Welfare aziendale, quali possibili beneficiari?

Chi può usufruire di benefit e servizi? No ai piani ad personam: chi sono e come vengono individuati i potenziali beneficiari di un piano di welfare aziendale 

Il welfare aziendale si rivolge in particolar modo ai lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico e alle aziende che li impiegano. Va tuttavia precisato che, con il cosiddetto Jobs Act del lavoro autonomo, alcune prestazioni (sussidi, sostegno al reddito in particolari situazioni, sostegno alla nuova impresa e formazione) sono state estese anche a lavoratori autonomi e liberi professionisti che già, in virtù della legislazione nazionale, possono fruire della previdenza complementare e dell’assistenza sanitaria integrativa.

A chi si rivolge un piano di welfare aziendale?

Requisito essenziale per la non imponibilità delle somme destinate a un Piano di Welfare è la loro assegnazione alla generalità della popolazione aziendale o a categorie omogenee di dipendenti. È quindi esclusa dallo scopo del Welfare la creazione di piani ad personam.

L'espressione "... generalità dei dipendenti o categorie di dipendenti" deve intendersi come generica disponibilità verso un gruppo omogeneo di dipendenti (anche se alcuni di questi non fruiscono di fatto delle opere o servizi o delle somme), poiché, invece, qualunque somma attribuita ad personam costituisce reddito di lavoro dipendente" (cfr. circ. n. 326/E/97, par. 2.2.6).

La definizione delle categorie omogenee può invece avvenire sulla base di diversi criteri, purché questi assicurino l’implementazione di un Piano di Welfare in grado di applicare lo scopo sociale del Welfare nei riguardi delle categorie individuate.

A titolo esemplificativo, possono essere considerate categorie omogenee:

  • dipendenti con lo stesso inquadramento (impiegati, quadri, dirigenti, ecc.)
  • dipendenti con lo stesso livello contrattuale (IV livello, V livello, ecc.)
  • dipendenti appartenenti a una certa sede (categoria spaziale)
  • dipendenti con figli: un benefit può essere destinato solo ai dipendenti con figli per supportarli nelle attività connesse al loro sostentamento
  • dipendenti aventi un determinato livello di reddito (es: tutti i dipendenti con un reddito più basso di X)
  • dipendenti che decidono di convertire il premio di risultato

Vi sono infine una serie di categorie sulle quali potrebbe basarsi la strutturazione di un piano welfare solo nel momento in cui a esso sottendano motivazioni sociali molto forti. Ne sono un esempio i piani rivolti ai dipendenti di sesso femminile nel caso in cui i servizi offerti siano direttamente legati a necessità di natura prettamente femminile come, ad esempio, la possibilità di effettuare un pap test all’anno.

Attenzione! Con la risposta n.10/2019 a un questito sollevato da un'azienda alberghiera, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che il regime fiscale agevolato previsto dall’articolo 51 del TUIR può trovare applicazione anche a somministrati e stagisti in quanto comunque titolari di reddito da lavoro dipendente (o assimilato). Ciò implica che possano essere a propria volta destinari di un piano di welfare aziendale, purché l'azienda si muova sempre nel rispetto del principio generale secondo cui non è possibile realizzare misure di welfare ad personam: in altre parole, il piano di welfare dovrà essere progettato in modo tale da far rientrare anche queste figure professionali all’interno di una categoria omogenea di dipendenti.

 

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