Cosa vuol dire investire in obbligazioni o titoli di Stato

Cos'è un'obbligazione? Quali le sue caratteristiche? Quali rischi si corrono sottoscrivendone una? Ecco alcune delle domande attraverso cui Wikirisparmio cercherà di fornire strumenti e informazioni di base per investire in obbligazioni

Nel vasto mondo della finanza e delle sue nozioni di base il risparmiatore/investitore dovrà inevitabilmente fare i conti con i molteplici strumenti attraverso cui è possibile investire i propri soldi, qualunque sia il proprio obiettivo. E uno degli strumenti che solitamente non può mancare all’interno del proprio portafoglio di investimento sono le obbligazioni. 

Partiamo allora dalle cose semplici e chiediamoci: che cos’è un’obbligazione? Per dirla in inglese, i bond, cadono sotto il cappello di quegli strumenti finanziari che rappresentano un titolo di debito emesso da società o enti pubblici con il fine di raccogliere finanziamenti dai risparmiatori. Nel concreto, quindi, per enti pubblici o altre società, costituiscono pertanto uno dei possibili canali di finanziamento alternativo a quello bancario (ad esempio, il prestito bancario). In altre parole, un’obbligazione rappresenta un prestito concesso da parte del risparmiatore a una società (in tal caso si parlerà di corporate bond) o allo Stato (dunque titoli governativi come BTP, BOT, CCT detti anche sovereign bond), che diverranno dunque i debitori del contratto. 

I titoli obbligazionari, al pari degli altri strumenti finanziari, sono in ogni caso scambiati, quindi acquistati e venduti, su mercato. In particolare, si distinguono: 

  • mercato primario, nel quale vengono sottoscritte le obbligazioni di nuova emissione e per la prima volta offerti al pubblico;
     
  • mercato secondario, quindi in Borsa, dove vengono acquistate o vendute obbligazioni già in circolazione. Se non ci fosse il mercato secondario l’investitore dovrebbe aspettare, in caso di necessità di rientro della somma investita, la naturale scadenza dell’obbligazione prima di poter riavere quanto prestato all’emittente.
     

Fatte queste premesse, vediamo allora quali sono le parole chiave che caratterizzano questo particolare contratto e, dunque, l’obbligazione stessa. 

 

L’emittente

Può essere, come detto, una società privata, una banca, o uno Stato che beneficerà dell’operazione di finanziamento da parte del risparmiatore/investitore. L’emittente sarà tenuto a restituire il capitale alla scadenza del prestito e a corrispondere una serie di pagamenti al creditore. Nel valutare la possibilità di sottoscrivere un’obbligazione, relativamente all’emittente, è importante quindi ponderare con attenzione la sua affidabilità (o merito creditizio), che concorrerà in parte a definire l’interesse che il debitore dovrà corrispondere al creditore.

 

La scadenza 

Rappresenta il termine della vita dell’obbligazione entro il quale l’emittente dovrà restituire quanto ricevuto dal risparmiatore più un interesse. Il titolo obbligazionario può essere di breve, medio o lungo termine in base ovviamente alla sua durata e quindi a quanto è lontana la sua scadenza. Per completezza, va comunque ricordato che esistono anche obbligazioni definite perpetue proprio perché non soggette a una scadenza prefissata.

 

L’interesse

Normalmente, viene corrisposto sotto forma di cedole, vale a dire pagamenti periodici emanati durante la vita dell’obbligazione, e corrisponde al prezzo che il sottoscrittore dell’obbligazione richiede per due ragioni: remunerare la rinuncia al denaro prestato e, come detto, l’affidabilità dell’emittente. Maggiore sarà la durata dell’obbligazione (più lontana è la scadenza più duraturo l’arco di tempo per cui ci si priverà del denaro) e minore sarà il merito creditizio dell’emittente (la probabilità di aver restituito il denaro prestato), maggiore sarà l’interesse che dovrà essere corrisposto dall’emittente. 

 

Il rendimento 

È composto dalla somma del guadagno in conto interessi (si veda il punto precedente) e quello in conto capitale (o capital gain). Questo secondo elemento è frutto della differenza tra valore di acquisto e di vendita dell’obbligazione: nel caso di vendita a un valore superiore rispetto a quella di acquisto, si avrà un guadagno in conto capitale, nel caso opposto una perdita in conto capitale. 

Nel caso di obbligazioni definite zero coupon bond, poiché non è previsto il pagamento di cedole, il prezzo di acquisto sarà inferiore al valore di rimborso e tale differenza genererà il rendimento del titolo obbligazionario.

 

Le tipologie 

All’interno della famiglia delle obbligazioni possono essere distinte due diverse tipologie: le obbligazioni ordinarie (plain vanillae le obbligazioni strutturate. 

Le obbligazioni ordinario sono a propria volta suddivisibili in due categorie:

  • a tasso fisso, per le quali l’investitore riceve un interesse predeterminato;
     
  • a tasso variabile, il cui interesse non è prefissato ma è legato all’andamento dei tassi di mercato (ad esempio, tasso Euribor).

Le obbligazioni strutturate sono invece più complesse e di conseguenza non propriamente adatte ai risparmiatori alle “prime armi”. La loro struttura si basa infatti sulla combinazione di due elementi: il primo costituito da un’obbligazione ordinaria, che potrà dunque prevedere il pagamento o meno di cedole periodiche e che assicura la restituzione del valore nominale del titolo; la seconda da un contratto derivato che lega la remunerazione dell’investimento all’andamento di uno o più parametri reali o finanziari quali indici di borsa, azioni, materie prime etc. Si tratta dunque di una famiglia di obbligazioni più difficoltose da comprendere e gestire rispetto alle obbligazioni ordinarie, ragione per la quale – prima di investirvi - è bene averne capito le caratteristiche e soprattutto il funzionamento nonché il livello di rischio complessivo.

 

I rischi

Come per tutti gli investimenti, il concetto di rendimento è collegato inesorabilmente a quello di rischioPer le obbligazioni il rischio complessivo può essere analizzato attraverso la somma di più rischi:

  • Rischio di credito: definito anche rischio emittente, come si accennava in precedenza, è legato alla possibilità che l’emittente (il debitore) possa non riuscire a far fronte, in tutto o in parte, al pagamento degli interessi e/o del capitale. È evidente come tale specifico rischio dipenda dalla solidità dell’emittente stesso: uno Stato sarà tipicamente più solido e affidabile rispetto a un’impresa privata, poiché la probabilità che uno Stato fallisca è di gran lunga inferiore. Anche all’interno dello stesso emittente possono esserci livelli di rischio differenti: con le obbligazioni subordinate, infatti, in caso di difficoltà finanziarie dell’impresa emittente, il sottoscrittore vedrà corrisposti interessi e capitale solamente dopo che i creditori primari saranno soddisfatti. Per tale motivo possono quindi esistere diverse obbligazioni con diversi livelli di rischio emesse dallo stesso emittente. Il risparmiatore può utilizzare i giudizi sul merito creditizio dell’emittente facendo affidamento sulla valutazione data dalle agenzie di rating che assegnano un punteggio all’emittente relativo alla sua capacità di far fronte agli impegni assunti
     
  • Rischio di interesse: una caratteristica delle obbligazioni è il legame esistente tra prezzo e tasso di interesse che, nello specifico, sono legati da un rapporto inversamente proporzionale, vale a dire che al crescere dell’uno l’altro diminuisce. Ebbene, il rischio di interesse riguarda la possibilità che il titolo diminuisca di valore al crescere del tasso di interesse. Tale relazione ha inevitabilmente un impatto maggiore sulle obbligazioni a tasso fisso e a lunga scadenza poiché, al variare del tasso di interesse, non potendo modificarsi la cedola (fissa) per adeguare il loro rendimento al nuovo livello di tassi, dovrà variare il prezzo
     
  • Rischio di liquidità: si riferisce alla difficoltà di non riuscire a vendere rapidamente (o quando si decide di vendere) e senza subire perdite in termini di prezzo; a tal proposito, il rischio è più elevato per le obbligazioni non quotate poiché sono meno liquide (meno scambiabili) di quelle quotate
     
  • Rischio di cambio: nel caso si acquisti un titolo obbligazionario denominato in valuta diversa da quella domestica si è soggetti alle variazioni del tasso di cambio tra le due valute.

 

Il regime fiscale

Anche le obbligazioni, come gli altri strumenti finanziari, sono soggette a tassazione. C’è da evidenziare però che l’aliquota applicata cambia in relazione alla tipologia di obbligazione sottoscritta, con particolare riferimento al fatto che si tratti di obbligazioni emesse da una società o dallo Stato. 

Nel caso di bond societari, al pari di quanto avviene per le azioni, l’imposta da pagare su interessi e plusvalenze è del 26% (elevata dal 20% a seguito della riforma del 2014). La tassazione delle rendite relative ai titoli di stato come BTP, BOT, etc. è invece fissata al 12,5%. Ricadono in questa aliquota anche le obbligazioni dei titoli pubblici territoriali (come regioni, province e comuni) e i bond di Stato esteri e territoriali inseriti nella white list (contenenti gli Stati che consentono un adeguato scambio di informazioni) e quelli degli organismi internazionali (ad esempio BEI, BIRS o World Bank). Anche gli interessi corrisposti durante la vita dell’obbligazione sono assoggettati all’aliquota del 12,5% (come, ad esempio, gli interessi semestrali dei BTP); per i cosiddetti titoli zero coupon bond (vale a dire quei titoli che non prevedono il pagamento di cedole durante la vita dell’obbligazione) la tassazione verrà applicata sulla differenza tra il valore di acquisto e di vendita. 
 

Per concludere, conosciute come le sorelle meno rischiose delle azioni, le obbligazioni sono in effetti uno dei primi strumenti di investimento con cui è bene familiarizzare quando si decide di compiere il grande passo da risparmio a investimento. Ecco perché è fondamentale avere tutte le nozioni di base necessarie a decidere se sottoscriverle o meno e, in caso di esito positivo, capire quale è la soluzione più adatta ai propri obiettivi di risparmio/investimento, la bussola che dovrebbe sempre guidare le proprie scelte finanziarie.

 

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