I fondi comuni, cosa sono e perché possono aiutare il risparmiatore

Tra le diverse strade percorribili quando si inizia a investire il proprio risparmio c'è anche quella di acquistare quote di fondi comuni di investimento: uno strumento alla portata di tutti e con molti punti di forza, ma che è sempre opportuno sottoporre a un'attenta valutazione

Il mondo degli investimenti, si sa, può risultare davvero complesso soprattutto per chi quotidianamente si occupa di tutt’altra materia. Proprio per questa ragione, nel momento in cui un risparmiatore decide di destinare una parte del risparmio accumulato all’attività di investimento, il primo passo è sempre quello di reperire il maggior numero possibile di informazioni sulle attività da svolgere. Componendosi di diversi passaggi e richiedendo comunque anche conoscenza specifiche, il processo di investimento richiede infatti una preparazione di base per evitare di incappare in errori che possono precludere il raggiungimento dei propri obiettivi:  costruzione di un portafoglio finanziario, valutazione del proprio orizzonte temporalediversificazione e decorrelazione sono solo alcuni degli step essenziali di un percorso di investimento consapevole.

Passaggio cruciale è ad esempio quello relativo alla valutazione degli strumenti (finanziari) attraverso cui realizzare i propri investimenti, sulla base dei propri obiettivi così come dell’ormai nota combinazione rischio-rendimento e, dunque, della propria “disponibilità” a tollerare anche eventuali perdite. Se azioni e obbligazioni sono senza dubbio i più conosciuti anche dai risparmiatori meno esperti, c’è almeno un altro strumento, ampiamente utilizzato anche nei portafogli di investimento più complessi, che merita quantomeno di essere approfondito: si tratta degli OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio)

 

Cosa sono gli OICR? 

Una definizione è offerta dall’art. 1 lettera k) del TUF (Testo Unico della Finanza): “l'organismo istituito per la prestazione del servizio di gestione collettiva del risparmio, il cui patrimonio è raccolto tra una pluralità di investitori mediante l'emissione e l'offerta di quote o azioni, gestito in monte nell'interesse degli investitori e in autonomia dai medesimi nonché investito in strumenti finanziari, crediti, inclusi quelli erogati, a favore di soggetti diversi da consumatori, a valere sul patrimonio dell'OICR, partecipazioni o altri beni mobili o immobili, in base a una politica di investimento predeterminata”.

In altre parole, il risparmiatore che decide di investire attraverso OICR sottoscrive quelle che vengono solitamente chiamate le “quote” del fondo e che di fatto rappresentano le singole parti unitarie in cui è frazionato il patrimonio dell’OICR.  

Ma quali sono gli “organismi di investimento collettivo del risparmio” italiani? Se ne identificano fondamentalmente due: 

  1. I fondi comuni di investimento 
     
  2. Le società di investimento, meglio conosciute con gli acronimi SICAV (Società di Investimento a Capitale Variabile) e SICAF (Società di Investimento a Capitale Fisso)

In linea generale le due forme di OICR sono sostanzialmente simili e regolamentate entrambe dalle norme contenute nel TUF, ma c’è quantomeno una differenza utile da esplicitare per le ripercussioni pratiche che ne conseguono.

I fondi comuni (tipologia 1) sono strumenti di investimento che hanno bisogno di una società di gestione del risparmio (SGR) per poter funzionare. Quest’ultima “crea” a tutti gli effetti il fondo di investimento dove i risparmiatori possono destinare le proprie somme e il patrimonio accumulato viene appunto investito, come un unicum, in attività finanziarie (azioni, obbligazioni, titoli di stato, ecc.) o, in alcuni casi, in immobili, direttamente dalla SGR stessa. Ciò che differenzia allora i fondi comuni da SICAV e SICAF (tipologia 2) è il fatto che il patrimonio del fondo comune sia distinto e separato da quello della SGR che lo gestisce; come conseguenza, il risparmiatore riceve - in cambio del capitale che investe nel fondo - quote del fondo stesso e non azioni della società di gestione.

Al contrario, la stessa attività di investimento può essere appunto svolta da società di investimento a capitale variabile (SICAV) o a capitale fisso (SICAF). In questo caso, in antitesi con quanto accade per i fondi comuni, SICAV e SICAF sono vere e proprie società di cui i sottoscrittori (i risparmiatori che vogliono investire in tali società il loro denaro) divengono soci acquistando a tutti gli effetti le azioni delle società con tutti i relativi diritti (ad esempio di voto). A differenza dei fondi comuni, dunque, non c’è separazione tra capitale raccolto e capitale della società. Non solo, mentre i fondi comuni di investimento hanno bisogno di una SGR che li costituisca e ne effettui la gestione, le SICAV sono per definizione delle società di gestione del patrimonio raccolto per cui per “funzionare” non necessitano di una terza entità.

 

Le diverse tipologie di fondi di investimento

Entrando ulteriormente nel dettaglio, tanto i fondi comuni quanto le SICAV/SICAF funzionano, almeno a livello generale, nello stesso modo. Per questo, nel proseguo con “fondo di investimento” si farà riferimento genericamente a tutte e due le tipologie di OICR descritte.

In generale, il risparmiatore deve però sapere che nel variegato mondo dei fondi si effettua una sostanziale distinzione tra:

  1. Fondi aperti: si caratterizzano per la possibilità che viene data al risparmiatore di sottoscriverne le quote, o chiederne il rimborso, in qualsiasi momento; l’investimento che effettuano è tipicamente indirizzato verso attività finanziare quotate
     
  2. Fondi chiusi: sia il periodo di sottoscrizione delle quote che quello di rimborso è tipicamente predeterminato, il che implica, semplificando, una minore libertà di scelta per il risparmiatore (rimane comunque possibile lo scambio delle quote sul mercato); questi fondi tendono a investire una parte del patrimonio in strumenti meno liquidi e di più lungo periodo.

All’interno dei fondi aperti è utile citare, per il livello di diffusione che hanno tra i risparmiatori, i cosiddetti “fondi armonizzati”, così definiti perché seguono regole e criteri comuni volti a tutelare gli interessi dei risparmiatori, soprattutto limitando l’assunzione di un rischio troppo elevato da parte del fondo. In particolare, in base alle politiche di investimento effettivamente perseguite, i fondi armonizzati si distinguono in:

  • Azionari: i quali investono prevalentemente in azioni e presentano un livello di rischio elevato
     
  • Obbligazionari: i quali investono in prevalenza in Titoli di Stato e obbligazioni e hanno un profilo di rischio tipicamente minore degli azionari
     
  • Bilanciati: sono un mix dei precedenti, investendo quindi sia in obbligazioni che in azioni e avranno un profilo di rischio variabile in base alla maggiore o minore quota di azioni detenute nel fondo
     
  • Monetari: investono in strumenti del mercato monetario, quindi a breve termine e presentano un profilo di rischio particolarmente basso.

Sostanzialmente, quindi, un fondo di investimento può essere identificato come un “contenitore” all’interno del quale, in base alle strategie di investimento, vengono inseriti in diverse percentuali i vari strumenti di investimento che poi caratterizzano il grado di rischiosità e rendimento atteso del fondo. Questo, per il risparmiatore, significa poter disporre di un alto grado di diversificazione cui si accede partecipando in forma collettiva a un unico investimento. 

 

Come investire in un fondo? 

Una volta individuate le caratteristiche di base di un OICR e approfondito il loro funzionamento, il risparmiatore si chiederà come potervi accedere. Premesso, come già suggerito in più occasioni, che il fai da te – ancora di più per risparmiatori poco esperti e a maggior ragione tenuto conto della grande varietà di soluzioni investimenti – non è mai una buona idea, va considerato che i fondi tradizionali sono distribuiti attraverso un processo di “collocamento”. Pertanto, chi ha intenzione di servirsi di questi strumenti finanziari dovrà rivolgersi a un intermediario autorizzato al collocamento (ad esempio, la propria banca) e quindi legittimato a vendere tale fondo. Fare riferimento al proprio consulente finanziario è insomma la scelta più appropriata, anche e soprattutto per selezionare il fondo più adeguato alle specifiche esigenze di ciascun investitore.

A ogni modo, passaggio da non sottovalutare nel corso della propria decisione è un’appropriata valutazione dei costi, che possono in effetti assumere entità molto differenti in funzione del tipo di gestione che viene effettuata dalla SGR (gestione attiva=costi maggiori; gestione passiva=costi minori). 

Infine, come avviene per gli altri strumenti finanziari, è fondamentale monitorare l’andamento del proprio investimento nel tempo. L’attività di monitoraggio di un fondo comune è particolarmente semplice proprio per via della trasparenza e della mole di informazioni che possono essere, con relativa facilità, reperite dal risparmiatore. Solo per citarne alcune:

  • Valore quota: pubblicato sui quotidiani o reperibile su internet, fornisce giorno per giorno il valore della singola unità in cui è suddiviso il patrimonio del fondo; moltiplicandolo per il numero di quote sottoscritte si avrà, il valore complessivo del proprio investimento
     
  • Documenti contabili: ad esempio il rendiconto annuale e relazione semestrale che forniscono la situazione patrimoniale e reddituale del fondo
     
  • Prospetto informativo: la seconda parte è dedicata al riepilogo dei dati aggiornati di rendimento del fondo e del benchmark e viene inviata al risparmiatore entro il mese di febbraio di ciascun anno.

In conclusione, investire attraverso l’acquisto di quote di OICR può risultare una scelta davvero alla portata di tutti, date le caratteristiche di trasparenza e quindi di facilità nel monitoraggio dell’investimento, per il livello di diversificazione che è possibile trovare in un singolo strumento e per il ventaglio di profili di rischio-rendimento possibili. Come sempre occorre però innanzitutto una chiara e attenta valutazione e il confronto con il proprio consulente finanziario, almeno in prima battuta, può essere la strada più adatta da seguire. 

 

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