontarie (con l’eccezione delle dimissioni rassegnate per giusta causa) nei 12 mesi antecedenti la presentazione della domanda. La legge di conversione ha tuttavia modificato la precedente disposizione, limitando l’esclusione al solo dimissionario, e non più all’intero nucleo familiare. 

Attenzione! Il sussistere dei requisiti reddituali richiesti è verificato automaticamente dall’INPS a partire dall’ISEE presentato dal richiedente. A questo proposito va dunque precisato che le modifiche all’ISEE introdotte dalla legge di conversione del Decreto Crescita (artt. 4 sexies e 28 bis) potrebbero nei fatti andare ad ampliare ulteriormente la platea dei potenziali beneficiari lungo due strade: 

  1. da un lato, rendendo meno stringenti i requisiti per ottenere l’ISEE corrente, che potrà essere richiesto anche nel caso in cui i due requisiti della variazione della condizione lavorativa (nei 18 mesi antecedenti la richiesta) di almeno uno dei componenti del nucleo familiare e il peggioramento della situazione reddituale di oltre 25% non siano contemporaneamente verificati; cui sia aggiunge poi anche una terza condizione, quella in cui decada un trattamento assistenziale, previdenziale o indennitario esente da Irpef; 
  2. dall’altro, introducendo una doppia opzione di calcolo per quello ordinario, per il quale diventa possibile decidere – a propria discrezione e, dunque, secondo propria valutazione di convenienza - se fare riferimento ai redditi e ai patrimoni del primo o del secondo anno precedente la richiesta. 

Mentre la nuova disciplina dell’ISEE corrente, entrerà in vigore decorsi 15 giorni dall’approvazione del nuovo modulo DSU finalizzato alla richiesta, le novità riguardanti non saranno comunque operative prima dell’1 gennaio 2020. 

 

Quanto si riceve?

Il beneficio economico del reddito di cittadinanza (e della pensione di cittadinanza) è vincolato all’ISEE del richiedente e può dunque consistere in un importo variabile calcolato come somma di una quota A a integrazione del reddito familiare e di una quota B, che consiste in un contributo per mutuo o affitto, a seconda dei casi. In particolare:

  • la quota A (integrazione al reddito) può arrivare a un massimo di 6.000 euro annui nel caso della pensione di cittadinanza e di 7.560 euro annui in caso di pensione di cittadinanza;
  • la quota B (contributo per mutuo o affitto) non può essere superiore a 3.360 euro annui (280 euro mensili) o 1.800 euro annui (150 euro mensili), rispettivamente in caso di reddito e pensione di cittadinanza, nell’eventualità della locazione; l’importo massimo è invece al massimo pari a 150 euro mensili sia per il reddito sia per la pensione di cittadinanza nel caso di mutuo.
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L’importo effettivo – che non può in nessun caso essere inferiore ai 480 euro annui - è ovviamente definito sulla base delle informazioni fornite al momento della presentazione della domanda: per questa ragione, qualsiasi variazione della condizione economica e/o lavorativa che avvenga durante la percezione del beneficio (da segnalare obbligatoriamente all’ente erogatore entro due mesi dalla variazione stessa), ne può modificare l’importo o determinare la sospensione.

Per quanto riguarda invece la durata, il reddito di cittadinanza è riconosciuto per un periodo continuativo massimo di 18 mesi, e può essere rinnovato (salvo ovviamente motivi che ne causino la decadenza). Più precisamente, mentre la pensione di cittadinanza si rinnova automaticamente e senza sospensioni di sorta, il reddito di cittadinanza può essere sì rinnovato per ulteriori 18 mesi, ma previa sospensione del beneficio di un mese prima di ciascun rinnovo.

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Con quali modalità è erogato il reddito di cittadinanza?

Il beneficio economico del reddito di cittadinanza è accreditato, con cadenza mensile, sulla cosiddetta carta RdC, a partire dal mese successivo rispetto a quello di inoltro della richiesta (quando accolta). Per quanto riguarda la prima mensilità, la somma accreditata è utilizzabile soltanto una volta ritirata la card presso Poste Italiane (i tempi sono comunicati tramite appuntamento).

A questo punto la carta, può essere ad esempio utilizzata per pagare utenze o acquistare alcuni tipi di beni di consumo, talvolta anche con ulteriori agevolazioni su costi e tariffe disposte per i nuclei familiari in condizioni economiche disagiate. Possibile inoltre disporre un unico bonifico mensile per il pagamento del muto o del canone di locazione e prelevare mensilmente dei contanti per un massimo di 210 euro (100 euro x il parametro della scala di equivalenza).

Previsti d’altra parte anche dei divieti: ad esempio, per contrastare fenomeni di ludopatia, la carta non può essere utilizzata in nessun caso per giochi che prevedano vincite in denaro.

Attenzione! La carta è intestata al solo richiedente e non è possibile disporre di più carte.

 

Come presentare la domanda per il reddito (o la pensione) di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza è erogato su richiesta. In particolare, la domanda può essere presentata:

  • in modalità cartacea, presso gli uffici postali avvalendosi del modello di domanda predisposto dall’INPS, a partire dal 6 marzo 2019 (e da ogni giorno 6 del mese); 
  • in modalità telematica, tramite le credenziali SPID, accedendo all’apposito portale;
  • presso i CAF centri autorizzati di assistenza fiscale
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I modelli per la presentazione della domanda sono disponibili per la consultazione anche sul sito INPS. Non è prevista alcuna ulteriore documentazione: al momento della richiesta necessario tuttavia aver presentato la Dichiarazione Sostitutiva Unica ai fini ISEE (sarà poi l’INPS ad associare l’ISEE alla domanda).

 

Cosa si è tenuti a fare nel caso in cui la domanda venga accolta?

L’erogazione del beneficio è condizionata alla Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro (DID), che – salvo le eccezioni espressamente previste – tutti i componenti del nucleo familiare devono rendere presso i Centri per l’impiego o i patronati convenzionati con l’ANPAL entro 30 giorni dall’accoglimento della richiesta per il reddito di cittadinanza, e all’adesione al Patto per il lavoro, ossia a un percorso di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale.

All’interno del Patto per il lavoro è prevista la proposta al beneficiario di tre offerte di lavoro congruo: il beneficiario ha facoltà di rifiutare le prime due, determinando - salvo eccezioni - criteri più rigidi (in particolar modo relativamente alla distanza) nelle offerte presentategli successivamente.

Per “lavoro congruo”, il decreto legislativo 150 del 2015 definisce:

«Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali provvede alla definizione di offerta di lavoro congrua, su proposta dell'ANPAL, sulla base dei seguenti principi: a) coerenza con le esperienze e le competenze maturate; b) distanza dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico; c) durata della disoccupazione; d) retribuzione superiore di almeno il 20 per cento rispetto alla indennità percepita nell'ultimo mese precedente, da computare senza considerare l'eventuale integrazione a carico dei fondi di solidarietà, di cui agli articoli 26 e seguenti del decreto legislativo attuativo della delega di cui all'articolo 1, comma 2, della legge n. 183 del 2014». 

In particolare, come sancito dalla legge di conversione 26/2019, i percettori del reddito di cittadinanza dovranno obbligatoriamente accettare il lavoro solo se la retribuzione sarà superiore a 858 euro: la norma approvata prevede infatti che per definirsi offerta di lavoro congrua, la retribuzione deve superiore del 10% rispetto “alla misura massima del reddito di cittadinanza”.

Con la premessa che le disposizioni relative al lavoro non riguardano la pensione di cittadinanza, sono esclusi dalla presentazione del DID le seguenti categorie di soggetti:

  • i minorenni
  • i beneficiari del reddito di cittadinanza pensionati
  • gli over 65
  • i disabili (così come definiti ai sensi della legge 68/199, solo qualora non sia previsto il collocamento mirato
  • gli occupati
  • gli studenti o quanti frequentano un regolare corso di formazione
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I Centri per l’impiego hanno inoltre facoltà di esonerare i caregiver che si prendano cura di minori di 3 anni o di disabili gravi e non autosufficienti.

Per i soggetti che necessitano di ulteriore formazione, è invece previsto un apposito Patto per la formazione con enti di formazione bilaterale, entri interprofessionali o aziende; chi sarà invece individuato come non in condizione di lavorare, siglerà il Patto per l’inclusione sociale che coinvolgerà tanto i Centri per l’impiego quanto i servizi sociali.

Attenzione! Anche nell’ambito del Patto per il lavoro i beneficiari saranno comunque tenuti a partecipare a progetti utili alla comunità messi a punto dai comuni, secondo un monte orario definito per legge (e variabile tra un minimo e un massimo di 16 ore settimanali).

 

Gli incentivi per chi offre lavoro

Particolari incentivi sono disposti per le imprese che assumono i beneficiari del reddito di cittadinanza nei primi 18 mesi di fruizione del beneficio: lo “sgravio” consiste in un esonero contributivo non inferiore ai 5 mesi e con un massimale di 780 euro al mese, che tuttavia può decadere nel caso in cui il lavoratore non sia mantenuto in forza per un periodo almeno pari a 36 mesi (l’unica eccezione è rappresentata dal licenziamento per giusta causa o giustificato motivo).
 
In caso di rinnovo del reddito di cittadinanza, l’esonero è invece concesso nella misura fissa di 5 mensilità.

 

Le sanzioni

La mancata adesione al percorso di inclusione sociale e/o di inserimento nel mercato del lavoro, così come il prestarsi al lavoro nero, possono ovviamente essere causa di decadenza anche del beneficio economico previsto dal reddito di cittadinanza. In particolare, il reddito di cittadinanza viene fatto decadere se:

  • non viene resa la DID;
  • non vengono sottoscritti il Patto per il lavoro oppure il patto per l’inclusione sociale;
  • il richiedente o un altro dei componenti del nucleo familiare richiedente (non esonerato) non partecipa alle iniziative previste di formazione o riqualificazione professionale;
  • non vengono effettuate le opportune comunicazioni in caso di variazione della situazione del nucleo familiare. 
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Sanzioni più severe, anche di carattere penale, sono invece previste, nei casi più gravi. Qualsiasi dichiarazione falsa è punita con la reclusione fino a 6 anni, nonché alla revoca del reddito o della pensione di cittadinanza, con effetti retroattivi (è cioè disposta anche la restituzione degli importi fino a quel momento percepiti).  L’omessa comunicazione della variazione di patrimonio può essere invece punita con la reclusione da 1 a 3 anni.

 

È possibile rinunciare al reddito di cittadinanza? 

Benché la legge istitutiva non prevedesse inizialmente quest’eventualità, è di fatto possibile rinunciare sia al reddito che alla pensione di cittadinanza.

Come chiarito dall’INPS con il messaggio dell’11 luglio 2019, la richiesta di rinuncia deve pervenire all’Istituto mediante la compilazione di un apposito modulo (disponibile anche online e da presentare poi alle strutture territoriali dell’INPS) e può essere presentata – dal titolare del reddito/pensione di cittadinanza a nome del relativo nucleo familiare - in qualsiasi momento, a prescindere dalla fase di attuazione del beneficio. In ogni caso, la rinuncia comporta l’immediata disattivazione della relativa cardil che vuol dire non potranno più essere spesi neppure eventuali importi residui già erogati. 

Attenzione! La rinuncia al reddito di cittadinanza non comporta in alcun modo la riattivazione del reddito di inclusione nel caso il nucleo familiare ne fosse beneficiario prima di fare domanda per la “nuova prestazione”.