Come ridurre il rischio in portafoglio? Con la diversificazione!

Non tutte le uova nello stesso paniere. Sono molte le "dritte" di cui tener conto nella costruzione di un buon portafoglio di investimento ma c'è un elemento che non può assolutamente mai mancare: la diversificazione! 

Elemento fondamentale nella gestione dei propri investimenti, e dunque altro concetto con cui è fondamentale prendere dimestichezza quando si decide di investire i propri risparmi, è quello di diversificazione che, semplificando, si potrebbe definire come una delle strategie più semplici ma efficaci attraverso cui ridurre il rischio complessivo del proprio portafoglio

Un portafoglio ben diversificato è infatti un portafoglio nel quale il capitale sia ripartito tra diverse asset class e diversi strumenti finanziari, mescolando quindi tra loro differenti tipologie di investimento. Con un obiettivo preciso: mitigare il rischio complessivo. Diversificare consente infatti di ridurre l’impatto (e quindi il rischio) che il singolo investimento può avere sull’andamento del portafoglio nel suo complesso in caso di rendimenti negativi o altri imprevisti. Insomma, la rappresentazione concreta della celebre frase di Markowits: “Non mettere tutte le uova nello stesso paniere”. 

 

Come diversificare il proprio portafoglio finanziario? 

Una buona strategia di diversificazione consente dunque, da una parte, di ridurre il rischio di concentrare le eventuali perdite su un unico strumento finanziario e, dall’altra, offre di riflesso anche maggiori potenzialità di crescita, proprio perché il portafoglio non dipendente strettamente dall’andamento di singole società, settori o fondi, che possono così attraversare fasi di difficoltà senza che il rendimento complessivo ne risenta (altre società, altri settori o fondi potranno compensare con performance migliori). 

Fatta questa premessa, ecco alcune delle diverse modalità – anche e soprattutto combinate tra loro – tramite le quali può essere conseguita la diversificazione di un portafoglio: 

  • per classe di investimento, vale a dire ripartendo i capitali tra strumenti diversi, come azioni, obbligazioni, liquidità, immobili e così via; 
     
  • per area geografica, cioè investendo contemporaneamente in diversi Paesi così da non esporre i propri risparmi alle sorti e all’andamento di un unico mercato; 
     
  • per settori industriali, vale a dire selezionando più ambiti di potenziale interesse per i mercati finanziari (energia, servizi, industria, telecomunicazioni e così via). 

Attenzione! Non è però tanto il numero di strumenti che vengono inseriti all’interno del portafoglio a renderlo ben diversificato quanto piuttosto le caratteristiche di ciascuno strumento e, ancor di più, il modo in cui è stata costruita a monte la propria asset allocation. Giusto per fare un esempio, un portafoglio che investe esclusivamente in materie prime risulterà meno diversificato rispetto a uno che investe in materie prime e mercato obbligazionario o, ancora meno, rispetto a un portafoglio che contempli al suo interno un’esposizione a mercato azionario, obbligazionario, materie prime, liquidità etc. Senza eccessi che, anche nel caso della diversificazione, sono sempre da evitare. Non servirà dunque sbizzarrirsi nell’individuare “troppe” asset class e strumenti: basterà applicare con buon senso la diversificazione per ottenere il risultato voluto, la mitigazione del rischio complessivo

 

Diversificazione… e correlazione! 

Per comprendere meglio la diversificazione e il suo impatto sul portafoglio può essere infine utile richiamare all’attenzione un altro concetto che le è strettamente legato, la correlazione. Correlazione che, in generale, si potrebbe definire come la relazione esistente tra due variabili: nel caso specifico, due o più investimenti. 

La correlazione tra i diversi investimenti rappresenta quindi il legame tra loro esistente. Di fatto, può assumere un valore compreso tra -1 e 1: nel primo caso, due attività si muoveranno in senso opposto (se una sale, l’altra scende), nel secondo, invece, la relazione sarà di massima sintonia (entrambe salgono o entrambe scendono); nel mezzo, tutti quei possibili valori intermedi che esprimono le varie sfumature della correlazione. Evidentemente, nel concreto, quello che si cercherà di fare nella costruzione del proprio portafoglio è ottenere un buon bilanciamento tra i vari livelli di correlazione, prediligendo - in base ad analisi che, per la loro complessità, gli investitori meno esperti è bene affidino a professionisti del settore - strumenti che presentino correlazioni basse. In questo modo, aumenta la probabilità di riuscire a beneficiare del rialzo di un’attività quando invece un’altra risulta in perdita, e così via. 

Insomma, quando ben studiate e bilanciate, diversificazione e correlazione contribuiscono alla buona costruzione di un portafoglio.  E per quanto ai meno avvezzi all’investimento possa sembrare che le buone “norme” che si celano dietro questa pratica possano sembrare troppe e/o troppo complesse, è fondamentale che la diversificazione (così come la correlazione) non manchi mai. 

 

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