Contributi volontari per la pensione: quando e come versarli?

Chi resta senza lavoro a un passo dalla pensione può pensare di coprire gli ultimi periodi contributivi con versamenti volontari: possibili costi, tempi e modalità

In assenza di un lavoro, il traguardo della pensione può allontanarsi nel tempo o essere addirittura compromesso. Tra le possibili opzioni, è comunque possibile valutare una ciambella di salvataggio che consente al lavoratore (dipendente o autonomo) di proseguire a proprie spese i versamenti per la pensione, tramite la cosiddetta “prosecuzione volontaria”.

Si tratta di una forma di polizza assicurativa che consente a chi per varie cause interrompe il versamento dei contributi, di non perdere quelli già versati e di raggiungere il diritto alla pensione. L’intento, insomma, è quello di permettere a chi ha smesso di lavorare di conseguire comunque una rendita pensionistica. Possono farne richiesta tutti gli iscritti INPS; in particolare, la contribuzione volontaria interessa anche gli altri fondi di previdenza, compresi quelli dei dipendenti pubblici, che in passato ne erano esclusi.

 

Come far richiesta per i versamenti volontari?

Dunque, ricapitolando, con la prosecuzione volontaria l’aspirante pensionato può continuare a versare la contribuzione in caso di cessazione o sospensione dell’attività lavorativa oppure integrare la contribuzione obbligatoria in determinati e specifici casi, vale a dire: 

  • interruzioni o sospensione dell’attività lavorativa previste da disposizioni di legge o contrattuali; 
     
  • periodi di congedo parentale (astensione facoltativa, permessi per allattamento, giorni di assenza per la malattia del bambino di età compresa tra i 3 e gli 8 anni) per integrare l’importo dei contributi figurativi, eventualità per la quale è anche possibile richiedere il riscatto per periodi massimi della durata di 3 anni; 
     
  • lavoro intermittente per integrare la contribuzione obbligatoria laddove la retribuzione o l’indennità percepita sia risultata inferiore a quella convenzionale; 
     
  • lavori socialmente utili. 
     

Per poter proseguire l’assicurazione volontariamente occorre una specifica autorizzazione che deve essere espressamente richiesta all’INPS. L’autorizzazione viene concessa in presenza di un versamento pari ad almeno 3 anni di contributi obbligatori effettivi nel quinquennio precedente la domanda. Chi non ha almeno 3 anni nei 5 che precedono la richiesta di autorizzazione può comunque essere ammesso alla prosecuzione volontaria, a condizione che abbia maturato un minimo di 5 anni di contributi, versati in qualsiasi epoca.

Attenzione! I requisiti richiesti possono essere perfezioni anche tenendo conto di trasferimenti, ricongiunzioni, riscatti e di alcuni tipi di contribuzione figurativa (CIG, TBC, per motivi politici e sindacali). non valgono invece i contributi figurativi accreditati per periodi di servizio militare, gravidanza e puerperio, malattia e infortuni, periodi di disoccupazione indennizzata e di lavoro prestato all’estero in Paesi non convenzionati (che sono però considerati neutri ai fini del calcolo del quinquennio entro cui devono essere fatti valere i requisiti per l’autorizzazione).

Non solo, e da qui la significativa differenza rispetto al riscatto di periodi previdenzialmente scoperti, il rilascio dell'autorizzazione ai versamenti volontari è subordinato alla cessazione o all'interruzione del rapporto di lavoro che ha dato origine all'obbligo assicurativo, salvo alcune eccezioni individuate precisamente dalla normativa vigente.  Allo stesso modo, la prosecuzione volontaria non può essere concessa a coloro che risultino già titolari di una qualsiasi pensione diretta.

La decorrenza dell’autorizzazione coincide con il primo sabato successivo a quello in cui è stata inoltrata la domanda per i lavoratori subordinati e dal primo giorno del mese della domanda per gli artigiani e commercianti. La contribuzione volontaria non può riguardare periodi temporali pregressi, con la sola eccezione del semestre precedente la data di autorizzazione, a condizione che non siano già coperti da altra contribuzione. 

 

Il costo dei versamenti volontari

L’importo da versare per i dipendenti viene stabilito in base alla retribuzione percepita nell’ultimo anno di lavoro che precede la domanda di autorizzazione. L’aliquota è la stessa prevista per la contribuzione obbligatoria. Questo significa che chi decide di versare i volontari dovrà pagare in pratica la stessa somma che avrebbe versato la propria impresa laddove avesse continuato a lavorare con uno stipendio pari alla media dell’ultimo anno.

Per avere un’idea della spesa da sostenere per i contributi volontari è infatti sufficiente fare la media delle retribuzioni (complessive, compresa cioè la tredicesima mensilità) dell’ultimo anno di lavoro e  applicare l’aliquota in vigore (che per i dipendenti è pari al 33%), con la premessa che è comunque previsto il versamento di un contributo minimo, pari al risultato che si ottiene applicando l’aliquota obbligatoria (33%) al 40% del trattamento  minimo di pensione INPS (206,03 euro, il 40% di 515,07 euro). Allo stesso modo, l’importo dei contributi volontari per artigiani e commercianti è determinato dall’INPS in base alla media del reddito di impresa dichiarato ai fini IRPEF negli ultimi 36  mesi di contribuzione (gli ultimi 3 anni). I contributi dovuti sono su base mensile e sono divisi in 8 diverse fasce di reddito. Come per gli ex dipendenti, anche in questo caso è previsto il versamento di un contributo minimo, pari al risultato che si ottiene applicando l'aliquota obbligatoria (24% gli artigiani e 24,09% i commercianti) al 40% del trattamento minimo di pensione INPS (206,03 euro, il 40% di 515,07 euro). Per coltivatori diretti, mezzadri e coloni i contributi sono settimanali e l’importo da versare è invece determinato dall’INPS in base alla media settimanale dei redditi degli ultimi 3 anni, vale a dire delle ultime 156 settimane di lavoro. Non può essere inferiore a quello previsto per i lavoratori dipendenti.

All’interno della circolare INPS riferita ai contributi 2019 (il cui versamento andrà completato entro il 31 marzo 2020, per il trimestre ottobre-dicembre), il dettaglio per tutte le categorie di lavoratori.

I contributi volontari vanno dunque pagati per periodi trimestrali solari (entro la fine del trimestre successivo): il numero delle settimane è quello corrispondente ai sabati compresi nel periodo. Per coprire il primo trimestre (gennaio-marzo) occorre effettuare il versamento entro il successivo 30 giugno; il secondo trimestre (aprile-giugno) va versato entro il 30 settembre, il terzo trimestre (luglio-settembre) entro il 31 dicembre, il quarto (ottobre-dicembre), e così via. 

Nella valutazione dei costi e quindi dell’eventuale convenienza (o meno) dei versamenti volontari, bisogna cioè anche considerare che contributi volontari rientrano, infatti, tra gli oneri deducibili dal reddito complessivo per l’intero importo, anche laddove l’onere dei versamenti sia sostenuto per familiari fiscalmente a carico. 

 

Il valore ai fini pensionistici dei contributi volontari

I contributi volontari sono parificati, a tutti gli effetti, a quelli obbligatori, versati in conseguenza del rapporto di lavoro. Tuttavia, va precisato che la volontaria s'intende regolarmente eseguita solo se l’importo dei contributi dovuti per ciascun trimestre viene interamente versato durante il trimestre solare successivo. Nell’ipotesi di una contribuzione volontaria versata in misura inferiore a quella dovuta, il periodo da accreditare viene contratto, ai fini sia della misura che del diritto alla pensione. In tal caso, si divide cioè la somma ridotta pagata per l’importo del contributo settimanale che il prosecutore volontario avrebbe dovuto versare e si considera coperto un numero di settimane pari al quoziente così ricavato.

Ricapitolando, i contributi figurativi (quando regolarmente versati) valgono dunque ai fini della maturazione dei requisiti necessari sia per la pensione anticipata sia dei requisiti contributivi necessari per la pensione di vecchiaia o altre forme di pensionamento anticipatoFanno eccezione i soli “contributivi puri”, vale a dire quanti non risultavano in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995: in questo caso infatti il versamento della contribuzione volontaria non è valido al perfezionamento dei requisiti per la pensione anticipata (legge 335/1995). 

 

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