L'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale: breve storia dell'INPS

Di cosa si occupa precisamente l'INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale)? E quali i soggetti coinvolti, con particolare riferimento all’obbligo di iscrizione?

L'INPS è il principale ente previdenziale del sistema pubblico italiano: sotto la vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, gestisce infatti la quasi totalità della previdenza italiana e ha un bilancio che, per entità, è il secondo dopo quello dello Stato. Hanno infatti obbligo di iscriversi e versare contributi all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale tutti i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato e la maggior parte dei lavoratori autonomi (con la sola eccezione dei liberi professionisti iscritti a un Albo e dunque dotati di una Cassa previdenziale di riferimento). 

L’Istituto nasce nel 1933, quando l’allora Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai ha assunto l’attuale denominazione. Nel corso degli anni, l'INPS ha tuttavia assunto nuovi compiti e, in particolare a seguito dell’accorpamento di INPDAP (Istituto di previdenza dei lavoratori pubblici) e ENPALS (Ente di previdenza dei lavoratori dello spettacolo), è diventato uno dei più grandi e complessi istituti previdenziali di tutta Europa. Semplificando, in ogni caso, si può dire che la sua attività principale è il pagamento delle pensioni e l’erogazione, oltre alle prestazioni di natura previdenzialeanche delle prestazioni assistenziali e a sostegno del reddito così come definite dalla legge. 

Nel dettaglio, hanno obbligo di adesione all'INPS: 

a) tutti i dipendenti del settore privato assunti tramite le varie tipologie contrattuali (a tempo indeterminato, determinato, somministrazione, etc); i dirigenti d’azienda; i lavoratori dello spettacolo e dello sport iscritti fino al 2011 all’ex ENPALS; i lavoratori delle Poste (ex IPOST) e quelli appartenenti ai cosiddetti fondi speciali (Ferrovie dello Stato, aziende elettriche, telefoniche, autoferrotranvieri, agricoltura - ex SCAU - aziende del trasporto aereo);

b) i parasubordinati, per il tramite della Gestione Separata; 

c) tutti i dipendenti del settore pubblico (Stato, Regioni, Enti locali, aziende pubbliche ed enti pubblici anche non economici) che, fino al 2011, erano iscritti all’ex INPDAP; 

d) i lavoratori autonomi, senza obbligo di iscrizione a un Albo e dunque a un Cassa di categoria, vale a dire artigiani, commercianti, imprenditori agricoli, ciascuno con gestione autonoma.


Attenzione! A partire dall’1 luglio 2022, sono confluiti tra gli iscritti dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale anche i giornalisti dipendenti provenienti dall’INPGI (che resta invece l’ente di riferimento per quanti svolgono attività autonoma). 

 

Pensioni e singole gestioni: come stanno i conti INPS?

Nel 2022 la spesa pensionistica relativa a tutte le gestioni previdenziali INPS e alle Casse dei liberi professionisti, al netto della quota GIAS, è ammontata a 247,589 miliardi, con un incremento del 3,9%, imputabile in minima parte alla fisiologica rivalutazione delle rendite all’inflazione e, in misura maggiore, all’aumento del numero dei pensionati di questi ultimi anni. Numeri che nel complesso certificano, secondo l’ultimo Rapporto Itinerari Previdenziali, un sistema che regge, a patto innanzitutto di tenere a bada i fin troppi meccanismi di anticipo con cui in questi anni si è cercato di derogare, frammentariamente e con troppe eccezioni, alle rigidità della riforma Monti-Fornero. In particolare, dopo un 2020 disastroso e fortemente condizionato dai lockdown, tornano a crescere le entrate contributive, che hanno toccato quota 224.943 milioni nel 2022, e migliora di riflesso il saldo negativo tra entrate e uscite, pari a 22.645 milioni di euro  (contro i circa 30 dell’anno precedente), su cui incidono però pesantemente i disavanzi di alcune gestioni. 

In particolare, secondo le stime dell’Undicesimo Rapporto, senza l’apporto complessivo delle gestioni attive (32.141 milioni, Casse dei liberi professionisti comprese), il deficit del sistema pensionistico italiano ammonterebbe addirittura a circa 54 miliardi di euro (54.786 milioni). Ecco perché meritano attenzione soprattutto i passivi di alcune gestioni dell’Istituto Nazionale di Previdenza sociale, comunque da solo rappresentativo del 96% delle entrate e della spesa di sistema: se il più elevato è quello dei dipendenti pubblici, con un saldo negativo di 39.615 milioni che comunque si ridurrebbe se venisse computato nelle entrate il contributo aggiuntivo dello Stato alle Casse pensione dei dipendenti statali (pari a 10.800 milioni), seguono per dimensione del passivo i fondi ex INPDAI,  il fondo ex Ferrovie dello Stato, il fondo CDCM (coltivatori diretti, coloni e mezzadri) e la gestione degli artigiani.

Con riferimento al 2022 si confermano invece solo 4 le gestioni obbligatorie INPS con saldi previdenziali positivi: i lavoratori dipendenti, che - al netto delle gestioni speciali poi confluite nel FPLD - presentano un attivo di 17.715 milioni (nettamente superiore ai 11.548  dell’anno precedente);  i commercianti, che raddoppiano il loro saldo positivo (da 654 a 1.317 milioni di euro); i lavoratori dello spettacolo ex ENPALS, con 373 milioni (288 nel 2021), e la Gestione Separata dei lavoratori parasubordinati. Con un saldo che passa da 7.700 a 8.477 milioni, quest’ultima risulta indubbiamente favorita dall’istituzione piuttosto recente, avvenuta nel 1996, e dunque dal numero ancora ridotto di pensionati, spesso peraltro percettori di assegni dall’importo contenuto. 

 

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