I costi dell'assistenza sanitaria integrativa: quanto versare?

Una volta deciso di avvalersi dell'assistenza sanitaria integrativa, come quantificare i costi associati all'adesione? Ecco quanto versare per garantirsi una buona copertura

Pur nella difficoltà di generalizzare davanti a strumenti molto diversi tra loro, si può affermare che l’assistenza sanitaria integrativa non è finalizzata a garantire un ritorno economico (inteso come “guadagno”) ai propri aderenti: oltre a consentire di accedere con tempi, modalità e costi “preferenziali” a diversi tipi di prestazioni socio-sanitarie, il ricorso alla sanità complementare permette semmai di non anticipare i costi di determinate spese mediche o, viceversa, di ottenerne il rimborso parziale o totale. In quest’ottica, si può dunque affermare che garantisce non solo coperture integrative rispetto a quelle offerte dal SSN, ma anche a fronte del “rischio” di dover affrontare spese più o meno rilevanti per la tutela della propria salute. 

Di conseguenza, parlare di costi nel caso della sanità integrativa significa nella pratica quantificare il contributo o premio da versare alla propria forma sanitaria, premio attraverso cui garantirsi le tutele previste dallo strumento prescelto. Naturalmente, l’importo dovuto non è lasciato alla discrezione dell’iscritto, ma è determinato anno per anno anche sulla base delle prestazioni previste nel periodo, oltre che di eventuali statistiche precedenti e limitazioni o franchigie). Con possibili ampi margini di personalizzazione: poiché, generalmente è possibile affiancare a delle coperture di base anche ulteriori coperture opzionali, è possibile costruirsi il piano sanitario più adatto alle proprie esigenze anche sotto il profilo dei costi.  

Attenzione! Se l’adesione avviene a seguito di accordi collettivi aziendali o di categoria, il premio di base viene di solito corrisposto dal datore di lavoro (come è possibile e opportuno verificare esaminando la propria busta paga), dalla propria Cassa di appartenenza e così via, ma possono comunque risultare a carico del lavoratore alcune quote residuale oppure coperture opzionali a sottoscrizione facoltativa. Ecco perché, pur nell’impossibilità di fornire numeri veri e propri, volendo comunque dare un possibile ordine di grandezza ai costi, si possono tenere in considerazione cifre decisamente più contenute nel caso di adesione collettiva e di entità maggiore nel caso di soluzioni di natura individuale, seppur con differenze anche significative in base alla soluzione prescelta (società di mutuo soccorso o Compagnie di Assicurazione) e malgrado possibili agevolazioni nel caso di estensione delle coperture anche a eventuali familiari fiscalmente a carico e non a carico (eventualità, quest’ultima, più “onerosa” della prima). L’entità dei premi dipenderà poi anche da massimali, esclusioni e periodi di carenza, oltre che dal tipo di prestazioni e coperture offerte. Prestazioni solitamente ritenute accessorie o complesse come le cure odontoiatriche possono ad esempio incidere anche in modo significativo sull’entità dei premi. 

 

Quanto incide la sanità integrativa sui conti delle famiglie italiane

Secondo le stime del Nono Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano di Itinerari Previdenziali, i costi sostenuti dalle famiglie in Italia per i contributi versati ai fondi sanitari integrativi e per premi di assicurazione malattia ammontano a 5,165 miliardi di euroRispetto al dato rilevato nel 2014 (4,06 miliardi), l’incremento rispetto al 2020 è pari al 27,2%. Un valore è derivato dalla somma dei costi per i contributi ai fondi sanitari iscritti all’Anagrafe del Ministero della Salute e i due terzi - percentuale prudente per evitare duplicazioni, poiché una parte della raccolta potrebbe riguardare i contributi versati dai fondi sanitari che si convenzionano o riassicurano in tutto o in parte tramite polizze - della raccolta premi del ramo II danni/malattia che, per il 2020, si attestano a 2,986 miliardi. Va comunque precisato che il dato sulla raccolta di contributi da parte dei fondi sanitari non è pubblico: per stimarne l’importo, i ricercatori del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, sono quindi partiti dai rimborsi a favore degli iscritti effettuati dai fondi sanitari. 

Volendo invece calcolare la spesa “netta” sostenuta dalle famiglie italiani, diventa fondamentale tenere conto dei benefici fiscali previsti dalla legge. In particolare, i contributi ai fondi sanitari sono deducibili fino a 3.165,20 euro l’anno per i lavoratori dipendenti, mentre gli iscritti alle società di mutuo soccorso possono usufruire della detraibilità al 19% entro i 1.300 euro. Per quanto riguarda infine le polizze del ramo malattia, la detraibilità è del 19% con limiti diversi a seconda del tipo di copertura offerta (alcune polizze danni, ad esempio, non sono neppure detraibili). Pur partendo dal presupposto che, nella realtà, la ripartizione non è così rigida, anche perché i lavoratori possono non necessariamente godere delle sole coperture negoziali, si possono ipotizzare agevolazioni e deduzioni per almeno 897 milioni di euro. La spesa netta per la sanità intermediata sostenuta dagli italiani nel 2020 ammonterebbe quindi a poco più di 4 miliardi di euro. 
 

 

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