La liquidità, non solo "contante": un concetto da approfondire

Obbligazioni, azioni e fondi comuni sono probabilmente gli strumenti più conosciuti, ma un ruolo particolarmente importante nella costruzione di un portafoglio finanziario è giocato dalla liquidità: ecco di cosa si tratta e quali sono le sue caratteristiche principali 

Tra le diverse opzioni di investimento a disposizione del risparmiatore (azioniobbligazioni, fondi comuni…), tra cui ricadrà la scelta in base ai propri obiettivic’è anche la liquidità. Se ne parla forse fin troppo poco, quando invece può rappresentare una delle maggiori componenti di un portafoglio finanziario, soprattutto per coloro che non masticano finanza tutti i giorni. A una prima “occhiata” il concetto di liquidità può in effetti risultare quasi banale, in realtà racchiude al suo interno molte più sfumature di quanto si pensi. Se nel parlato comune è normalmente usata come sinonimo di contante, questa parola assume nel gergo finanziario un significato più ampio, per quanto sempre riconducibile a quello che gli viene attribuito quotidianamente e all’idea di fondo di avere a che fare con qualcosa di “facile utilizzo”. 

Partiamo allora dal “generale” per poi calarci in ambito finanziario: il concetto di liquidità si riferisce all’attitudine di un bene mobile o immobile a essere convertito in moneta legale. Tanto più rapidamente ciò avviene e tanto più contenuti sono i costi, tanto più il bene può essere considerato liquido. Declinando il tutto sul caso specifico, sono quindi definiti liquidi gli investimenti che possono essere immediatamente convertiti in denaro contante senza che il risparmiatore subisca perdite in conto capitale. Tra le più diffuse forme di liquidità tra i “semplici” risparmiatori ci sono indubbiamente i depositi bancari o, ancora, gli investimenti obbligazionari con scadenze di breve o brevissimo termine. 

Se ne deduce che il fattore tempo è una delle variabili che più incide, “aumentando” o “diminuendo” la liquidità di uno strumento finanziario. Altro elemento che impatta sul livello di liquidità di uno strumento è poi il fatto che sia quotato o meno. Un esempio per spiegare meglio: l’azione di una grande società quotata, e quindi liberamente e facilmente scambiabile in Borsa, sarà uno strumento molto liquido proprio perché non sarà molto difficile venderla trovando qualcuno che sia disposto ad acquistarla, senza che il prezzo debba scendere troppo. Va allora da sé che maggiore sarà l’ampiezza tra il pezzo di vendita e quello di acquisto dello strumento finanziario considerato, minore sarà la sua liquidità: l’ampiezza di questa differenza (nel dettaglio, si parla di spread denaro/lettera per riferirsi alla differenza tra il pezzo proposto da venditori e compratori) riduce infatti la possibilità e la velocità di conversione in moneta

Con un’ulteriore semplificazione, ne consegue che in generale più uno strumento finanziario risulta liquido (in base alle caratteristiche fin qui descritte), tanto minore sarà il livello di rischio che lo contraddistingue. I cosiddetti strumenti “illiquidi” presentano infatti solitamente orizzonti di lungo periodo e appunto di non pronta liquidità se non a prezzi più bassi, con il rischio di generare perdite per il venditore. 

 

Quando uno strumento finanziario viene considerato liquido? 

Ricapitolando, uno strumento finanziario è tanto più liquido quanto minori sono i costi di transazione, la perdita di capitale che la conversione può comportare e i tempi necessari per la conversione stessa. Proviamo allora a riassumere tutte le variabili in gioco nella definizione di “liquidità”: 

  • Il “tempo”, inteso come la vita residua dello strumento finanziario. Ad esempio, i titoli obbligazionari sono tanto più liquidi quanto più vicina è la loro scadenza
     
  • L’affidabilità dell’emittente, tanto che maggiore è la credibilità che il mercato riconosce alla società stessa, tanto più facile sarà trovare qualcuno disposto a comprare il titolo azionario che si sta cercando di vendere (senza “abbassare” eccessivamente il prezzo)
     
  • La negoziabilità, fattore collegato al punto precedente, che sarà maggiore laddove lo strumento è quotato e quindi facilmente trasferibile e scambiabile sul mercato secondario.

Attenzione! Se è vero che ogni strumento finanziario può essere valutato sulla base della sua (il)liquidità, lo è altrettanto che la liquidità è una componente presente in ogni portafoglio finanziario. Per le sue caratteristiche, non può dirsi la parte dell’investimento che aggiunge rendimento atteso all’investimento complessivo. Tuttavia, proprio per il basso livello di rischio che presenta, tende a essere presente anche nei portafogli dei più esperti sia in funzione del livello di rischio complessivo che l’investitore vuole assumersi sia in base alle diverse fasi vissute dai mercati. Vien da sé infatti che nei momenti di turbolenza o nel corso di tendenze ribassiste che persistono nel tempo, la quota in portafoglio riservata alla liquidità tenderà ad aumentare a scapito di quella più rischiosa, proprio per diminuire l’esposizione al rischio complessivo e limitare le perdite potenziali.

La liquidità può insomma impattare anche notevolmente sul processo di risparmio e investimento. Cominciare a prendere dimestichezza con questo concetto e con le peculiarità degli strumenti più “liquidi” è quindi parte essenziale del processo di acquisizione di consapevolezza del risparmiatore attento, anche quando (auspicabilmente) assistito da un buon consulente nella scelta dello strumento investibile più adatto alle proprie esigenze. 

 

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