Come le (cattive) abitudini influenzano gli investimenti

Volontari o meno che siano, alcuni comportamenti impattano profondamente sulle decisioni di risparmio e investimento, talvolta con conseguenze negative: ecco perché è bene conoscerli per saperli gestire al meglio

Tutte le attività finanziarie, per essere svolte in modo consapevole e adeguato, necessitano di qualche fondamentale regola. Ciò consente di evitare il più possibile errori che potrebbero portare a conseguenze indesiderate, tanto nell’accantonare somme per le proprie esigenze di risparmio quanto nel conseguire guadagni o perdite dal proprio investimento. Nonostante questo, anche il risparmiatore/investitore più accorto può inevitabilmente incorrere in alcuni sbagli piuttosto comuni, dettati in particolar modo dai cosiddetti bias comportamentali, vale a dire (pre)giudizi, atteggiamenti istintivi o scorciatoie di pensiero che, soprattutto nel caso di investitori non professionali, possono facilmente indurre in errore.

Saperli riconoscere consentirà allora di affrontare nel modo più appropriato queste eventuali “trappole” o quantomeno di mitigarne  i potenziali effettivi negativi.

 

Conosci te stesso

Un primo e fondamentale passo da compiere quando si inizia il percorso di risparmio/investimento è, come spesso si tenta di fare nel corso della propria vita quotidiana anche in altri ambiti, quello di individuare i propri limiti e le proprie peculiarità caratteriali. Conoscere sé stessi infatti consentirà, ad esempio, di capire quanta parte delle proprie entrate finanziarie è possibile destinare al risparmio (diverso per ciascuno in base alle proprie necessità/obiettivi) o quale sia la propria propensione al rischio verso le diverse tipologie di investimento, Ebbene, la quantità di rischio che ognuno è disposto a sopportare varia.

A prescindere però da quale sia il livello assoluto, è importantissimo che ciascun risparmiatore/investitore abbia consapevolezza della propria soggettiva propensione al rischio, a sua volta tipicamente condizionata da vari fattori quali, ad esempio, la consistenza del capitale investibile sul totale del patrimonio, il livello di istruzione, il genere, l’età. Altre volte, poi, intervengono caratteristiche molto più personali che afferiscono prettamente alla sfera emotiva dell’individuo: il livello di ottimismo, la fiducia nelle proprie conoscenze e capacità, la dedizione rivolta ai propri interessi etc. Non c’è una ricetta valida per tutti dunque e, proprio per questa ragione, è bene non farsi influenzare da consigli esterni di amici o conoscenti. Né farsi attrarre da promesse di rendimenti stellari: maggior rendimento atteso significa, sempre, una maggiore assunzione di rischio! In altre parole, quanto più rischio si è disposti a correre tanto maggiore sarà il rendimento atteso e viceversa. Una correlazione da tenere sempre ben presente per non trovarsi davanti a soluzioni di investimento correlate a livelli di rischio al di fuori dalla propria portata.

Un altro aspetto del “conosci te stesso” è però collegato al fattore ottimismo e alla sicurezza nelle proprie capacità. Due caratteristiche in generale molto positive ma che, in materia di risparmio o investimento, se portate all’eccesso, rischiano di condizionare negativamente le scelte da compiere: un approccio esageratamente ottimistico può ad esempio portare a produrre previsioni o aspettative di rendimento positive anche quando scenari, analisi ed evidenze empiriche non  sembrerebbero andare proprio in quella direzione. Tanto che, proseguendo l’esempio, nell’analizzare i rendimenti passati di un qualsiasi prodotto potrebbe capitare di dare più rilevanza ad aspetti positivi a discapito di eventuali elementi negativi.

Ecco perché, al contrario, prima di compiere una qualsiasi scelta è sempre opportuno mettere alla prova il proprio punto di vista e la propria valutazione in merito alla bontà dell’investimento da intraprendere ricercando notizie e informazioni che potrebbero andare nella direzione opposta a quanto inizialmente ipotizzato. Così facendo, si verificherà l’effettiva solidità della propria valutazione depurandola il più possibile dalla componente “ottimismo”. Allo stesso modo, avere troppa fiducia nelle proprie capacità di valutazione può portare alla sottoscrizione di un investimento ad alto rischio nonostante si è fortemente avversi alle perdite (bassa propensione al rischio). Anche in questo caso, può quindi tornare utile mettere sistematicamente in discussione la propria capacità di formulare previsioni, mettendo ad esempio a confronto le proprie “stime” con gli scenari o le performance effettivamente concretizzati.

 

 

Tieni d’occhio l’imparzialità delle informazioni

Talvolta i documenti informativi dei prodotti di investimento sottoposti all’attenzione degli investitori possono essere scritti in modo tale da veicolare l’attenzione soprattutto verso aspetti specifici -  sempre di tipo positivo - del contratto. Per evitare il cosiddetto framing effect (o inquadramento), è dunque importante verificare di saper riformulare, in prima persona, soprattutto quei concetti che possono deviare l’attenzione da informazioni rilevanti o che possono in qualche modo influenzare la propria percezione del rischio complessivo da sottoscrivere. Fermo restando, s’intende, che un aiuto può sempre arrivare dal proprio consulente e, ancor più importante, che non bisogna temere di chiedere se non si è compreso appieno qualcosa.

Quindi, ricapitolando, è sempre buona cosa mantenere un occhio critico nel leggere le informazioni fornite, non farsi influenzare (solo) dagli aspetti positivi di un contratto e chiedere ulteriori spiegazioni qualora ci sia qualcosa di poco chiaro. Dopo tutto… si parla sempre dei propri risparmi! Non solo, va poi considerato un altro importante fattore: gli investitori alle prime armi tendono spesso a essere istintivi o comunque ad affrontare, inconsciamente, problemi complessi ricorrendo a delle vere e proprie “scorciatoie di pensiero”, varie ma con un’importante conseguenza comune: la tendenza a semplificare la valutazione di scenari presenti e futuri. E così quelle scorciatoie che sembravano aver agevolato la decisione da prendere spesso inducono a commettere errori. Attenzione, dunque! Ogni investimento va valutato sempre secondo l’ormai noto binomio rischio-rendimento, concedendosi tutto il tempo necessario e cercando di disporre di tutte le informazioni utili a una valutazione accorta e il più possibile distante da luoghi comuni  e stereotipi.

 

 

Accantona l’emotività

Uno degli aspetti emozionali che maggiormente influenza le decisioni del risparmiatore/investitore riguarda la valutazione, e le ripercussioni, di operazioni chiuse in guadagno piuttosto che in perdita. A tal proposito urge però una premessa. La teoria finanziaria elabora modelli che partono tipicamente dall’ipotesi di un investitore razionale, che basa cioè le proprie decisioni su tutte le informazioni a sua disposizione. Nella realtà, e la finanza comportamentale ce lo testimonia, non va proprio così. L’emotività, seppur con modalità diverse per ciascun individuo, spinge infatti il risparmiatore verso scelte non sempre strettamente guidate dalla pura razionalità.

Facciamo un esempio per capire meglio in concetto. Di solito i risparmiatori/investitori, soprattutto se non molto esperti e dalla disponibilità finanziaria contenuta, sono nettamente avversi alle perdite, tendenza che li porta ad attribuire maggior rilevanza alla perdita del denaro investito piuttosto che al guadagno che ne potrebbe derivare. E così capita non di rado che, alla prima difficoltà, scelgano di cambiare linea o prodotto di investimento: ragione per quale buona contromisura per limitare e gestire al meglio le distorsioni emotive si rivela il rispetto dell’orizzonte temporale di investimento prefissato. Se ci si è diretti su investimenti di medio-lungo periodo non bisogna soffermarsi e farsi influenzare dalle performance di breve termine. E, soprattutto, se si ritiene di essere avversi alle perdite, è fondamentale non sottoscrivere investimenti e forme di risparmio che presentino un profilo di rischio troppo elevato soltanto per propria overconfidence o ottimismo.

Insomma, la paura del rimpianto per non aver conseguito un guadagno potenziale o, al contrario, di aver subito una perdita evitabile può condurre a decisioni avventate sul riposizionamento dei propri investimenti. A volte però si verifica la dinamica diametralmente opposto: il timore di prendere decisioni errate può condurre a posizioni di eccessivo stallo, anche quando sarebbe invece più saggio e opportuno modificare invece il proprio portafoglio, discostandosi dalle proprie posizioni originarie. O, ancora, può portare a subire il cosiddetto “effetto gregge”: seguire il gruppo innesca infatti dinamiche consolatorie e porta a sentirsi meno in colpa, in caso di perdite, in virtù della percezione di non aver preso la decisione in modo del tutto autonomo. Come evitare errori in questo caso? Informandosi adeguatamente, rivolgendosi solo a professionisti per consigli e suggerimenti ed evitando appunto di prendere decisione sull’onda dell’emotività. Uno scarso controllo delle proprie emozioni è nemico di un buon investitore/risparmiatore!

 

 

Mantieni la tua view se solidamente costruita

Diversi ingredienti concorrono a una buona pianificazione finanziaria e uno di questi è la capacità di individuare quanta parte delle proprie entrate destinare al risparmio e all’investimento.

Le entrate finanziarie di un qualsiasi individuo possono in effetti derivare da varie fonti: reddito da lavoro, un’eredità ricevuta, una vincita, una rendita da affitto, una somma derivante dalla vendita di un immobile o di un’automobile etc. E benché a prescindere dall’origine di quelle somme il valore del denaro non cambi, può capitare che l’investitore meno esperto faccia una (inconscia) distinzione nell’allocazione delle risorse verso prodotti diversi proprio sulla base della “tipologia di denaro” che si sta investendo. Così, mentre il reddito da lavoro viene destinato a investimenti a più basso rischio, le entrate straordinarie o improvvise vengono più facilmente destinate a  prodotti rischiosi. Evidenziato questo trend, è allora bene ricordare che, qualunque sia la provenienza del proprio denaro, distinguerne l’impiego in base all’importanza che gli viene attribuita non ha alcun senso dal punto di vista prettamente finanziario: occorre semmai  “trattarlo” alla stessa maniera e adottando tutte le buone pratiche già evidenziate al fine di compiere la miglior scelta di investimento possibile sulla base delle proprie necessità e caratteristiche personali. Insomma, una volta investiti, i redditi derivanti da lavoro hanno lo stesso peso e valore per i mercati delle somme vinte al gioco.

Importante allora in ogni caso rimanere focalizzati sull’obiettivo prefissato, soprattutto se ben strutturato e supportato da precedenti analisi e approfondimenti. Spesso accade che un investimento di medio-lungo periodo venga messo in discussione da ripensamenti e cambi di visioni momentanei di breve periodo che conducono a decisioni non ottimali. Ciò è da attribuire alla sfera del self-control, o meglio ancora alla mancanza di autocontrollo, mancanza che porta a scelte incoerenti con i propri parametri iniziali di investimento: quando ci si pone un obiettivo ben preciso non bisogna farsi influenzare da singoli eventi solamente sulla scia dell’emotività o di motivazioni estemporanee mettendo così a rischio l’intero percorso.

 

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