Il risparmio e il fattore tempo: se l'esigenza è di lungo termine...

Risparmiare non significa per forza inseguire un'esigenza immediata, ma spesso vuol dire anche pianificare il proprio futuro più lontano, con occhio di riguardo anche verso rischi e incognite (apparentemente) distanti nel tempo

Se gli obiettivi di breve termine si esauriscono solitamente nel giro di massimo qualche mese o anno, caratteristica comune a tutti gli obiettivi di lungo termine è invece quella di ingaggiare il risparmiatore o investitore per un periodo di tempo decisamente più esteso, quando non addirittura per la vita intera. 

In questo caso, cioè, l’obiettivo dal quale muove la rinuncia a una parte più o meno cospicua delle proprie disponibilità finanziarie è proiettato su un arco temporale piuttosto esteso. Un esempio lampante è offerto dal risparmio previdenziale, la cui finalità principale è quella di assicurare all’iscritto – una volta raggiunta l’età di pensionamento - una rendita integrativa della pensione pubblica, così da garantirsi anche durante la fase di quiescenza un tenore di vita assimilabile a quello tenuto nel corso della propria attività professionale: a prescindere dalle peculiarità proprie di ciascuna forma pensionistica integrativa, la pensione complementare si costruisce attraverso una serie di accantonamenti costanti per i quali – a proposito di “fattore tempo” – determinante è peraltro anche l’età di iscrizione. Aderire in età giovane significa infatti avere a disposizione più tempo per accumulare, anche a fronte di versamenti più limitati. 

Sempre per farsi un’idea, possono però rientrare in questa casistica anche i risparmi destinati alla futura istruzione dei propri figli, all’acquisto di una casa di proprietà o, ancora, volti a tutelarsi da alcune incognite proprie della vecchiaia, come il rischio della non autosufficienza. Esigenze appunto molto diverse tra loro, ma tutte accumulate dalla scelta o esigenza di impegnarsi in una scelta “virtuosa” di lungo periodo. 

Non senza rischi. Il primo riguarda la possibilità che il risparmiatore possa cambiare idea nel corso del tempo sulle esigenze cui destinare il risparmio o, addirittura, sulla necessità stessa di risparmiare, tanto che sul mercato sono presenti delle soluzioni pensate appositamente per stimolare l’autocontrollo e “vincolare” i risparmi, nel caso in cui si tema di cedere alla “tentazione” di soddisfare un qualche desiderio anziché perseguire fino in fondo il proprio obiettivo iniziale. Il secondo tipo di rischio è invece quello finanziario in senso stretto. Proprio perché l’esigenza da soddisfare dista nel tempo, in questo caso – ammesso che la propria personale propensione al rischio lo consenta – il risparmiatore potrà più ragionevolmente valutare anche soluzioni alternative a quelle a basso rischio: ammesso di essere pazienti e di non lasciarsi disorientare da risultati negativi, l’orizzonte temporale più lungo aumenta le probabilità di riuscire a compensare eventuali perdite dovute all’andamento altalenante dei mercati.

 

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