Vivere al sicuro: prevenzione e ambienti di vita

Prestare attenzione all'ambiente circostante è fondamentale per tutelare la propria salute: alcune buone pratiche per vivere al sicuro (contrastando freddo, caldo, inquinamento atmosferico e altre insidie quotidiane) 

Quando si parla di prevenzione e di comportamenti virtuosi per il benessere psico-fisico della persona (e per la sostenibilità del sistema sanitario) si è soliti concentrarsi – oltre che su vaccinazioni e screening - sugli stili di vita che ciascuno può adottare per mantenersi il più possibile in salute. Se è vero che abitudini alimentari o attività fisica sono ad esempio determinanti, lo è però altrettanto anche rivolgere la massima attenzione all’ambiente circostante e all’adozione di comportamenti sicuri, capaci cioè di mettere consapevolmente al riparo dai piccoli o grandi rischi che possono derivare dallo svolgimento delle normali azioni quotidiane.  

Quali le buone pratiche da seguire o i “pericoli” cui rapportarsi con particolare cautela? Ecco alcuni “consigli” da seguire!

 

Clima e microclima 

Per poter funzionare al suo meglio, il corpo umano ha bisogno di trovarsi in una situazione di comfort ambientale, che passa anche da un’adeguata temperatura. L’organismo è infatti progettato per funzionare correttamente a una temperatura generalmente compresa tra i 35,8°C e 37,2°C e dispone dunque di una serie di meccanismi molto complessi per mantenerla all’interno di questo range: banalizzando, quando fa troppo caldo, il sistema di termoregolazione interviene affinché venga ceduto calore all’ambiente esterno; quando fa troppo freddo, interviene invece per limitare la dispersione del calore. Quando tutto questo avviene con uno sforzo relativamente contenuto, l’individuo viene a trovarsi in uno stato di soddisfazione nei confronti dell’ambiente che viene definito di “benessere termico”. 

Per agevolare tale condizione, quando ci si trova in ambienti chiusi, può rivelarsi quindi essenziale graduare i parametri ambientali di temperatura, umidità e ventilazione evitando condizioni di caldo e freddo eccessivo che possano rendere difficoltosa la termoregolazione. Secondo i criteri fissati per legge in materia di esercizio, conduzione, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale e estiva, la media ideale delle temperature all’interno di edifici residenziali dovrebbe tenersi tra i 19 e i 22° C nel corso della stagione invernale (40-50% di umidità relativa) e i 24 e i 26° C durante la stagione estiva (50-60% di umidità relativa). 

Vien però da sé che, proprio per le ragioni sopra descritte, tanto la stagione estiva quanto quella invernale possono rivelarsi insidiose per la salute a causa del caldo o del freddo eccessivo. In entrambe le circostanze, tuttavia, alcune buone pratiche possono aiutare l’organismo ad attenuare le possibili controindicazioni di temperature troppo alte o basse o di tassi di umidità lontani dal range ottimale. 

Cosa succede se fa molto caldo? Di norma, le alte temperature non sono di per sé un problema ma, soprattutto quando accompagnate da elevati livelli di umidità, possono stressare l’organismo di soggetti già particolarmente fragili: è il caso ad esempio di neonati o anziani che, per ragioni differenti, faticano maggiormente nella regolazione della temperatura corporea. Per evitare dunque situazioni di pericolo come il colpo di calore, soprattutto per gli individui più a rischio (ma non solo), può rivelarsi di enorme utilità contrastare le ondate di calore con alcune semplici misure

  • non uscire durante le ore più calde della giornata;
  • assumere molti liquidi, privilegiando acqua e bevande non zuccherate ed evitando invece alcolici e caffeina;
  • fare pasti leggeri e preferibilmente ricchi di frutta e verdura; 
  • vestire in modo comodo e leggero, preferendo i colori chiari e i tessuti naturali; 
  • tutelarsi anche all’interno dell’ambiente domestico, senza tuttavia abusare di strumenti come i ventilatori meccanici, che spesso si limitano a spostare l’aria senza tuttavia abbassare davvero la temperatura dell’aria; 
  • prepararsi a eventuali viaggi in auto ventilando preventivamente l’abitacolo, dotandosi di scorte d’acqua ed evitando in ogni caso soste prolungate con permanenza all’interno del veicolo. 

Cosa succede se fa molto freddo? Anche il freddo eccessivo può rappresentare una minaccia per la salute soprattutto delle categorie più a rischio, quali ad esempio bambini e neonati, persone anziate e malati. Alcune opportune precauzioni possono però ancora una volta contrastare gli effetti negativi provocati dall’esposizione a temperature eccessivamente basse: 

  • non uscire senza essersi adeguatamente coperti: preferibile in particolare anche l’utilizzo di cappelli, sciarpe e guanti per evitare geloni o altre lesioni associate all’esposizione della cute al freddo; per la stessa ragione, bene anche usare creme idranti e protettori per le labbra, soprattutto in caso di vento; 
  • se possibile, evitare in ogni caso di uscire nel corso delle ore più fredde della giornata, come quelle del primo mattino o serali;
  • prestare attenzione agli sbalzi di temperatura;
  • seguire un’alimentazione ricca di frutta e verdura e assumere pasti e bevande calde;
  • evitare l’utilizzo di alcolici, che favoriscono infatti la dispersione del calore corporeo; 
  • in casa, regolare attentamente non solo la temperatura dell’ambiente, ma anche il livello di umidità, areando adeguatamente gli ambienti: se l’aria secca favorisce infatti irritazioni delle vie aree, quella troppo umida può agevolare la formazione di muffe; 
  • utilizzare in modo corretto e sicuro i sistemi di riscaldamento, rispettando ad esempio le procedure di corretta manutenzione, per evitare incidenti domestici; 
  • prepararsi a eventuali viaggi in auto assicurandosi che la vettura sia adeguatamente attrezzata per viaggiare anche in caso di neve o ghiaccio. 

Per ulteriori approfondimenti su come proteggersi dal freddo e sui possibili rischi legati al riscaldamento domestico si rimanda al portale del Ministero della Salute

 

Inquinamento atmosferico: aria indoor outdoor

La qualità dell’aria respirata è fondamentale per la salute di ciascun individuo: diversi studi hanno confermato che all’inquinamento atmosferico si possono attribuire un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, respiratorie e tumorali. Basti del resto pensare che la sola esposizione prolungata nel tempo anche a livelli non particolarmente elevati di materiale particolato – insieme a biossido di azoto, biossido di zolfo e ozono, uno dei componenti più abbondanti dell’inquinamento dell’aria in ambito urbano – è associata all’aumento di disturbi respiratori come tosse, asma, bronchite cronica, riduzione della funzionalità polmonare e aggravamento di eventuali sintomatologie allergiche. Un rischio da non sottovalutare, dunque, soprattutto per quanti vengono a contatto con aree urbane, dove è tipicamente maggiore la concentrazione di agenti potenzialmente dannosi per la salute, con il rischio di esposizioni prolungate dagli effetti cronici. 

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità l’inquinamento atmosferico causerebbe solo in Europa almeno 800.000 decessi e una parte considerevole della popolazione europea vivrebbe in città dall’aria non pulita secondo gli standard fissati dalla stessa OMS. Un problema, peraltro, indubbiamente complesso che richiede innanzitutto interventi da parte di autorità pubbliche a livello locale, nazionale e internazionale, oltre all’adozione da parte dei singoli cittadini di comportamenti virtuosi nella lotta all’inquinamento atmosferico (uso dei mezzi pubblici, uso attento delle risorse disponibili, riduzione del consumo di carni rosse, etc). 

In che modo tutelarsi allora dall’esposizione all’inquinamento atmosferico? Soprattutto per quanti abitano in città, eliminare del tutto l’esposizione è ovviamente impossibile, ma particolare cautele possono essere richieste per quelle categorie di persone maggiormente suscettibili ai suoi effetti, vale a dire anziani, bambini e persone già affette da malattie cardiovascolari, respiratorie, allergiche o da altre patologie che possono rendere più sensibili agli effetti degli inquinanti, come ad esempio il diabete di tipo 2. In generale, poi, può essere utile seguire una dieta ricca di antiossidanti e limitare quantomeno il contatto con gli inquinanti presenti negli ambienti indoor (casa, ufficio, etc) e, in particolar modo, con il fumo (attivo e passivo), che costituisce tuttora una delle principali cause di morte evitabile nel mondo.  

Anche se il tema è spesso sottovalutato, va in effetti considerato che anche l’aria degli ambienti interni può essere esposta a fonti inquinanti, come fumo di tabacco, uso di solventi o altri prodotti per la manutenzione della casa, strumenti di lavoro (fotocopiatrici, colle, vernici, etc). Di qui, l’importanza di un’adeguata aereazione: del resto, a prescindere dalla presenza di fonti di inquinamento, in ambienti chiusi o semichiusi l’ossigeno presente nell’aria tende inevitabilmente a consumarsi e la qualità dell’aria stessa a scendere, influenzando negativamente lo stato di benessere degli occupanti; ventilare periodicamente è quindi il miglior modo per eliminare quella viziata in favore di aria più salubre. 

 

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Sia per quel che riguarda le esperienze all’aria aperta che quelle indoormeritano infine ulteriori e particolari cautele quanti affetti da allergie respiratorie, che rappresentano al momento la forma più diffusa di allergie in Europa e nel mondo (anche come conseguenza del cambiamento climatico, che sta alterando la naturale alternanza delle stagioni). In questo caso, una diagnosi accurata è il primo passo per adottare poi comportamenti preventivo-terapeutici efficaci: conoscere i pollini cui si è effettivamente allergici permette ad esempio di informarsi sui relativi periodi di fioritura ed evitare situazioni che possano favorire il contatto prolungato con gli allergeni. Più in generale, è comunque buona norma: 

  • evitare di uscire nelle ore di maggiore concentrazione pollinica (preferendo sera e tarda mattinata); 
  • limitare gite, viaggi con i finestrini aperti o di praticare attività all’aperto nei luoghi e nei periodi della stagione pollinica, ancor di più nelle ore centrali della giornata; 
  • prestare particolare attenzione agli eventi temporaleschi (che possono essere responsabili della cosiddetta “asma da temporale”), riparandosi se possibile già almeno 30 minuti prima dell’inizio del temporale all’interno di un luogo chiuso;
  • in casa o in altri luoghi chiusi, tenere chiuse le finestre – e se possibile affidarsi al più a impianti di aria condizionata muniti di filtri di areazione anti-polline – nel corso delle ore centrali della giornata; 
  • lavare con frequenza i capelli e tutti quei tessuti (ad esempio le federe dei cuscini) su cui possono depositarsi i pollini presenti nell’aria. 

 

Sicurezza alimentare

Contrariamente a quanto spesso si pensi, mangiare sano non significa soltanto seguire una dieta bilanciata e adeguata al proprio fabbisogno di nutrienti ed energia, ma anche applicare alcune semplici regole per conservare e cucinare correttamente gli alimenti, conservandone tutte le proprietà ed evitando contaminazioni.

Premessa indispensabile a farsi che in Italia vige, su vari livelli, l’applicazione del cosiddetto protocollo HACCP per tutti i soggetti che operano a qualsiasi livello nella ristorazione e/o nella filiera alimentare: questo significa che tutti gli operatori sono formati e tenuti ad adottare una corretta prassi igienica nella preparazione e della gestione degli alimenti conservati, oltre che nella manutenzione di tutti gli impianti che vengono utilizzati per trattare il cibo. Proprio perché la sicurezza del cibo dipende però fortemente anche della conservazione degli alimenti e da una loro adeguata preparazione, è però altrettanto necessario che anche i consumatori mettano in pratica le dovute precauzioni, dalla fase di acquisto a quella di consumo degli alimenti. 

Un tema tanto importante da suscitare l’intervento dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha stilato un decalogo (riportato anche dal sito del Ministero della Salute) da rispettare per evitare le malattie trasmesse dagli alimenti, spesso particolarmente pericolose perché frutto di contaminazioni non necessariamente evidenti (che non alterano cioè sapore, odore, colore o consistenza): 

  1. Scegliere prodotti che abbiano subito trattamenti idonei ad assicurarne l’innocuità (per esempio, il latte pastorizzato);
  2. Cuocere bene i cibi in modo che tutte le parti, anche le più interne, raggiungano una temperatura di almeno 70°C;
  3. Consumare gli alimenti cotti immediatamente dopo la cottura;
  4. Conservare in frigo eventuali alimenti cotti che non siano stati consumati immediatamente; se il cibo deve essere conservato per più di qualche giorno è preferibile congelarlo;
  5. Riscaldare di nuovo ad alta temperatura i cibi precedentemente cotti prima del consumo;
  6. Evitare ogni contatto fra cibi crudi e cotti;
  7.  Curare particolarmente l’igiene delle mani per la manipolazione degli alimenti;
  8. Fare in modo che tutte le superfici della cucina, gli utensili e i contenitori siano accuratamente puliti;
  9. Proteggere gli alimenti dagli insetti, dai roditori e da altri animali;
  10. Utilizzare solo acqua potabile. 

Altrettanto importante diffidare da canali di distribuzione non convenzionali o non autorizzati, nei quali è più probabile ci sia una scarsa attenzione nei confronti dei protocolli di sicurezza. Allo stesso modo, bene meglio prestare la massima attenzione in caso di negozi autorizzati che espongano per il commercio confezioni visibilmente rotte o non integre, prodotti rancidi o con colori alterati, o che, ad esempio, conservino prodotti freschi e surgelati in banchi vendita non adeguatamente refrigerati o acqua e bevande in luoghi esposti a fonti di calore o luce diretta. 

Attenzione! Tutte queste cautele si rendono ancora più necessarie nel caso dei funghi che, se raccolti in luoghi non idonei o preparati male o, ancora peggio, se raccolti e cucinati malgrado appartengano a specie non commestibili per l’uomo, possono causare intossicazioni con esiti perfino mortali. Ecco perché si rende in questo caso a maggior ragione necessario affidarsi solo a riveditori autorizzati o, nel caso di raccolta amatoriale, affidarsi al controllo di un professionista prima di procedere all’effettivo consumo

Una volta effettuato l’acquisto, il trasporto dei prodotti alimentari dal negozio al luogo di conservazione e consumo della spesa deve poi avvenire il più velocemente possibile così da evitare sbalzi di temperatura. Nel caso di viaggi in auto, è ad esempio raccomandato l’utilizzo di contenitori termici per i cibi facilmente deperibili ma, ancor di più, sono fortemente sconsigliate lunghe soste intermedie: gli alimenti scongelati tendono a deperirsi più facilmente di quelli freschi, ragione per la quale interrompere la cosiddetta “catena del freddo” primo dell’effettivo consumo espone i prodotti non adeguatamente conservati a un elevato rischio di contaminazioni microbiche.  

In generale, eventuali alimenti deperibili (carne, prodotti ittici, latticini, etc) non dovrebbero rimanere a temperatura ambiente per più di due ore, entro le quali vanno quindi o celermente preparati per il consumo oppure conservati in frigorifero o nel congelatore. Pur con la premessa che il frigorifero è solitamente il luogo più idoneo per la conservazione degli alimenti, anche in questo caso alcune raccomandazioni si rendono necessarie, a cominciare da quelle sulla sua pulizia e sull’importanza di non riempirlo eccessivamente, affinché la temperatura possa mantenersi omogenea e l’aria circolare liberamente.  Data l’eterogeneità dei prodotti conservati, da non sottovalutare è infine la disposizione, da realizzare tenendo conto del fatto che i piani alti sono solitamente meno freddi. 

Attenzione! Il frigo non è di per sé indicato per qualsiasi tipo di alimento. Al contrario, alcuni cibi non sono non hanno bisogno di essere refrigerati, ma potrebbero addirittura essere danneggiati dallo shock termico (ad esempio, gli alimenti cotti riposti senza essere stati fatti prima raffreddare). 

Un’ultima menzione infine a etichette e confezioni, “alleate” dei consumatori nell’adeguata conservazione e consumazione degli alimenti. Oltre a riportare data di scadenza o termine minimo di conservazione, possono o devono secondo le modalità definite dalla legge a tutela della sicurezza alimentare anche informazioni utili al consumo informato consapevole, quali ad esempio temperature di conservazione, condizioni di impiego, tecniche di cottura preferibili, etc. 

 
Attenzione! Le informazioni di questa pagina hanno valore divulgativo, sono pertanto volutamente semplificate e in nessun caso possono sostituire il parere di uno specialista. Per dubbi, valutazioni specifiche e consigli, vi suggeriamo anzi di rivolgervi al vostro medico di fiducia! 
 

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