Le vaccinazioni tra obblighi di legge, falsi miti e raccomandazioni

Benché molto discusse negli ultimi anni, le vaccinazioni sono spesso un tema ostico per il SSN e gli italiani: di cosa si tratta, quando vengono raccomandate e in quali casi sono invece obbligatorie (e gratuite) per legge  

Alcune malattie di natura infettiva, provocate cioè dal contatto diretto o mediato (punture di insetto, ingestione di bevande o alimenti contaminati, etc) con virus, batteri, funghi o parassiti, possono essere in realtà prevenute attraverso le cosiddette vaccinazioni. 

Semplificando, i vaccini si potrebbero infatti definire come dei preparati biologici contenti microrganismi uccisi o attenuati, sostanze da loro prodotte o proteine e altre sostanze preparate in laboratorio che, somministrati insieme ad altre sostanze e opportunamente “messi in sicurezza”, sollecitano la risposta del sistema immunitario, simulando il contatto con l’agente infettivo. Una volta somministrati, essi inducono cioè una risposta immunologica simile a quella che sarebbe stata provocata dall’infezione naturale, ma mitigata: il vaccino non causa cioè né la malattia né le sue possibili complicanze, ma consente al corpo di memorizzare gli agenti responsabili dell’attacco e la riposta più giusta da utilizzare nei loro confronti. In questo modo, se il “vero” agente infettivo dovesse attaccare davvero, l’organismo vaccinato sarà più pronto e reattivo nel produrre la risposta difensiva necessaria e sufficiente a contrastare l’invasore, senza dare tempo a quest’ultimo di causare danni che, nel caso di alcune malattie, possono essere molto invalidanti se non addirittura mortali. 

Salvo alcune eccezioni (in cui la vaccinazione può essere quindi utilizzata come “profilassi post-esposizione”), le vaccinazioni sono quindi intese come interventi di prevenzione primaria, cui il Servizio Sanitario Nazionale si affida per ottenere una protezione efficace nei confronti delle malattie infettive o, perlomeno, nei confronti di quelle malattie per le quali è al momento disponibile un vaccino. Nella maggior parte dei casi, è infatti sufficiente un’unica somministrazione o bastano comunque poche dosi per essere immunizzati a vita nei confronti di un determinato microrganismo o patogeno. 

 

Non solo vaccinazioni, la prevenzione delle malattie infettive

Attualmente sono numerose le malattie per le quali sono stati messi a punto dei vaccini efficaci e, dunque, prevenibili attraverso vaccini. Anche a questo riguardo, alcune precisazioni si rendono necessarie alcune precisazioni: innanzitutto, nonostante i forti progressi della scienza in questo senso, non tutte le malattie sono prevenibili mediante vaccino. Molte sono ad esempio, le vaccinazioni attualmente in fase di ricerca e sperimentazione, alcune delle quali peraltro indirizzate nei confronti malattie non infettive in senso stretto, come quelle neurodegenerative o alcuni tipi di cancro. 

Allo stesso modo, è bene precisare che non tutte le vaccinazioni disponibili devono necessariamente essere somministrate alla popolazione nella sua interezza: alcune vaccinazioni sono obbligatorie per legge (con legislazioni specifiche a seconda del Paese), altre sono fortemente raccomandate, mentre altre ancora consigliate, obbligatorie o semplicemente disponibili per particolari occasioni (ad esempio, nel caso di viaggi all’estero, in cui una certa malattia non diffusa nel proprio Paese sia invece epidemica o endemica). 

Naturalmente, anche in presenza di vaccino (obbligatorio o facoltativo che sia), la vaccinazione non è l’unico strumento di tutela a disposizione del cittadino e, di riflesso, dell’intera comunità per evitare di contrarre e diffondere malattie di natura infettive. Pur non potendosi considerare sostitutive delle vaccinazioni, alcune norme igienico-sanitarie, e spesso semplicemente pratiche di buon senso, possono infatti rivelarsi di estrema utilità in tal senso: 

  • lavarsi sempre le mani, in particolar modo dopo essere andati in bagno o essere venuti a contatto con ambienti particolarmente sporchi o affollati (ad esempio, bagni o mezzi pubblici) e prima di cucinare, mangiare e venire a contatto con alimenti
  • evitare in particolar modo con estranei la condivisione di oggetti molto personali, come quelli usati per la propria igiene (spazzolini da denti, filo interdentale, rasoi, etc)
  • evitare di frequentare posti pubblici, luoghi affollati o comunque il contatto con altre persone quando si è malati, soprattutto se si è certi o si sospetta una malattia potenzialmente contagiosa: meglio ad esempio non andare a scuola o lavoro se colpiti da influenza
  • avere rapporti sessuali protetti, per ridurre il rischio di contatto con malattie sessualmente trasmissibili 
  • informarsi attentamente in caso di viaggi all’estero e di potenziale contatto con malattie non diffuse nel proprio Paese; potrebbero essere ad esempio essere obbligatorie alcune vaccinazioni o raccomandata l’adozione di particolari accorgimenti igienici o alimentari una volta in loco

 

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Perché vaccinarsi? Salute pubblica e individuale: gli obblighi di legge 

Se nella quotidianità di ciascun individuo, le vaccinazioni assolvono l’importanza fondamentale di evitare di ammalarsi, per il SSN assolvono un ruolo cruciale nel garantire all’intera comunità il diritto alla salute: l’introduzione delle vaccinazioni ha consentito nel tempo di ridurre – se non eliminare del tutto – alcune malattie gravi o mortali (si pensi ad esempio ai casi di vaiolo e poliomielite), così come di ridurre in maniera significativa l’incidenza di altre patologie (ad esempio, morbillo, rosolia e parotite) che, sebbene all’apparenza meno pericolose o caratterizzate da un decorso leggero, possono soprattutto in determinate circostanze – si pensi al caso della rosolia e delle donne in stato di gravidanza – avere portare a complicanze anche gravi. 

Per il SSN, l’obiettivo è quindi duplice: da un lato, abbattere i tassi di morbosità e mortalità dovuti a patologie prevenibili e, dall’altro, ridurre il tasso di ospedalizzazioni o di esiti invalidanti di patologie che potrebbero essere appunto facilmente prevenuto, con un beneficio evidente per la salute di tutti, ma anche per la sostenibilità socio-economica del sistema stesso. Oltre a poter essere previsti e programmati, i costi di un programma vaccinale sono infatti di norma più contenuti rispetti ai costi (imprevedibili) della patologia che si vuole evitare (assistenza socio-sanitaria, trattamenti farmacologici, etc).  Non solo, sempre in quest’ottica, va poi considerato che vaccinarsi non è un’azione solo individuale, ma anche collettiva: non significa cioè solo tutelare sé stessi, ma anche e soprattutto le persone che non possono vaccinarsi a loro volta, per ragioni anagrafiche, di salute o perché esposte a controindicazioni: questa dunque la dinamica che sta alla base della cosiddetta “immunità di gregge”, vale a dire tutelare i soggetti fragili che non possono essere vaccinati mantenendo alta la soglia di individui vaccinati nella comunitàe, di conseguenza, arrestando la circolazione dell’agente patogeno. La soglia di copertura vaccinale raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è pari al 95%. 

Negli ultimi anni, tuttavia, proprio una riduzione della copertura media nazionale sotto le soglie raccomandate dall’OMS ha spinto il legislatore a intervenire in materia con il Decreto legge n.73 del 7 giugno 2017. Tra le novità principali, un aumento delle vaccinazioni obbligatorie (e gratuite) da somministrare tra gli 0 e i 16 anni (e ai minori stranieri non accompagnati), passate da 4 a 10, con obbligatorietà soggetta però a revisione triennale sulla base di dati epidemiologici e coperture vaccinali raggiunte per le ultime quattro vaccinazioni indicate: 

  • anti-poliomielitica
  • anti-difterica
  • anti-tetanica
  • anti-epatite B
  • anti-pertosse
  • anti-Haemophilus influenzae tipo b
  • anti-morbillo*
  • anti-rosolia*
  • anti-parotite*
  • anti-varicella*.

Previste inoltre dal decreto anche 4 ulteriori vaccinazioni a offerta attiva e gratuita da parte di Regioni e Province autonome, ma senza obbligo vaccinale: anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-pneumococcica, anti-rotavirus.

Altra importante novità del decreto legge è però il vincolo delle vaccinazioni obbligatorie come requisitoper l’ammissione all’asilo nido e alle scuole dell’infanziaper i bambini fino a sei anni. L’obbligo si estende inogni caso fino ai 16 anni: dalla scuola primaria in poi, cioè, bambini e ragazzi possono comunque accedere alla scuola ma, laddove l’obbligo vaccinale non sia stato rispettato, viene attivato con l’Asl un percorso di “recupero” delle vaccinazioni mancate; può essere poi comminata una sanzione amministrativa di importo variabile tra i 100 e i 500 euro. La normativa prevede in ogni caso deroghe ed eccezioni: sono ad esempio esonerati bambini e ragazzi già immunizzati a seguito di malattia naturale o, ancora, tutti quei soggetti che presentino controindicazioni temporanee o permanenti alle vaccinazioni. 

Attenzione! L’emanazione del decreto legge a stretto ridosso dell’avvio dell’anno scolastico 2017/2018 prima e, successivamente, i ritardi relativi all’attuazione di un’Anagrafe nazionale dei vaccini ha reso di complessa attuazione gli adempimenti burocratici relativi all’obbligatorietà delle vaccinazioni per i giovani in età scolare e pre-scolare. Congiuntamente al Miur, il Ministero è quindi intervenuto in materia con una serie di circolari volte a fornire indicazioni operative, chiarire gli aspetti relativi la gestione dei dati personali dei minori (non) vaccinati e a dettare schemi e modelli per il recupero degli inadempienti. Tutte le circolari operative, compresa la circolare del 5 luglio 2018 per l’anno scolastico 2018/2019 sono disponibili per la consultazione sul sito del Ministero della Salute

 

Quando e come vengono realizzate le vaccinazioni obbligatorie? 

Le vaccinazioni obbligatorie sono da intendersi sempre come gratuitamente e attivamente offerte dal SSN secondo il calendario vaccinale incluso del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019. Lo schema, che mira a offrire protezione dalla nascita sino all’età avanzata, tiene quindi conto tanto dell’anno di nascita e degli obblighi di legge quanto di eventuali vaccinazioni non obbligatorie, ma consigliate e comunque offerte gratuitamente a particolari categorie di persone, come ad esempio il vaccino antinfluenzale o contro le infezioni da HPV.  Caso per caso e vaccino per vaccino, possono essere poi previsti richiami, anche periodici. 

Nello specifico, per quanto riguarda le vaccinazioni obbligatorie introdotte dal decreto legge 73/2017, va precisato che il calendario le prevede tutte per i soli nati dal 2017 in poi; per i nati tra il 2001 e il 2016 vanno invece “recuperate” secondo calendario tutte le vaccinazioni con l’eccezione di quella per la varicella. In nessun caso, però, bisogna cadere nell’errore di pensare che a ciascuna vaccinazione obbligatoria corrisponda una “puntura” e un passaggio in ambulatorio: i vaccini anti-poliomielite, anti-difterite, anti-tetano, anti-epatite B, anti-pertosse, anti–Haemophilus Influenzaepossono essere infatti somministrati contestualmente attraverso al cosiddetta vaccinazione esavalente; allo stesso modo, i vaccini contro morbillo, rosolia, parotite e varicella possono essere somministrati contestualmente tramite vaccinazione quadrivalente. 

Attenzione! I vaccini obbligatori restano gratuiti anche nel caso il soggetto sia già immunizzato contro una delle malattie infettive e si decida pertanto di assolvere all’obbligo con formulazioni monocomponente o combinate sia nel caso in cui sono siano somministrati “per tempo”.  Alle Asl, in particolare, il compito di fornire informazioni, in caso di dubbi o casi particolari, su modalità e tempi di vaccinazioni dei minori.

 

Vaccinarsi è sicuro?

Come già visto, fattore scatenate del decreto 73/2017 è stata una riduzione della copertura vaccinale in Italia, giudicata pericolosa per i singoli individui e la collettività. Tra le possibili cause, oltre a una riduzione dei rischi per la salute provocati dalle malattie infettive forse paradossalmente dovuta proprio ai progressi della scienza nel campo, anche la progressiva diffusione di alcuni falsi miti sulle vaccinazioni e i loro possibili effetti collaterali.  

Vaccinarsi è quindi sicuro oppure no? Premessa indispensabile a farsi è che tutti i vaccini attualmente in uso sono sicuri sottoposti a rigorosi controlli da parte di organi e autorità competenti prima di essere messi in commercio: a essere distribuiti sono cioè i soli vaccini reputati validi (quindi capaci di suscitare la risposta immunitaria attesa) e tollerabili.  Ciò non toglie che possano comunque portare a controindicazioni e reazioni avverse, le quali nella maggior parte dei casi si risolvono però in disturbi lievi e transitori, come ad esempio stati febbrili o dolori muscolari; sono invece più rari eventi più gravi, in ogni caso sempre attentamente monitorati, tanto in fase di sperimentazione clinica quanto una volta distribuiti su larga scala. 

Semplificando, si può dunque dire che il “via libera” a una vaccinazione passa sempre da un’attenta valutazione rischi/benefici: contrariamente a quanto si possa pensare, è dunque statisticamente molto più probabile che la propria salute sia danneggiata dalla malattia prevenibile tramite vaccinazione che da controindicazioni associate alla vaccinazione stessa. Spesso relegabili invece al rango di falsi miti, fake newso del risultato di una cattiva informazione su ricerche poi rilevatesi fallaci molte delle teorie attualmente diffuse sulla presunta correlazione tra vaccinazioni e insorgenza di determinate patologie (una su tutte, l’autismo). 

 

Il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 

Il decreto 73/2017 ha indubbiamente dato notevole impulso al Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale, documento approvato con riferimento al triennio 2017-2019 nel corso della Conferenza Stato Regioni del 19 gennaio 2017, con l’intento di individuare strategie efficaci e omogenee da attuare sull’intero territorio nazionale per ridurre o eliminare le malattie infettive prevenibili mediante vaccino. Ponendo dunque questo obiettivo come prioritario per la sanità pubblica, il Piano mira pertanto ad armonizzare le strategie di vaccinazione diffuse in Italia, affinché tutta la popolazione – a prescindere da luogo di residenza, reddito e livello socio-culturale – abbia equo accesso a vaccini di elevata qualità e a servizi di immunizzazione di livello eccellente. 

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Oltre a presentare il calendario nazionale delle vaccinazioni attivamente e gratuitamente offerte alla popolazione per fascia d’età, il Piano – realizzato in collaborazione con istituzioni e società scientifiche coinvolte nelle strategie vaccinali -  prevede dunque interventi vaccinali destinati a specifiche categorie a rischio (per condizioni cliniche, esposizione professionale o eventi occasionali) e individua specifiche aree di intervento da ritenersi prioritarie per il sistema. Questi, in particolare, i principali obiettivi identificati: 

  1. Mantenere lo Stato polio-free
  2. Raggiungere lo stato morbillo-freerosolia-free
  3. Garantire l’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni nelle fasce d’età̀o nelle categorie a rischio individuate, anche attraverso forme di efficientamento del sistema vaccinale, che consentono di raggiungere e mantenere adeguati livelli di copertura
  4. Aumentare l’adesione consapevole, anche attraverso la conduzione di campagne di vaccinazione per il consolidamento della copertura vaccinale 
  5. Contrastare le disuguaglianze, promuovendo interventi vaccinali nei gruppi marginalizzati o particolarmente vulnerabili 
  6. Completare l’informatizzazione delle anagrafi vaccinali, regionali e nazionali, mettendoli in dialogo tra loro e con altre basi di dati (malattie infettive, eventi avversi, residente/assistiti) 
  7. Migliorare la sorveglianza delle malattie prevenibili con vaccinazione 
  8. Promuovere, nella popolazione generale e nei professionisti sanitari, un’adeguata cultura delle vaccinazioni 
  9. Sostenere il senso di responsabilità degli operatori sanitari, dipendenti e convenzionati con il SSN, e la loro piena adesione alle finalità di tutela della salute collettiva, realizzate attraverso i programmi vaccinali
  10.  Attivare un percorso di revisione e standardizzazione dei criteri per l’individuazione del nesso di causalità ai fini del riconoscimento dell’indennizzo, ai sensi della legge 210/1992, per i danneggiati da vaccinazione
  11. Favorire, attraverso la collaborazione tra istituzioni nazionali e società scientifiche, la ricerca e l’informazione scientifica indipendente sui vaccini. 

Attenzione! Tutti i vaccini contenuti nel calendario del PNPV 2017-2019 hanno successivamente trovato spazio anche nella definizione dei nuovi LEA: tutti i cittadini che rientrano tra le categorie target per la vaccinazione hanno quindi diritto a usufruirne in via gratuita, secondo la calendarizzazione prevista

Ovviamente, questo non vuole dire che le vaccinazioni siano accessibili solo ai gruppi di persone per le quali sono definite come obbligatorie o raccomandate e quindi gratuiti. Laddove si preferisse, sempre dietro consulto medico, vaccinarsi anche al di fuori dei gruppi target la gratuità viene solitamente meno. Allo stesso modo, sono a pagamento vaccini non rientranti secondo l’ordinamento italiano tra le priorità di salute pubblica del Paese.  Un ottimo esempio è offerto dal vaccino antinfluenzale, offerto gratuitamente sia alle persone a rischio sia a persone che pur non a rischio svolgono attività di particolare utilità sociale: in tutti gli altri casi, quanti decidono di vaccinarsi contro l’influenza stagionale possono sì farlo, ma a pagamento (il vaccino si può acquistare anche in farmacia). 

 

Il vaccino antinfluenzale 

Se per la maggior parte delle persone si tratta di un’eventualità fastidiosa per ragioni sia fisiche sia socio-economiche (assenze dal lavoro, etc), l’influenza può tramutarsi per quelle persone che già si trovano in una condizione psico-fisica di particolare fragilità in un’insidiosa fonte di complicanze, talvolta anche molto severe. Ragione per quale il Ministero della Salute, in linea con quanto previsto dall’Organizzazione mondiale della Sanità, promuove annualmente campagne di vaccinazione contro l’influenza, con l’obiettivo principale di tutelare le categorie più a rischio sia direttamente sia “coprendo” con il vaccino anche persone a loro particolarmente vicine (ad esempio, il personale sanitario). 

Con quest’intento dunque il vaccino antinfluenzale è dunque somministrato gratuitamente e prioritariamente, secondo quando previsto dal Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019, a:

  • 65enni e over 65 
  • bambini di età superiore ai 6 mesi, ragazzi e adulti fino ai 65 se affetti da patologie che aumentano in rischio di complicanze da influenza
  • bambini e adolescenti trattati a lungo termine con acido acetilsalicilico (a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale)
  • donne in stato di gravidanza, a condizione che si trovino già nel secondo o terzo trimestre all’inizio della stagione epidemica 
  • Lungodegenti in strutture di ricovero (di qualunque età) 
  • Familiari o “altri contatti abituali” di soggetti ad alto rischio
  • Medici e personale sanitario di assistenza 
  • Donatori di sangue 
  • Personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani

Non solo, allo scopo di garantire anche il regolare svolgimento di servizi ritenuti essenziali (ogni anno l’influenza colpisce tra il 10% e il 20% della popolazione generale, con evidenti “costi” anche sociali), rientrano in realtà all’interno di questo elenco anche tutti gli addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo o comunque altre categorie di lavoratori di fondamentale importanza per la quotidianità di tutti i cittadini: è il caso ad esempio del personale di polizia o dei vigili del fuoco. 

Pur non essendo offerto gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale, il vaccino è comunque indicato a tutte le persone che desiderino evitare la malattia (da non confondersi comunque con il raffreddore o con altre patologie che possono comunque indurre stati febbrili), purché sia stata accertata l’assenza di controindicazioniper questa ragione è dunque sempre bene rivolgersi innanzitutto al proprio medico di fiducia e personale sanitario esperto. Per quanto la vaccinazione antinfluenzale sia infatti ritenuta dalla comunità scientifica assolutamente sicura all’interno della corretta modalità d’uso e malgrado qualche possibile reazione indesiderata (malessere, dolori muscolari o articolari, mal di testa, etc), è in alcuni casi assolutamente sconsigliata. Non sono ad esempio vaccinati i bambini sotto i 6 mesi, per i quali non è ancora stata dimostrata l’innocuità del vaccino antinfluenzale, né i soggetti a rischio di reazioni allergiche gravi. 

A ogni modo, con cadenza annuale, il Ministero della Salute interviene sul tema attraverso una circolare che, oltre a contenere indicazioni per la previdenziale e il controllo dell’influenza stagionale, fornisce indicazioni specifiche anche sulle categorie di persone cui la vaccinazione è raccomandata. L’avvio delle campagne non è rigorosamente codificato né avviene necessariamente in modo uniforme su tutto il territorio nazionale: tenendo però conto del clima italiano e del consueto andamento delle epidemie influenzali nel nostro Paese, la stagione più indicata per la vaccinazione è quella autunnale (dalla metà di ottobre fino a fine dicembre). A seconda dei casi, il vaccino – di norma somministrato con un’iniezione intramuscolare – può essere somministrato dal medico di famiglia, dal pediatra di libera scelta, presso strutture sanitarie, ambulatori vaccinali e di prevenzione, oppure presso la sede del proprio medico del lavoro. 

Il vaccino non ha validità permanente, la “pratica” va anzi ripetuta anno dopo anno: semplificando, si può infatti dire che i virus che provocano l’influenza tendono infatti a mutare nel tempo, acquisendo cambiamenti che permettono loro di sfuggire all’immunità acquisita dai già vaccinati o da chi ha già contratto la malattia negli anni precedenti. Anche il vaccino è quindi costretto a cambiare, tanto che ogni anno l’Organizzazione mondiale della Sanità ne aggiorna la composizione; l’effettiva efficacia del vaccino dipenderà poi proprio dall’effettiva corrispondenza tra le particelle di virus che compongono il vaccino e i virus effettivamente circolanti. 

Sebbene la vaccinazione sia raccomandata come mezzo più efficace e sicuro per prevenire l’influenza e ridurne le complicanze, va comunque precisato che alcuni comportamenti virtuosi possono rallentarne la diffusione. Di qui, l’importanza che anche i soggetti non a rischio le mettano in pratica, proteggendo di fatto loro stessi:

  • lavare spesso e con accuratezza le mani 
  • coprire naso e bocca quando si starnutisce o tossisce 
  • usare fazzoletti di carta e gettarli subito dopo l’uso all’interno di un contenitore per i rifiuti 
  • evitare il contatto stretto e/o prolungato con persone che giù manifestino i primi segni di influenzale
  • in caso di sintomatologia influenzale, ricorrere a mascherine all’interno di ambienti sanitari 

Obiettivo delle buone pratiche è quindi quello di cercare di interrompere la trasmissione dell’infezione che avviene normalmente per via aerea (diretta), attraverso goccioline di muco o di saliva oppure indirettamente attraverso il contatto con mani o fazzoletti “contaminati” da secrezioni respiratorie. 

 

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La vaccinazione contro il Papillomavirus umano

Secondo solo a quello della mammella, il cancro dell’utero o della cervice uterina è tra i più diffusi nel mondo tra quelli che colpiscono la popolazione femminile. Il fatto che la sua insorgenza sia però strettamente legata all’acquisizione dell’infezione da Papillomavirus umano consente di adottare delle “strategie” che, per la prevenzione di altri tipi di cancro non sono invece possibili, vale a dire la vaccinazione contro l’HPV: obiettivo del vaccino è dunque quello di scongiurare il rischio di infezione e, così, anche quello di lesioni che possano successivamente degenerare in forme tumorali, “stroncando” sul nascere quella catena di eventi che, nella peggiori delle ipotesi, potrebbe appunto portare all’insorgenza di un tumore. 

Considerata dunque sia la frequenza delle infezioni da HPV (la maggior parte delle quali, in ogni caso, “innocue” e destinate a regredire spontaneamente) sia soprattutto le potenziali conseguenze di infezioni persistenti, specie quanto associate ad altri fattori di rischio, il vaccino contro l’HPV è fortemente raccomandato (ma non imposto obbligatoriamente) agli adolescenti di entrambi e, soprattutto, alle ragazze di circa 12 anni di età. Entrambi i vaccini attualmente disponibili inducono infatti una migliore risposta immunitaria nei più giovani, ma soprattutto hanno efficacia elevata soltanto se il soggetto cui sono somministrati non è mai entrata in contatto con il virus, contatto che solitamente avviene per trasmissione sessuale. 

Nello specifico, dosi e modalità di somministrazione variano poi a seconda del tipo di vaccino: 

  • bivalente (efficace in particolare contro i tipi 16 e 18 del virus, in grado di provocare lesioni pretumorali);
  • quadrivalente (che offre protezione anche contro i tipi 6 e 11). 

A seconda di età e vaccino utilizzato, la “tabella di marcia" della vaccinazione può prevedere 2 dosi, somministrate a distanza di circa sei mesi tra loro, oppure di 3 dosi che vengono preferite quando la persona da vaccinare supera i 13-14 anni di età. Entrambi i vaccini sono poi tendenzialmente sicuri, ma comunque potenzialmente passibili di effetti collaterali come rossori, gonfiori o, nella peggiore delle ipotesi, reazioni allergiche anche gravi. 

Attenzione! A partire dal 2007-2008, in tutte le Regioni italiane, la vaccinazione contro HPV è offerta gratuitamente alle ragazze che si trovano nel loro dodicesimo anno di vita (vale a dire, dopo il compimento degli 11 anni di età). Alcune Regioni hanno tuttavia esteso la vaccinazione gratuita anche ad altre fasce di popolazione, tra i cui i maschi nel dodicesimo anno di vita. A ogni modo, il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019, così come i nuovi LEA, ha previsto sull’intero territorio nazionale l’estensione della vaccinazione gratuita nel corso del dodicesimo anno di età anche per gli adolescenti di sesso maschile (a partire dalla coorte 2006). 

 
Attenzione! Le informazioni di questa pagina hanno valore divulgativo, sono pertanto volutamente semplificate e in nessun caso possono sostituire il parere di uno specialista. Per dubbi, valutazioni specifiche e consigli, vi suggeriamo anzi di rivolgervi al vostro medico di fiducia! 
 

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